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La proposta di riforma sulla Giustizia

1 15 ottobre 2010 | Giustizia, Politica | Permalink

La maggioranza mette allo studio una riforma della giustizia della quale do qui ora un breve commento. È soltanto un progetto, chiaramente, ma è interessante osservare in che direzione potrebbe andare la nostra futura giustizia se si raggiungesse una sintesi tra Lega e i finiani. Anche perché le proposte appaiono decisamente importanti e in un certo senso dirompenti rispetto all’attuale magistratura; non sfugge però l’assenza del legittimo impedimento e il processo breve. E non mancano  alcune perplessità su specifici punti che poi rileverò durante il commento ai singoli temi di riforma.
CORTE COSTITUZIONALE. Sicuramente la prima importante proposta che viene fatta riguarda la Corte Costituzionale. La bozza di riforma infatti prevede che le decisioni dei giudici costituzionali potranno essere prese solo a maggioranza del 2/3. Questo comporterà sicuramente una valutazione più ponderata delle decisioni sulla costituzionalità delle leggi ed eviterà i cosiddetti colpi di maggioranza in contesti che dovrebbero essere poco politici e molto giuridici. Diciamo che sul punto mi trovo perfettamente d’accordo. Si evita sicuramente l’ombra della «politicizzazione» di un organo costituzionale importante.
CSM. Il Consiglio Superiore della Magistratura oggi è un organo di rilevanza costituzionale che ha assunto negli ultimi anni una visibilità abnorme, espandendo le proprie competenze oltre quelle che gli sono state attribuite dalla Costituzione. Gli atti di indirizzo politico, per esempio, sono fuori dalle competenze del CSM, eppure il Consiglio Superiore della Magistratura ultimamente li utilizza in modo pressoché abbondante e improprio. Ecco allora che la riforma mira in primo luogo a vietare tali atti: i giudici devono stare fuori dall’agone politico. In secondo luogo, la riforma prevede due CSM: uno per i giudici e l’altro per i pubblici ministeri, con due corti di disciplina separate. Un aspetto questo che mi lascia un po’ perplesso. Non tanto per l’opportunità della separazione, quanto per il meccanismo: per i PM non sarebbe stata necessaria la creazione di un organo a sé. La struttura gerarchica può tranquillamente assolvere alla funzione sia di tutela che di disciplina. Al massimo, per la tutela e la disciplina del vertice della gerarchia (il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione), l’intervento potrebbe essere del Capo dello Stato. Infine, un terzo aspetto riguarda la possibilità per il Ministro della Giustizia di partecipare alle sedute del CSM rinnovato ma senza diritto di voto e con il diritto di presentare proposte e richieste. Scelta questa che invece giudico opportuna e intelligente.
INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA. Sicuramente il punto della riforma più importante riguarda l’indipendenza e l’autonomia del giudice. In questo caso, questa viene costituzionalmente ribadita. Ma i giudici e i pubblici ministeri saranno separati sia nelle funzioni, sia nella carriera: chi accede all’una non accede automaticamente all’altra e viceversa. Questo eviterà che ci siano commistioni imbarazzanti tra accusa e giudice terzo, che un giudice terzo diventi PM, o viceversa. Insomma, verrà sicuramente attuato il principio ex-art. 111 Cost. sulla parità tra accusa e difesa dinanzi a un giudice terzo. Per i PM l’indipendenza e l’autonomia verrà garantita dall’organizzazione dell’ordine giudiziario: i pubblici ministeri eserciteranno l’azione penale secondo le priorità stabilite dalla legge. Questo è uno dei punti della riforma che sinceramente non capisco. Si intuisce che l’indipendenza e l’autonomia dei PM sarà garantita, anche se per legge e non per costituzione (o almeno così pare, ma la norma potrebbe cambiare o io potrei aver frainteso); si intuisce meno cosa si intenda per azione penale esercitata secondo le priorità di legge. Ogni anno verrà emanata una legge dal Parlamento che stabilirà le priorità dell’azione penale? Un po’ come si faceva nel diritto romano con l’editto del pretore? Sicuramente questo è un aspetto che dovrebbe essere approfondito.
RESPONSABILITÀ DEI GIUDICI E DEI PM. Questo invece è il punto della riforma che io preferisco in assoluto, perché introduce un importante principio già sancito all’art. 28 della nostra Carta Costituzionale per i dipendenti e i funzionari pubblici: il principio di responsabilità per gli atti compiuti in violazione di diritti. Questo significa semplicemente il venir meno della impunibilità dei giudici e dei pm. I quali se nell’esercizio delle loro funzioni, se nell’emanazione degli atti di loro competenza, creano danni ai diritti dei terzi, potranno essere ritenuti responsabili civilmente, penalmente e amministrativamente. Che dire? Un passo verso un potere giudiziario più attento e responsabile.
INAPPELLABILITÀ DELLE SENTENZE DI ASSOLUZIONE. La Corte Costituzionale nel 2007 dichiarò incostituzionale la legge 46 del 2006 che, modificando l’art. 593 c.p.p., escludeva l’appello del pubblico ministero contro le sentenze di proscioglimento salve le ipotesi di cui all’art. 603, comma 2 c.p.p. Ebbene, la riforma della giustizia reintroduce il principio però in questo caso per via costituzionale. In altre parole, il PM non potrà appellare le sentenze di proscioglimento se non nei casi stabiliti dalla legge. Bisognerà capire quali saranno tali casi, perché un divieto assoluto appare improponibile. Sicuramente il divieto è opportuno quando l’appello è solo pretestuoso; non lo è certamente quando il PM riscontra nuovi elementi di prova che portano alla colpevolezza dell’imputato assolto in primo grado. Perciò, questa norma deve essere valutata con una certa ponderatezza. Indubbiamente il principio generale sancito per costituzione è comunque necessario.
POLIZIA GIUDIZIARIA. L’art. 109 Cost. Attribuisce all’autorità giudiziara la disponibilità diretta della polizia giudiziaria. In questo senso, se strutturalmente la polizia giudiziaria dipende dal Ministero competente, funzionalmente è agli ordini della magistratura. Le riforme degli ultimi venti anni, d’altro canto, hanno ridotto e non di poco l’autonomia della polizia giudiziaria nell’attività di repressione dei reati e di indagine: tutte sottoposte, in un modo o nell’altro, al vaglio della autorità giudiziaria. La riforma mira a rendere la polizia giudiziaria più indipendente. E ciò attraverso una modifica dell’art. 109, nella parte in cui afferma che l’autorità giudiziaria «dispone direttamente» della polizia giudiziaria. La nuova dicitura suonerebbe in questo modo: l’autorità giudiziaria dispone «nelle forme stabilite dalla legge» della polizia giudiziaria. Verrebbe in altre parole creata una riserva di legge che stabilirà poi in che modo e con quali limiti l’autorità giudiziaria potrà disporre delle forze dell’ordine.
Bene. Questa chiaramente è una bozza che probabilmente non costituirà la riforma che sarà in futuro approvata. Certamente ci sono delle correzioni da fare. Soprattutto per quanto riguarda la strutturazione dell’ordine giudiziario, la separazione delle carriere e delle funzioni, il principio di responsabilità ecc. Probabilmente però è una bozza che costituisce un buon punto di partenza per ripristinare un decente equilibrio tra potere politico e potere giudiziario e per dare all’Italia una giustizia più moderna e meno da repubblica africana o sudamericana.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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    BASTA ! Qualche migliaio di persone che hanno vinto un concorso in Magistratura tengono in pugno 65.000.000 di cittadini italiani attraverso SENTENZE DI CONDANNE , penali e civili , molte volte errate , in tutto o in parte , ritenendosi IRRESPONSABILI dato che non pagano mai i danni subiti dai cittadini , danni economici , familiari , morali , affettivi , di stress , di salute , di cardiopatia e di quant’altro di un essere umano ! BASTA ! Sono impiegati dello stato , non possono formare UN POTERE DIVERSO ED AUTONOMO INOPPUGNABILE in una democrazia o stato di diritto , altrimenti non e’ piu’ democrazia ma regime ! IL MAGISTRATO GIUSTO DEVE APPLICARE SOLTANTO LA LEGGE E NEL MODO PIU’ PRECISO POSSIBILE CON ASSOLUTA IMPARZIALITA’ ! SE SBAGLIA DEVE PAGARE ALMENO IN VIA DISCIPLINARE ! Non puo’ usare il suo potere autonomo ad uso e consumo e secondo simpatie o antipatie o quant’altro ! BASTA ! E’ un impiegato dello Stato e soggetto a critiche e disciplina ! Basta se vogliamo una giustizia giusta ! IL GIUDICE deve essere VERO GIUDICE CON ASSOLUTA IMPARZIALITA’ SUL SUO GIUDICATO APPLICANDO LA LEGGE CON VERA GIUSTIZIA E TUTTI I CITTADINI ITALIANI LO RISPETTERANNO ! Basta con le…

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