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L’embrione umano non sarà oggetto di sperimentazione per brevettare farmaci. Parola dell’UE

20 ottobre 2011 | Cultura, Giustizia, Politica | Permalink
Su iniziativa di Greenpeace e verdi tedeschi, il giudice europeo ha decretato illegittimo utilizzare embrioni umani per fare sperimentazione scientifica che porti gli stessi alla loro distruzione. Una sentenza “storica” che permette una nuova riflessione sul valore della vita nel nostro paese e in Europa.

In questi giorni, il casino mediatico provocato dalla manifestazione di Roma e dall’imminente manifestazione No-Tav (sono anni che rompono le scatole con questa storia!) ha fatto passare in secondo piano una notizia davvero importante che riguarda la difesa della vita fin dal suo concepimento: il divieto per le case farmaceutiche e per gli istituti di ricerca scientifica di brevettare farmaci basati sulla distruzione di embrioni umani. La giustizia UE è giunta a questa conclusione che lascia spiazzati gli sponsor “dell’embrione da supermercato” e che ha ridato linfa al movimento della vita e di difesa dell’essere umano fin dal suo concepimento.
Ma l’aspetto interessante della vicenda non è tanto che la UE abbia riconosciuto la dimensione “umana” dell’embrione – che comunque è un aspetto importante – quanto che a supportare queste ragioni non sono stati i “soliti” movimenti cattolici, bensì i verdi tedeschi e Greenpeace, che hanno promosso l’azione legale. In altre parole i verdi e Greenpeace hanno ritenuto illegale che si utilizzi un embrione umano per brevettare farmaci, e nel farlo gli istituti di sperimentazione distruggano l’embrione medesimo. E il giudice europeo ha accolto la loro tesi, statuendo il divieto.
Un aspetto dunque positivo dell’intera vicenda, in un mondo che ormai tratta i suoi figli più come oggetti, dati, numeri e prodotti di consumo o avviati al consumo, anziché come esseri viventi. Un aspetto che pone le basi per una nuova stagione in difesa della vita, che non può essere fatta oggetto di sperimentazioni scientifiche distruttive o comunque non necessarie per la ricerca scientifica, che ha ben altri strumenti per raggiungere i medesimi risultati, e forse con maggiore efficacia.
Speriamo solo che questa sentenza non sia isolata nel suo genere e non venga smentita da sentenze successive. E soprattutto conduca a una nuova riflessione sulla mostruosità dell’aborto e su tutte quelle pratiche che rendono la vita umana relativizzata al principio utilitaristico dell’essere umano: un figlio arriva se è gradito e non disturba la carriera o non crea scandalo; non è gradito – e dunque è eliminabile – se invece contrasta con i progetti di vita del proprio genitore. Peggio, se poi è in stato embrionale, il “figlio” può essere anche utilizzato da sperimentatori e case farmaceutiche per produrre medicinali costosi da vendere poi a chi se li può permettere, o come nel caso italiano, a spese del contribuente.
Su quest’ultimo punto non sarebbe sballata un’idea simile a quella che garantisce la qualità dei prodotti italiani o comunque genuini e naturali: un marchio che garantisca che quello specifico medicinale non è prodotto sulla base della sperimentazione su embrioni umani distrutti, configurandosi come medicinale etico.
Credo però che siamo ancora lontani da questa idea. Nel mondo, e in particolar modo in Europa, ci sono ancora (troppe) sacche di resistenza – lobby piuttosto potenti – che sponsorizzano “l’embrione da supermercato”. Quello che si può acquistare e quello che si può utilizzare – congelato o meno – per fini “scientifici”. La Chiesa sul punto è una base filosofico-teologica importante per la difesa della vita, ma non basta in un’epoca nella quale Cristo è visto come un “nemico” della libertà di determinazione dell’essere umano, comprendendo la stessa anche il diritto a distruggere il proprio embrione (aborto) o rendere il medesimo oggetto di sperimentazione scientifica. È necessario dunque qualcosa di più: un risveglio delle coscienze e politiche differenti a livello nazionale ed europeo che incentivino la nascita di bambini e valorizzino la famiglia naturale come centro fondamentale della esistenza umana. Per alcuni questa idea potrebbe essere considerata come un ritorno al “passato”. Per altri è certamente il ritorno a una visione della vita umana più autentica, più calda, e soprattutto maggiormente capace di valorizzare l’esistenza non come figlia di una scelta arbitraria (spesso egoistica e capricciosa di scienziati e/o genitori), ma come dono della Natura, o se vogliamo di Dio.

Fonte: Libero News

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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