Lo scandalo della truffa miliardaria scoperta dalla Guardia Di Finanza e che vede coinvolto il senatore Di Girolamo ha nuovamente reso attuale la questione del voto degli italiani all’estero. I suoi detrattori non hanno perso tempo e hanno chiesto che venisse abolita. Altri invece ritengono – forse più ragionevolmente – che dovrebbe essere rivista. Secondo la Lega, per esempio, dovrebbe essere esclusa l’elezione di deputati e senatori in circoscrizioni estere. Gli italiani emigrati potranno votare, ma solo candidati che vivano e paghino le tasse nel nostro paese.
Una cosa è certa, tutti sono concordi con l’idea di rivedere la norma. Il presidente Schifani ritiene scandaloso il voto per corrispondenza, sebbene questo sistema sia felicemente attuato da altri paesi, come Francia e Stati Uniti. Direi pertanto che più che scandaloso il voto per corrispondenza, sono scandalosi gli scarsi controlli che vengono fatti sui voti medesimi, facilmente intercettabili.
Dal suo canto, l’opposizione non vede l’ora di mettere le mani sulla legge che non avrebbe mai voluto. Ricordo ancora quanta opposizione fu fatta dalla sinistra a un legge comunque giusta e necessaria, perché garantisce anche a chi è emigrato per lavoro di continuare a mantenere un legame saldo con il suo paese, seppure solo attraverso il voto.
Dunque sono le modalità e i meccanismi quelli che dovranno essere modificati per evitare inflitrazioni come quelle che hanno permesso a persone come Di Girolamo di diventare senatore, nonostante non ne avessero né i requisiti e né il diritto. D’altro canto, sono di massima d’accordo con l’opinione leghista di escludere la possibilità di candidature in circoscrizioni estere. Il voto agli emigrati sì, ma non la candidatura di emigrati, sebbene questo porrebbe sicuramente un problema di giustizia: è corretto che gli emigrati non abbiano dei loro rappresentanti?
Il centrodestra comunque sembra orientato a una modifica della norma che non ne snaturi la portata storica. Mirko Tremaglia, il papà della legge, è intenzionato a difenderla in tutti i modi, affermando che già lui – in tempi non sospetti – aveva posto il problema di pericolo di brogli.
Intanto, il Senato dovrà deliberare in ordine alla decadenza del Senatore Di Girolamo per irregolarità nella sua elezione (vi sono dubbi sul suo domicilio all’estero). Se la decisione sarà positiva (come pare sia destinata a essere per un sostanziale accordo bipartisan), la Giunta per le Autorizzazioni a procedere del Senato, presieduta da Follini, non sarà investita della questione per autorizzare o meno l’arresto del Senatore, perché chiaramente decadendo dalla carica, Di Girolamo perderà la sua immunità parlamentare e sarà a piena disposizione delle forze dell’ordine che probabilmente ne eseguiranno immediatamente il fermo.
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