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Il segreto istruttorio? È rispettato a seconda di chi è indagato

28 ottobre 2010 | Giustizia, Politica | Permalink

Si può dire che «toglie la vista a un cieco» quanto sta accadendo in questi ultimi giorni. Prendiamo in esame i fatti: esiste un caso, il caso Montecarlo, che ha scoperchiato Il Giornale tra la fine di luglio e gli inizi di agosto. Un caso torbido che ha coinvolto il Presidente della Camera, Gianfranco Fini. L’episodio ormai è noto a tutti, tanto che non giova riprenderlo qui. Non è questo il mio obiettivo. Il mio obiettivo è un altro: su questo fatto è stata aperta un’indagine della magistratura. Doverosa, anche in relazione alla denuncia-querela presentata da La Destra di Storace. I PM hanno indagato, fino a giungere alla richiesta di archiviazione, perché non sussisterebbe – a loro dire – la truffa aggravata. Nulla di straordinario in teoria; nulla che mi possa indurre a spendere sulla questione ulteriori parole. Qui voglio solamente sottolineare come ammirevolmente il segreto istruttorio sulla vicenda sia stato rispettato. Dalla Procura di Roma non è scaturita una sillaba, nulla che potesse far pensare che Gianfranco Fini fosse indagato, come in effetti era. Un comportamento encomiabile, perché se per ogni procedimento a carico di persone note venisse rispettata la privacy, una parte delle riforme che interessano la giustizia non sarebbero affatto necessarie.
Eppure, per ritornare al cieco, non sfugge che questo comportamento non è stato tenuto in relazione alla più recentissima vicenda sulla minorenne marocchina che il Premier avrebbe frequentato qualche mese fa. Della faccenda – sappiamo anche questo – si occupa la Procura di Milano. E come puntualmente accade ogni qual volta certe indagini riguardano Silvio Berlusconi, gli uffici giudiziari che se ne occupano diventano dei veri e propri colabrodo. E  le indiscrezioni, più o meno dettagliate, finiscono sui giornali antipremier, come Il Fatto (che per primo ha dato la notizia) e Repubblica.
Mi domando – e sicuramente vi domanderete anche voi – perché. Perché il segreto istruttorio viene rispettato a seconda delle persone sulle quali si indaga? Perché se l’indagine riguarda il Premier, puntuali come un orologio, i particolari della vicenda vengono pubblicati nelle prime pagine dei giornali avversari? E perché poi nessuno viene indagato e/o punito? Sul punto, infatti, vi ricordo la vicenda sulla scalata Unipol. Ricordate la famosa frase di Fassino, «Abbiamo una banca», fatta oggetto di intercettazioni e poi pubblicata da Il Giornale? Ebbene, su quella indiscrezione oggi c’è un’inchiesta e il fratello del Premier, Paolo Berlusconi, è indagato per violazione del segreto istruttorio, poiché passò la registrazione dell’intercettazione alla redazione de Il Giornale. Non solo dunque un diverso rispetto del segreto istruttorio a seconda di chi viene indagato, ma pure un diverso atteggiamento per chi viola questo segreto.
Il che mi fa pensare che certe indagini giudiziarie (o quantomeno la loro strumentalizzazione) rischiano di avere  alla fine una sostanza più politica che giuridica. Ho la sensazione, e non è solo mia, che sia in atto una vera e propria manovra di accerchiamento nei confronti del Premier e del PDL. L’obiettivo non è nemmeno tanto celato: il sovvertimento del risultato elettorale. Con un Presidente del Consiglio colpito dagli scandali giudiziari e dalla diaspora finiana pompata e certificata dall’opposizione, osteggiato nella sua riforma giudiziaria e nella proposizione del Lodo Alfano, la possibilità che questa maggioranza cada senza andare a elezioni diventa assai concreta. Non passa giorno infatti che nel teatrino della politica italiana, qualcuno non auspichi un governo tecnico, un governo istituzionale, o dell’inciucio. E certamente le indagini sul Premier aiutano e non di poco in questo senso: quantomeno per alimentare nell’opinione pubblica l’idea che Berlusconi sia finito politicamente e giudiziariamente e che ogni sua mossa sia fatta e preordinata per salvare la pellaccia dai pubblici ministeri d’assalto.
Alla luce di questa ennesima dimostrazione di una giustizia a due velocità, oggi più di ieri, mi ritengo convinto che la riforma del nostro sistema giudiziario sia assolutamente necessaria. Non è possibile che un’indagine possa avere effetti così devastanti per gli equilibri politici di un paese. Non è assolutamente possibile che un ufficio giudiziario, lasciando trapelare un’indagine delicata, crei poi una slavina di così nefando effetto. Qui non si parla più di giornalismo e di inchieste giornalistiche, ma di schizzi di fango. E non mi si venga a dire che non è così, perché altrimenti sul tavolo sbatto tutte le dichiarazioni fatte in questi ultimi mesi che hanno qualificato l’indagine sull’affaire Montecarlo proprio come del fango gratuito. In tal caso dobbiamo deciderci: o è tutto fango, oppure sono tutte inchieste giudiziarie! Non c’è una via di mezzo.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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