Ieri si è svolta la manifestazione del “popolo viola”, la seconda contro il Premier e contro una parte di questo paese, dimostrandosi ancora una volta che in Italia c’è chi non accetta gli esiti elettorali e considera perciò nemico chi la pensa diversamente. Una manifestazione come ce ne sono tante e che ha come scopo e come tema la delegittimazione dell’avversario politico democraticamente eletto dagli italiani a governarci. Così se Travaglio pretende che nelle TV i giornalisti di destra o chi non la pensa come lui non dovrebbero avere voce in capitolo perché servitori del Premier, nella piazza c’è chi pensa (ma è una patetica minoranza) che la maggioranza non dovrebbe scegliere liberamente i propri rappresentati salvo se graditi alla minoranza. Una odiosa delegittimazione (che va oltre la normale protesta), la quale non trova riscontro in nessun altro paese democratico e che fa leva sulla retorica banale e banalizzata della difesa della democrazia e della legalità, in un paradosso concettuale e fattuale che si esplica proprio nell’intolleranza antidemocratica della manifestazione in sé, che pretende una visione della politica e della cultura a senso unico: orientata a sinistra.
C’è da rimanere basiti a sentire quanto è stato detto in questa manifestazione che fa l’eco al famoso No-B Day. I Verdi per esempio – esclusi dal parlamento perché hanno un consenso irrisorio fra gli italiani – pretendono di interpretare i sentimenti politici della maggioranza degli italiani e di tracciare la strada migliore. Ma per cosa? Ovviamente per se stessi e per un futuro quanto (mi auguro) improbabile seggio in Parlamento. Ecco dunque la banale retorica di sempre: “Le vere priorità del paese non sono le leggi sul legittimo impedimento o quelle sulle prescrizioni che rischia di azzerare tutti i principali processi per i disastri ambientali del nostro paese. Ma la salute e la qualità della vita dei cittadini: l’emergenza smog che e’ diventata anche un’emergenza sanitaria che ogni anno uccide 7400 italiani e costa 2,5 miliardi al nostro sistema sanitario: ma questo al governo non interessa.” (Il Tempo).
In verità, le vere priorità dell’Italia sono l’emergenza economica e disoccupazionale che questo governo sta affrontando con coraggio e determinazione: l’Italia è il paese che meno ha sofferto la crisi internazionale grazie all’ottima politica economica di Tremonti, improntata al rigore, ma senza aumento della pressione fiscale (che sarebbe stata probabilmente la via più facile seguita da Bersani e Prodi se fossero stati loro a governarci). Sulla questione lavoro, Sacconi sta facendo certamente un ottimo lavoro con la questione “Termini Imerese” e “Alcoa”. Dal punto di vista energetico, infine, la costruzione delle Centrali Nucleari di terza generazione, porterà lavoro, ambiente pulito e un risparmio energetico notevole a carico delle bollette.
Chiaramente però i verdaioli e il popolo violaceo queste cose non le vedono o fanno finta – per mero opportunismo politico ed elettorale – di non vederle, e si aggrappano alle uniche questioni che possono contestare alla maggioranza, ma che sono trite e ritrite tanto che gli italiani neanche le ascoltano più: giustizia e conflitto di interesse. In verità, sappiamo bene che se certi temi – come il legittimo impedimento – diventano la priorità di un paese come l’Italia è perché esiste un’evidente persecuzione giudiziaria a carico del premier, che certamente farebbe volentieri a meno della giustizia politicizzata e di processi fittizi, argomentati su costruzioni giuridiche assolutamente fantasiose come il “reato di corruzione in atti giudiziari susseguente”. Siamo davanti al gatto che si morde la coda: i temi caldi italiani vengono decisi non dal Parlamento ma da certe Procure, supportate idealmente e politicamente dai giustizialisti di varia natura, come Di Pietro, De Magistris, Repubblichella 2000 e Il (mis)Fatto, militanti di un’opposizione che non accetta i verdetti elettorali, il meccanismo democratico di questo paese e l’idea che chi vince le elezioni governa e chi le perde fa opposizione seria, costruttiva e soprattutto politica: quella che Di Pietro, De Magistris e i giornali che li supportano non sono stati e mai saranno capaci di fare.
Il “popolo viola” diventa così il mero (ma prevedibile) strumento dei vari poteri forti, legati alla sinistra, che in questo paese vorrebbero fare quello che più loro aggrada da un punto di vista politico-affaristico, ma che non possono perché la maggioranza degli italiani sta dall’altra parte, dalla parte scomoda dell’arco politico-istituzionale; quella parte che qualcuno vorrebbe oggi cancellare e asservire a una minoranza arrogante e scarsamente sensibile alle innovazioni e al progresso sociale ed economico che tenga conto dei valori profondi della nostra nazione, quali l’identità italiana, la cultura cristiana e cattolica, l’economia di mercato solidale, la tutela della vita e un sistema penale rigoroso ma garantista, e non certo forcaiolo e approssimativo (da Stato di Polizia) come invero oggi purtroppo è, grazie ai soliti noti.
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