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La disastrosa condizione della giustizia e il decadimento del dibattito politico in Procura

28 gennaio 2011 | Giustizia, Politica | Permalink

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, aprendo l’anno giudiziario, ha detto una cosa assai importante: i magistrati dovrebbero tenere maggiore riserbo. E io aggiungo che forse alcuni di loro dovrebbero pensare più a riaffermare il diritto che a inseguire la politica; inseguimento che spesso si avvale in modo pressoché abnorme e anomalo degli strumenti giudiziari, per incidere – seppur inconsciamente e involontariamente – sugli equilibri politici del paese.
Non sfugge che tali considerazioni rispecchino una realtà odierna decisamente preoccupante. L’impressione è che oggi la politica si sia trasferita negli uffici della Procura di Milano o di Roma, o di Napoli, o in qualsiasi altra Procura che apra un fascicolo di indagine a carico di qualche noto politico, quasi sempre – bisogna ammetterlo – del centrodestra. La sensazione è che ormai il rapporto tra politica e giustizia, tra politici e magistrati, sia un rapporto incancrenitosi in un contesto sociale falsamente giudiziario e autenticamente giustizialista. Ed è indubbio che esiste una parte della politica che su questo rapporto cancerogeno e morboso, spera poi di basare il proprio consenso e dunque le proprie aspirazioni di potere. Anzi, è proprio l’onda giustizialista che non accenna a ritirarsi e che alimenta una propaganda che a tratti è diventata eccessivamente tranchant ed esasperata.
Il caso Ruby ne è un esempio. In un contesto politico e giudiziario normale, probabilmente certe indagini non sarebbero mai state fatte, proprio per la lapalissiana inconsistenza penale dei fatti contestati. Ma se anche si ammettesse che i rilievi penali sussistono, è indubbio che in un paese normale, certe indagini, proprio perché coinvolgono il Presidente del Consiglio, si sarebbero svolte nel massimo riserbo e con una risonanza mediatica nei limiti della normalità. Eppure, osservando i fatti, tutto questo non è accaduto. Migliaia e migliaia di ore di intercettazioni, sfilate di testimoni, montagne di carta in memorie dell’accusa, sterminati articoli di giornali, mentre i problemi del resto d’Italia sparivano nelle mutande del Premier. Insomma, un’azione giudiziaria (e una ripercussione mediatica) esorbitante sia per la relativa gravità dei reati che per le persone coinvolte, spesso innocenti.
Ma non è di questa vicenda in sé che vorrei parlare, quanto della sensazione che in Italia ormai gli scontri politici debbano necessariamente risolversi davanti a un magistrato. Ne è altro esempio eclatante il caso «Montecarlo». Ieri un militante di FLI, non sopportando l’idea che Frattini abbia risposto a un’interrogazione sulla comunicazione fattagli dalle autorità di Santa Lucia sulla proprietà dell’immobile che apparteneva ad AN, ha esposto denuncia all’autorità giudiziaria per abuso d’ufficio. Non sto qui a riflettere se sussista o meno un simile reato, ma è sintomatica l’azione: tutto riconduce agli uffici di una Procura. Anche una semplice interrogazione parlamentare che non è gradita all’opposizione va a finire davanti ai magistrati.
Personalmente ritengo questo «vizio» decisamente pericoloso. Perché non solo attribuisce alla magistratura l’autorità e il diritto di intromettersi negli affari della politica sempre e comunque (e al di là della sussistenza o meno di una condotta criminosa), ma limita in generale (e non solo per i politici) la libertà di opinione delle persone, le quali a questo punto si trovano intimorite a dibattere di politica e a esprimere la propria opinione, per paura che ciò possa trascinarle in un tribunale chiamato a giudicare la bontà di quel che pensano.
E va da sé che il terrore di commettere qualche reato di opinione è un sintomo inequivocabile di dittatura e dunque di pericoloso autoritarismo che mina le basi fondanti di qualsiasi democrazia. Bisogna tornare indietro. Bisogna ripristinare l’equilibrio alterato nei rapporti fra i poteri dello Stato. Sono indubbiamente necessarie le riforme senza le quali il baratro dello Stato di polizia non osteggiato da una parte interessata della politica nostrana (che ormai ha dimenticato per convenienza propria ogni cultura garantista), è praticamente dietro l’angolo…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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