E alla fine il legittimo impedimento è diventato legge. Berlusconi ha raggiunto il proprio obiettivo: governare in santa pace senza l’assillo dei giudici che fissano udienze a rotta di collo, in uno strano efficientismo che non appartiene normalmente alla giustizia. Al Senato – come da copione – ci sono stati tentativi ostruzionistici, risolti però con la prevedibile fiducia.
Ma lascio la cronaca della infuocata giornata agli organi di informazione. Quello che qui mi preme denunciare – dinanzi alla nuova legge – è ancora una volta la mistificazione della sinistra. A prescindere infatti dalla condivisibilità o meno della norma che obbliga il giudice a rinviare l’udienza se il premier non può parteciparvi perché impedito, non si può continuare a dire che è una legge che garantisce l’impunità, perché una legge che garantisse una siffatta impunità è solo di due tipi: quella che abroga il reato contestato, o quella che rende immune definitivamente il cittadino-premier dall’essere processato e condannato per il reato per il quale egli è imputato. La legge sul legittimo impedimento invero non prevede né l’una e nell’altra eventualità. Si limita semplicemente a contemplare la possibilità per il Presidente del Consiglio e per i suoi ministri di chiedere un rinvio dell’udienza per un tot massimo di tempo, tenendo peraltro sospeso il decorso della prescrizione. In questo senso, il reato non si prescrive con il rinvio per legittimo impedimento, cosa che invece normalmente avviene senza il legittimo impedimento.
Per cui, è chiaro che alla luce di quanto ho appena detto, le urla di Di Pietro e della Bandabersani sono puramente mistificanti e strumentalmente fatte a beneficio di chi li segue, dei loro elettori e dell’opinione pubblica malamente informata dai giornali e dai tiggì di sinistra. Chi ha un minimo di sale in zucca, chi si informa tramite organi di stampa obiettivi o quantomeno non dichiaratamente schierati, riesce senza difficoltà a comprendere la differenza che passa tra il legittimo impedimento e l’impunità. E a dire il vero, persino uno studente delle superiori, neofita del diritto, riuscirebbe a capirlo, se conoscesse bene le basi della materia. Del resto, è indubbio che una qualsivoglia legge che garantisse l’impunità sarebbe palesemente incostituzionale e il Presidente della Repubblica avrebbe il dovere di non firmarla.
Ma a sinistra – come spesso capita – l’opposizione non si fa con le proposte e con la corretta informazione. Si fa con le urla e con la mistificazione, con la costante delegittimazione dell’avversario politico, che passa pure attraverso una legge che di fatto recepisce pienamente la sentenza della Corte Costituzionale che cancellò il Lodo Alfano. E ciononostante, non era assolutamente possibile che – per vantare il legittimo impedimento – ci si affidasse solamente a quanto avevano sancito i giudici costituzionali nell’anzidetta sentenza, visto che il giudice ordinario, dinanzi a una simile prospettiva, avrebbe avuto – come ha effettivamente avuto (è cronaca di questi giorni il rifiuto del legittimo impedimento dei giudici di Milano) – un margine di discrezionalità talmente ampio da rendere di fatto inefficace quanto affermato dalla Consulta.
Il legittimo impedimento era dunque necessario. Quantomeno per dare la possibilità al Premier di governare concretamente, senza il fiato sul collo dei giudici. Pertanto è chiaro che tolto l’ostacolo (e la scusa), la maggioranza dovrà ora iniziare a lavorare sul serio. Almeno dopo queste travagliate elezioni regionali che hanno visto il consenso diminuire per via del pasticcio sulle liste, sebbene – come ho ampiamente scritto – sulla questione esistono diverse perplessità. A tal proposito debbo registrare l’invito fatto da Bersani a Berlusconi di rinunziare reciprocamente ai ricorsi. Una bella idea se non fosse che tale rinunzia comporterebbe la fuoriuscita definitiva del PDL dalle elezioni a Roma e nella Provincia. Credo perciò che la proposta di Bersani – consapevole che la maggioranza avrebbe detto no – sia stata chiaramente strumentale a dimostrare una volontà collaborativa che invero non esiste, e solo per pura propaganda (noi siamo buoni e disponibili, loro invece sono cattivi e arroganti) e per la paura inconfessata e inconfessabile della piazza berlusconiana. Non a caso, l’annuncio di Berlusconi di portare il suo popolo in piazza rischia di riportare verso il centrodestra i consensi perduti in questi giorni. Anche perché – diciamocela tutta – vanno bene i pasticci, vanno bene i dilettantismi, ma dinanzi a certi fatti e certe interpretazioni della legge, è difficile non pensare a qualcosa di più di una casualità e di meno di un complotto.









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