Indubbio, che il papà di Eluana è stato accerchiato dai NO all’uccisione di sua figlia. Perché è chiaro che si tratta di uccisione… di omicidio, per quanto “caritatevole” potrebbe essere una soppressione di chi non può scegliere effettivamente di morire.
Ecco dunque che assillato dai dubbi, soprattutto in ordine alla legittimità di una sentenza che si scontra con la politica – stante l’assenza di una legge sul testamento biologico, arenata in parlamento, oggi più preoccupato dei guai giudiziari del PD – attende che si faccia chiarezza in ordine alla disponibilità della struttura friulana ad accogliere e accompagnare sua figlia alla morte, e chiede perciò una riflessione alla politica e ai media.
Quello che però qui mi preme (ancora una volta!) sottolineare è che questa morte non avverrà nel giro di qualche minuto, ma nell’arco di quindici giorni, visto che Eluana verrà fatta morire di fame e sete. Già! E’ questa la cosa più atroce. Le staccheranno i sondini dell’alimentazione e allora il suo corpo si debiliterà, fino a cessare di vivere…
Una bella morte caritatevole, non c’è che dire. E mentre è di qualche giorno, la notizia che un’altra ragazza si è risvegliata da un coma irreversibile (o stato vegetativo permanente), grazie a una rivoluzionaria tecnica di sollecitazione neurale, il signor Englaro, insiste nel suo percorso di morte.
Questo mi permette di constatare un dato ineluttabile: la famiglia di Eluana ha già “ucciso” da tempo la donna. L’ha uccisa nella perdita di ogni speranza…
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