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La lotta per la libertà ignorata dai sinistrati italiani

29 dicembre 2009 | Politica | Permalink
Pronti a indossare il drappo viola contro Berlusconi, dimenticano il drappo verde degli studenti iraniani che lottano per la loro libertà

Il principio della libertà di pensiero e di manifestazione – a sentire i benpensanti e i sinistrati chic italiani, i rivoluzionari da salotto e gli studentelli nullafacenti figli di papà con la kefiah al collo – è un principio sacrosanto che deve essere tutelato in ogni ambito contro i regimi autoritari che vogliono reprimerlo. Ecco allora che i figli di Castro e Mao, con i capelli rasta, le canne sempre a portata di mano, e le magliette del Che in bella vista, guidati, o meglio comandati, dai vari partitelli rivoluzionari del veterocomunismo, dell’anarchismo, dell’arcobalenismo, del pacifismo di facciata e perché no?, pure influenzati dai miti del giacobinismo dei vari Di Pietro, Grillo, Travaglio e compagnia cantante, si rivoltano contro l’unico “regime” che possono effettivamente combattere: quello berlusconiano. Così, con la paura di essere arrestati e fatti scomparire dalle SS italiane, dalla Stasi nostrana arruolata da Confalonieri,  li si può vedere, con viso coperto, inscenare proteste a Roma, magari con indosso il simbolo estremo della libertà: il drappo viola contro il “re dei dittatori”: Silvio Berlusconi. Li si può vedere organizzare “clandestinamente” gruppi su Facebook contro “l’oppressore” di Arcore, con la consapevolezza che potrebbe accadere qualcosa di grave alle loro famiglie se venisse scoperta la loro identità; e con la certezza che potrebbero venire addirittura “sparsi fiumi di sangue” se solo il Caimano dica: “sparate”. Eppure, nonostante questi “reali” rischi, con un moto di coraggio, insistono per la conquista della libertà di dire quello che pensano. Nel cuore partigiano, avranno sempre l’orgogliosa soddisfazione di aver ancora una volta lottato per il futuro dei loro figli, tra uno spinello, un Bella Ciao e un rutto.
Intanto, in altre parti del mondo, altri ragazzi si “divertono” a inscenare proteste contro le più “liberali” delle democrazie: quella iraniana e quella cinese. Loro – che non hanno bisogno di protestare perché vivono in piena libertà – si organizzano per abbattere un capo di governo eletto “democraticamente”, per conquistarsi la libertà che la legge “garantisce” loro. Per rendere, insomma, il loro paese migliore, più libero e più progredito. Una rivoluzione “incomprensibile” e persino “esagerata”, dinanzi a paesi dove la libertà di pensiero e di informazione sono costantemente “represse”. E ancora una volta mi sovviene il pensiero dell’Italia con il Caimano al governo.  Non a caso, programmi come Annozero, Ballarò, Che Tempo che fa, In Mezzora, e persino il TG3, tutti trasmessi dalla Tv di Stato (mica da Mediaset), parlano sempre e solo di lui, l’uomo di Arcore. Ci martellano con Berlusconi, Berlusconi e ancora Berlusconi. Non lasciano spazio ad altro. Mentre, nelle citate democrazie iraniane e cinesi, loro sì che lasciano spazio alle opposizioni. Non a caso, parlano sempre e solo di loro e dei loro motti rivoluzionari. E lì non ci scappano i morti come in Italia. Lì  i poliziotti – guidati dalla suprema mano democratica iraniana o cinese – al massimo usano manganelli di gomma e fumi lacrimogeni per arginare l’Onda. Neanche arrestano, e se sparano ad altezza d’uomo (non Duomo) lo fanno a salve. La “libertà” è un principio che deve essere difeso a ogni costo, ma non già a costo di ammazzare qualcuno!
Ecco perché da noi, in Italia, i nostri sinistrati coraggiosi, i difensori della libertà di pensiero, ignorano questi poveri scemi rivoluzionari iraniani o cinesi. Si domandano infatti che protestano a fare loro che vivono nelle migliori democrazie del mondo. Loro che possono accedere a internet e mettere su blog e siti contro Ahmadinejad, Khamenei, Hu Jintao, Wen Jiabao, insultarli e prenderli in giro, mentre da noi solo se metti su un blog antiberlusconiano arriva la polizia (magari segreta, magari del SISMI o della P2) e ti fa scomparire per sempre, che neanche Sherlock Holmes con tutta la sua scienza deduttiva potrebbe scoprire che fine hai fatto. Che protestano a fare, se loro possono scendere in piazza e urlare contro il governo o addirittura lanciare statuine del Duomo contro il sacro mento dei loro capi, salvo poi averne pure il perdono? Mica accade come da noi, che alla prima avvisaglia di ribellione passano i carroarmati e ti stirano meglio di come mammina ti stira le camice. E se poi tiri una statuina al mento di Berlusconi, allora rischi anni di galera se non addirittura la morte per grave offesa al Capo Supremo.
Indubbiamente, a sentire i nostri sinistrati, viviamo davvero in una dittatura mediatica e reale qui nell’Italia del Caimano piduista e in odore luciferino. I suoi giornali, le sue TV, la RAI, i blog filoberlusconiani non dicono nulla di quanta “libertà” e “democrazia” ci siano nei paesi dell’Iran, della Cina, ma anche della Birmania, di Cuba e della Corea del Nord. Non vogliono farci sapere di come si sta bene, là dove le loro idee non hanno trovato concreta attuazione. Omettono le proteste dei giovani rivoluzionari iraniani, cinesi, birmani e cubani, perché potrebbe trovare emuli qui nel nostro paese. E invece, i sinistrati italiani, quelli della sinistra antagonista o  meno, arcobalenista e girotondina, loro sì che ci dicono – attraverso i loro canali di controinformazione – di come si sta “bene” in Iran e in Cina, e lo fanno comparando la vita di quei beati studenti nel paradiso della libertà con la nostra. E per converso evidenziano “giustamente” di quanta “illibertà” e “oppressione” ci siano qui in Italia, affinché prima o poi venga abbattuta l’unica vera e feroce dittatura mondiale e dell’Universo conosciuto: quella berlusconiana. Dobbiamo andare orgogliosi di loro e del loro “coraggio”: sono il nostro futuro, tra una canna, un Bella Ciao e un rutto…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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