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La compravendita di voti: l’ultima invenzione del fallimentare antiberlusconismo militante

10 dicembre 2010 | Politica | Permalink

Il mercato delle vacche. Così l’hanno chiamato quelli che vedono diminuire, ogni giorno che passa, le probabilità della sfiducia a questo Governo. Parlano di «calciomercato» o addirittura di «compravendita di voti». E solo perché a qualche parlamentare non piace l’idea di votare la sfiducia al Governo Berlusconi, o ha semplicemente deciso di non votarla.
Intendiamoci, non voglio con questo dire che questi «transfughi» lo facciano per senso di responsabilità (o almeno non credo lo facciano solo per questo). Dobbiamo tenere presente infatti che la sfiducia comporterebbe il rischio di elezioni anticipate e dunque le probabilità che qualcuno non venga rieletto. Ecco qual è il nocciolo della questione: la perdita dei privilegi e degli agi legati allo status di parlamentare.
Ma alla sinistra non va giù che qualcuno che bazzica dalle loro parti alla fine scopra le carte ed evidenzi la debolezza tipica di tutti i politici: la paura di perdere la poltrona. Perché, se qualcuno ancora non l’ha capito, non esiste fazione politica, principio o ideale che possa indurre il parlamentare (italiano) a rinunciare così facilmente alla propria lucrosa posizione. Ci saranno sempre coloro che, per un motivo o per l’altro (e indipendentemente dallo schieramento), alla fine decidono di salvare una legislatura e solo perché vogliono salvare il loro onorevole sedere. Parlare però di «corruzione» o «concussione» e coinvolgere per questo anche la magistratura, appare piuttosto grave; soprattutto appare pericolosamente inedito. I giudici non dovrebbero entrare nel merito delle attività parlamentari, ed è sicuramente da irresponsabili sottoporre anche queste attività al vaglio dei magistrati.
La sensazione è che ancora una volta si voglia far passare questa maggioranza per una maggioranza di corrotti e corruttori, e la minoranza – l’opposizione – per le vittime (poverini!) di un gioco politico che non possono controllare e che riescono solo a subìre. Ma chiaramente così non è. Nella storia della Repubblica, «i salti della quaglia», i cambi di casacca, le operazioni trasformistiche, sono stati sempre numerosi, perché la Costituzione non pone alcun vincolo di mandato. Ma mai nessun magistrato ha indagato su siffatti comportamenti «politici», né in un passato remoto, né in quello più recente. E in fin dei conti, se andiamo a verificare questa legislatura, il Popolo delle Libertà è il partito che più ha perso parlamentari a favore degli altri schieramenti, e in particolare di Futuro e Libertà. Eppure perché nessun PM ha mai indagato? Perché nessun PM indagò quando nel 1999 dal centrodestra al centrosinistra ci fu un passaggio in massa di una trentina di parlamentari?
Non ci si può oggi scandalizzare per qualcosa che fa parte – ahinoi! – della fisiologia della politica italiana. Passare da uno schieramento all’altro, trasformarsi in un franco tiratore, votare la fiducia nonostante il proprio gruppo dia indicazioni contrarie, sono cose piuttosto «normali» nel nostro paese, e sono frutto dell’art. 67 Cost., secondo il quale ogni parlamentare esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato; dunque liberamente e come meglio gli aggrada. Voler impedire o delegittimare l’operatività di questa norma, a seconda delle convenienze (per cui, quelli che passano dal PDL a FLI o alla sinistra hanno il diritto di farlo, mentre quelli che passano dalla sinistra al PDL sono solo dei corrotti), appare inaccettabile e improponibile.
Certo, se ci sono dei delitti – come dicono a sinistra – sarà la magistratura a fare chiarezza. Ma non sfugge la sensazione che il terzo potere dello Stato venga troppo spesso (soprattutto da certi moralisti della domenica) coinvolto in ambiti e situazioni dai quali dovrebbe essere tenuto distante. Il primo potere, quello legislativo, non può essere messo in quarantena dal terzo potere, né la vita politica può essere certificata da una sentenza che ne attesti la purezza a seconda di chi subisce il danno (politico) e di chi invece si avvantaggia di certe decisioni. Altrimenti non siamo più in una Repubblica parlamentare, ma giudiziaria.
Se il Capo dello Stato c’è, batta un colpo. Perché non se ne può più di questi vulnus istituzionali ai quali la brutta politica dell’opposizione ci sta abituando per il sol fatto di non essere riuscita a vincere le elezioni…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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