Sono sempre stato un appassionato di Gialli. Soprattutto quelli ambientati nella vecchia Inghilterra vittoriana. Del resto, a mio parere, Sherlock Holmes tutt’ora rimane insuperato, nonostante i gialli brillanti di Agatha Christie e di altri autori. Le capacità deduttive del grande investigatore londinese hanno un che di fantascientifico, e la sua logica creerebbe invidia anche in un orecchiuto come Mr. Spock.
Quel che è certo è che il Giallo è un genere davvero fascinoso. Il mistero tutto umano, nella narrativa gialla, diventa un mistero soprannaturale, se ben orchestrato e calcolato al millimetro. Perché il successo dei gialli sta proprio negli incastri della trama che non devono avere sbavature: un po’ come le costruzioni inca o atzeche, dove tra le fessure delle pietre non passa neanche la fine lama di un coltello.
Ebbene, se così è, questo giudizio potrebbe in generale applicarsi anche alla Pergamena dell’Abbazia di Ellis Peters, se non fosse che il giallo assume con il progredire della lettura un corso sempre più prevedibile e banale, per trasformarsi in un poliziesco dal vago sapore americano. Non che il poliziesco sia qualcosa da buttare, ma chiaramente – almeno per me – non ha lo stesso fascino del Giallo classico.
La trama della Pergamena dell’Abbazia è una trama tutto sommato semplice e anche strutturata classicamente: abbiamo un ricco mercante di oggetti antichi, abbiamo la sua bella moglie molto più giovane di lui, abbiamo un investigatore (George Felse) con buone capacità investigative e abbiamo il cattivo (o la cattiva) di turno che uccide il ricco mercante, scaraventandolo nel vuoto da una torre campanara. Infine, per dare un tono più morbido all’affare, abbiamo anche i ragazzetti delle scuole medie, i quali avranno nella storia il loro ruolo determinante.
Come in tutti i gialli che vogliano dirsi classici, l’ambiente è la campagna inglese, la quale sebbene proiettata nel nostro tempo, viene dipinta da Ellis Peters in un contesto quasi vittoriano, fatto di pettegolezzi, comunità chiuse su loro stesse, sospetti per lo straniero, regole di convivenza secolari ecc. ecc. Ma a lungo a dare, sebbene la scrittrice si sia sforzata di creare quell’alone tipico dei gialli classici, il paragone con essi non regge. Forse perché il personaggio principale non ha quelle caratteristiche tipiche dell’investigatore infallibile, o forse perché non è dotato di speciali facoltà deduttive che lo portano a risolvere il caso tutto da solo. O forse perché il carattere di Felse non ha nulla di speciale, rispetto all’eccentrico Sherlock Holmes, a Monsieur Rouletabille, o Monsieur Poirot (tanto per citarne alcuni).
Passando invece al quesito del giallo: perché l’assassino uccide? Be’, già il titolo ne suggerisce il motivo. Trattasi di una misteriosa pergamena la quale dovrebbe portare alla soluzione di un altro enigma. Ma chiaramente non voglio dire nulla in proposito, anche se – a mio modesto parere – l’aspettativa nel lettore è più grande del risultato.
Insomma, un libro davvero modesto questo di Ellis Peters, sebbene non abbia termini di paragone con altri suoi lavori. Forse con maggiore sforzo intellettuale, la scrittrice avrebbe potuto creare un giallo più denso e più corposo nella trama e meno ridondante nell’illustrazione psicologica dei personaggi. La suspense manca quasi del tutto, mentre è ben presente l’elemento sentimentale, anche se, quantomeno da questo punto di vista, l’autrice evita il decadimento da romanzetto rosa. Almeno questo glielo devo riconoscere.
Un libro da leggere La Pergamena dell’Abbazia, ma solo se siete sotto un ombrellone al mare, siete annoiati e non avete altro di più interessante da leggere.
Brevi Note sull’Autrice: Edith Pargeter (1913-1995), alias Ellis Peters, è la creatrice di due figure importanti nella narrativa gialla, Fratello Cadfael e l’Ispettore Felse. Con il primo personaggio ha creato il genere del giallo medievale. Con il proprio nome di battesimo, peraltro, l’autrice ha scritto diversi romanzi storici.









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