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© 2010 Il Jester 31 luglio 2010

Il sogno di Bersani: un governo di transizione

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P. Bersani

Gli ex comunisti hanno la fissa. Del resto, è l’unico modo per entrare nella stanza dei bottoni: i governi di transizione, i governi tecnici, i governi istituzionali, i governi degli inciuci, i governi di emergenza ecc. ecc. Qualsiasi sia il nome che viene dato a questa tipologia di Governo, è l’unico nel quale il PD può effettivamente entrare, perché non passa sotto il vaglio degli elettori, perché è figlio della partitocrazia, della politica degli accordi di segreteria, e non già della volontà popolare. E Bersani, in questi ultimi giorni, dinanzi alla diaspora Fini-Berlusconi, non fa altro che sognarlo: giorno e notte, notte e giorno. Già si immagina a capo di un esecutivo di transizione, o se proprio non come Presidente del Consiglio, almeno come ministro dell’economia, per fare tutte le “riforme” che non ha fatto Tremonti. Già si immagina di accantonare tutte le iniziative parlamentari di questo Governo, e già si immagina di restituire “legittimità” all’azione di certa magistratura, per la gioia della Magistratura stessa che così scamperebbe il pericolo di una riforma che avrebbe avuto il solo obiettivo di riportarla nell’alveo della Costituzione. Già si immagina di sfiduciare Minzolini e ridare la direzione del TG1 a qualche fidato direttore di sinistra. Insomma, il nostro Bersy, già si immagina come salvatore della patria e della libertà dell’informazione, poiché quest’ultima è garantita solo e se può pubblicare stralci di intercettazioni ed è affidata al metro “rigoroso” e “obiettivo” dei sindacati di categoria, ovviamente tutti rigorosamente di sinistra. La libertà di stampa garantita, infatti, è solo quella di sinistra, altrimenti si parla di stampa asservita al premier.
Ciò detto, Bersani ha dunque un sogno, il sogno di chi non avendo grandi idee politiche, grandi progetti per il bene del paese, grandi programmi di vera riforma, si accontenta di approfittare dei problemi altrui, per mettere becco e dire la propria in modo improprio. E lo fa persino nel momento meno opportuno, quando ancora non si è ben capito quali siano le forze finiane e quali sia il reale rapporto tra Fini e Berlusconi: quello che non traspare e va al di là delle dichiarazioni sensazionalistiche riportate dai giornali. Perché l’idea mia è che comunque il dialogo sotterraneo tra le due fazioni in diaspora non si sia mai interrotto e che miri a ricercare un nuovo equilibrio che permetta al Governo di avere i numeri in Parlamento e a Fini di crearsi il suo nuovo partitino dove finalmente sarà lui il capo.
Bersani invece va subito all’attacco: battere il ferro finché è caldo, verrebbe da dire. Il che dimostra quanto Fini sia stato letteralmente usato in questi mesi dalla sinistra come una clava brandita contro la maggioranza e il Governo. Mi chiedo se il Presidente della Camera se ne sia accorto, oppure si sia semplicemente prestato al ruolo di demolition man dell’opposizione, che ora sogna davvero di poter mettere le mani sulle leve del Governo, e senza uno straccio di consenso elettorale. Mi chiedo se Fini sia orgoglioso di questa situazione nella quale ha cacciato la sua maggioranza e il suo (ormai ex) partito. E solo per cosa? Per andare contro Berlusconi? Per rimarcare un’identità che nessuno gli ha mai contestato? In verità, dovrebbe notare che quelli che oggi gongolano ed esultano stanno tutti a sinistra: dai giornali, ai politici, fino alle cooperative rosse. Tutti certo gli dimostrano solidarietà, ma con un obiettivo preciso: andare contro la maggioranza e contro l’attuale Governo. Fini dunque si è prestato a questo gioco, e ora crede davvero di avere fatto la cosa giusta e di averla fatto soprattutto in autonomia.
Pia illusione. La sinistra oggi è riuscita nel suo gioco di destabilizzazione. Ha usato Fini e le sue aspirazioni di leader come grimaldello antiberlusconiano. Non credo però ci sia riuscita completamente. Berlusconi ha ancora molte carte da giocare sui numeri parlamentari, e Bersani dovrà attendere parecchio prima di sedersi in qualche scranno ministeriale. Un po’ perché – anche se lo ritengo ributtante – c’è la possibilità che in soccorso del Governo arrivino i democristiani di Casini e qualche parlamentare dei microcespugli, un po’ perché se Fini ha ancora un briciolo di lealtà nei confronti dei suoi elettori e di quelli del PDL che l’hanno sempre sostenuto, dovrà comunque sostenere il Governo e la maggioranza. Certo, fosse leale e corretto fino in fondo, dovrebbe dimettersi da Presidente della Camera per assumere completamente il ruolo di leader del proprio nuovo partito, ma oggi questa mi pare un’ipotesi fantascientifica e poco probabile. Mentre è probabile che il Governo riceva qualche niet dal nuovo gruppo di secessionisti, in merito alle diverse proposte di legge.
Forse è su questo che Bersani spera; che a forza di andare sotto, il Governo alla fine apra la crisi e Berlusconi rimetta il mandato nelle mani di Napolitano, il quale potrebbe davvero dare l’incarico di formare un nuovo governo a qualche esterno con l’appoggio trasversale di sinistra, finiani, gruppi misti e UDC. Un governo non espresso dal popolo, ma pienamente legittimo in questo schifo di sistema parlamentare, dove non conta la volontà dell’elettore ma contano i giochetti di segreteria e i capricci di singoli leader o aspiranti tali… Però, a parte questo, a me pare che le mani avanti del segretario PD siano oggi del tutto inopportune. Si ha la sensazione infatti che a sinistra e magari anche tra i finiani ci si stia spartendo le vesti di chi ancora non è morto… Sensazione davvero sgradevole. Ma questa – si sa – è la politica italiana in diretta dalla Prima Repubblica, grazie a Fini…

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1 Commento  •  Commenta anche tu!

  • Analisi perfetta. L’ambizione di Fini non ha limiti. Spero che in caso di elezioni anticipate lui e i suoi seguaci, con il loro partitino, vengano spazzati via.

    Commento di  Silvy  - ID -  1 agosto 2010 alle 23:22    Rispondi  

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