E ti pareva. Niente di nuovo sul fronte occidentale. Che la sinistra non amasse la manovra varata da Tremonti, non c’era alcun dubbio. Per la Bandabersani le manovre intelligenti sono solo le loro, anche quando le costellano di balzelli, aumenti di spesa e riforme deleterie come quelle del titolo V° della Costituzione che ha creato danni inimmaginabili. La sinistra delle tasse in verità non sopporta che Berlusconi sia riuscito a fare per tre anni di seguito una manovra finanziaria senza aumentare la pressione fiscale e tagliando la spesa pubblica degli sprechi.
Certo, si poteva e si può fare di più. L’abolizione delle Province – cavallo di battaglia del Cavaliere – oggi appare assai difficile per la rivolta della Lega, la quale vedrebbe diminuita la sua influenza in regioni forti, come la Lombardia. Però, non solo questo. Anche per quanto riguarda i tagli sui costi della politica e delle alte amministrazioni, si potrebbe in verità fare di più: lo stipendio dei Parlamentari potrebbe tranquillamente diminuire non del 10-15% ma del 30%; una mossa questa che verrebbe certamente apprezzata dalla gente, anche se meno dalla Casta.
La sinistra comunque non ha nulla da recriminare. Dopo che ha prodotto solo danni, quando ha governato il paese, le regioni, le province e i comuni, non può certo dare lezioni di economia e risparmio. Prendiamo il Comune di Roma, dove l’eredità delle amministrazioni Rutelli e Veltroni pesano come un macigno sull’amministrazione di Alemanno che si ritrova con un portafogli pieno zeppo di debiti e una città allo sfascio. Prendiamo la sanità del Lazio, con un debito stratosferico che supera quello della Grecia. Prendiamo la Sardegna, che Soru lasciò in piena crisi, o la Campania, sommersa di debiti e immondizia.
No, la sinistra non può proprio insegnarci nulla in fatto di economia e risparmio. Tremonti ha fatto quel che doveva fare perché la crisi internazionale intersecata con le profonde crepe economiche causate dalle amministrazioni di sinistra, hanno reso l’Italia uno Stato finanziariamente debole, seppur – ed è qui il paradosso – economicamente forte. Di fatto, il nostro paese ha una potenzialità economica mai veramente espressa a causa dei lacci e dei lacciuoli di sinistrata memoria.
Peraltro – tanto per non smentirsi – puntuali come il Natale e il compleanno, ecco che arriva la CGIL, con le sue minacce di sciopero generale. Neanche è stata letta la manovra, neanche il parlamento ha avuto tempo di darle un’occhiata, che Epifani già afferma che è una manovra iniqua e che dunque merita lo sciopero. Come sempre, questo sindacato si muove o troppo presto, o troppo tardi, e in ogni caso, sempre in modo sbagliato e per un tornaconto politico evidente: garantirsi il consenso di quei poveracci che credono davvero nella mitologia del sindacato supereroe e difensore dei deboli e degli oppressi.
Ma ci facciano il piacere! La sinistra oggi schiatta, ma allo stesso tempo tira un sospiro di sollievo e se la gode. Schiatta perché le leve del comando e i cordoni della borsa sono in mano alla destra; tira un sospiro di sollievo e si gode lo spettacolo, perché le grane sono tutte di Berlusconi che nel negozio di cristalli della manovra economica rischia di far cadere qualcosa e di rovinare il rapporto con i suoi elettori. Ed è forse quello che più si spera dalle parti del PD, tuttora privo di una propria coerenza e identità politica, così come è privo di capacità propositiva.
Per una destra in difficoltà nell’equilibrare rigore e tutele sociali, abbiamo una sinistra inesistente che sorseggia champagne, dissertando di luminose e illuminanti lezioni di economia teorica…
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