28
apr
2009
Io sono un internauta e amo poter esprimere liberamente il mio pensiero. Adoro quell’articolo costituzionale che garantisce a tutti di poter liberamente dire quel che meglio credono, ma chiaramente comprendo che la libertà non è infinita e non implica anche l’apologia di reato o l’istigazione a delinquere, con la conseguenza che mai utilizzerei internet – uno strumento di diffusione delle idee formidabile – per incitare a uccidere, rubare, reprimere e quant’altro. Così come non utilizzerei internet per esaltare questa o quell’azione delittuosa. Da ciò ne consegue che ritengo perfettamente coerenti con il dettato costituzionale tutte quelle norme che mirano a reprimere e punire questi insulsi comportamenti su internet, altrimenti la libertà che desideriamo per mezzo di questo strumento non ci porta in una terra di diritto, dove ognuno rispetta l’altro, bensì in un far west dove filtrano soprattutto princìpi e (dis)valori pericolosi per la convivenza sociale. Per questo ero d’accordo con la norma del DDL Sicurezza che autorizzava il Ministro dell’Interno a oscurare tutti quei siti internet che incitano all’odio, alla violenza e all’esaltazione dei reati, altrimenti nota come apologia o giustificazione degli stessi.
La norma sarebbe stata utile, solo che i soliti buonisti ipocriti della sinistra, più preoccupati di rosicchiare consenso anziché garantire la sicurezza dei cittadini, hanno starnazzato contro una norma che accusavano di essere illiberale. Ma io mi chiedo: è liberale permettere a delinquenti di incitare i lettori alla violenza, alla sovversione, all’apologia di reato? E’ giusto che un ragazzino di 14 anni che naviga su internet acceda a siti dove magari si istigano le persone a lanciare bombe, a uccidere o addirittura a costruirsi armi? E’ corretto che questi siti spazzatura possano liberamente dire quel che meglio credono, anche infamie e mistificazioni pericolose, senza poter essere toccati dalla legge? (Soprattutto perché spesso questi siti hanno la loro residenza fisica non nel territorio italiano?)
A me pare proprio di no. Non è giusto che internet assuma la forma e la sostanza di una periferia anarchica dove accanto all’onesto blogger che fa opinione politica nel rispetto della legge e dei dettami costituzionali, si trova l’aspirante terrorista che incita i lettori alla rivoluzione armata, all’assassinio politico o istruisca i suoi utenti come costruire bombe carta o molotov. Perciò, la legge stralciata dal DDL Sicurezza era corretta e auspicabile. I problemi sul rispetto della libertà di opinione anche su internet sono ben altri e certo non possono essere risolti dando la possibilità a qualunque pazzo di poter istigare i cibernauti alla commissione di reati o all’apologia di reato. In altre parole, il rispetto e l’applicazione dell’art. 21 Cost. non può dirsi compiuto se si permette al primo cretino ignorante di incitare alla violenza, alla sovversione o di esaltare le gesta criminali di questo o quel terrorista o dittatore, contrabbandandole come espressione della libertà, della giustizia e della uguaglianza. La libertà di opinione su internet assume invece tutt’altra valenza e comporta piuttosto la possibilità per gli utenti di poter esprimere il proprio pensiero nel rispetto della legge e dei dettami della Costituzione italiana. Significa in altre parole, poter anche criticare l’attuale classe politica, l’azione di governo… stigmatizzare il comportamento dell’opposizione, denunciare ingiustizie e irregolarità, diffondere cultura e opinioni, ma sempre nel rispetto della dignità delle persone, dei principi della vita e della salute di ognuno e dell’architettura democratica del nostro paese.
L’Italia infatti non è la Cina o Cuba o la Corea del Nord. L’Italia è un paese profondamente democratico… è uno Stato di diritto, perciò qui non sono ammesse censure alla libertà di opinione, ma è chiaro che una cosa è la censura dei paesi dittatori e oppressori contro la possibilità di criticare ed esprimere dissenso, altra è la regolamentazione che garantisce sì la libertà di tutti di esprimere il proprio pensiero, pure di dissenso e di critica, ma sempre e solo nel solco delle norme che impediscono che questo pensiero, tramutandosi in pensiero criminale, possa mettere in pericolo la società, la democrazia, la vita delle persone e i valori base di una pacifica convivenza. Escludere pertanto questo filtro e la possibilità per l’autorità di eliminare dal panorama internet siti e blog pericolosi, suggerisce una sconfitta per lo Stato di diritto e sancisce l’arrogante prevalenza di una logica ideologica che non ha davvero a cuore la libertà di opinione, ma solo la volontà destabilizzante dell’attuale assetto democratico e istituzionale.
Da ciò ne consegue che una politica davvero coerente, rispettosa delle esigenze democratiche e di libertà di opinione, avrebbe da un lato confermato la norma stralciata dal DDL Sicurezza e dell’altra avrebbe operato quella profonda riforma che permette ai blogger e ai siti di fare informazione anche senza la necessità di sottostare alle gravose leggi sull’editoria, le vere e uniche norme che possono essere considerate limitative della libertà di opinione sancita dall’art. 21 della nostra carta costituzionale, poiché sottopongono a notevoli e quasi insuperabili restrizioni e condizioni le testate cibernautiche che intendono liberamente diffondere informazioni, cultura e idee. Devono poter sussistere eccezioni e aree franche da questa normativa, soprattutto oggi dinanzi a un mondo come quelle della rete insofferente a certi limiti, altrimenti la libertà di espressione viene compressa ingiustificatamente per ragioni che avevano una loro logica aberrante solo ed esclusivamente in uno stato fascista.




















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