Apro settembre con una breve riflessione sul leghismo e l’italianità, e lo faccio prendendo in considerazione l’ultimo episodio che riguarda l’inno di Mameli, sempre al centro di polemiche fra italiani e “leghisti”. Ancora una volta, infatti, questi ultimi, si sono voluti far notare per il loro scarso sentimento patriottico italico, respingendo la proposta fatta in un Comune bergamasco (Ponteranica) dal locale consigliere, Luca Oriani (PDL), con la quale si chiedeva l’affissione del testo di Mameli negli istituti scolastici primari e secondari di primo grado, con lo scopo di “promuovere tra gli studenti la conoscenza del loro inno nazionale, con la speranza di poter consolidare il sentimento di coesione e appartenenza ad una stessa Patria che dovrebbe accumunare tutti i cittadini“.
Una proposta interessante, perché chiaramente volta a incentivare la conoscenza di un pezzo musicale che comunque rappresenta la storia dell’unità d’Italia. Una proposta che però ai leghisti – maggioranza nel Comune – non è piaciuta affatto. Tanto che il sindaco, laconicamente, ha affermato che lui non si sente italiano anche se purtroppo lo è. Così ecco che l’idea è stata bocciata e l’inno di Mameli è stato rispedito nelle pagine anonime di un libro che pochi leggeranno.
Tipico di una Lega che personalmente non amo e non mi piace. Questi atteggiamenti dimostrano ancora una volta una scarsa propensione di questa forza politica a essere forza di respiro nazionale. La sua visione politica è regionalistica ed è nordista. E questo non va affatto bene, anche perché non è con l’isolamento e l’esclusione che si risolvono i problemi del sud. E certamente non si risolvono negando il valore dell’appartenenza nazionale a un’unica cultura: quella italiana.
La Lega pensa di risolvere i problemi del nord, escludendo il sud. Magari operando se non una secessione formale, quantomeno una secessione di fatto, basata sulla negazione dell’italianità. Una strada questa assolutamente da condannare, benché – ricordo – io personalmente sia favorevole al federalismo, soprattutto perché responsabilizzerebbe le regioni del sud a una maggiore efficienza, a tutto vantaggio dei cittadini.
Ma la Lega – a conti fatti – forse non vuole neanche questo. Non le basta il federalismo fiscale. Non le basta operare una responsabilizzazione della politica del sud, troppo avvinghiata al malaffare e agli intrallazzi, ai favoreggiamenti e alle collusioni con la malavita, alle inefficienze e agli sprechi. La Lega – vista la polemica sull’inno di Mameli – probabilmente vuole qualcosa di più. Vuole davvero la secessione, e vuole davvero spezzare l’Italia in due. Altrimenti non si spiega questa avversione per l’italianità, ostentata in qualsiasi occasione e, in ultimo, concentrata nel pretestuoso rifiuto di accogliere la proposta del piddiellino Oriani di affiggere il testo dell’inno nelle scuole primarie e secondarie.
In verità, credo che Berlusconi dovrebbe stare maggiormente attento alle sparate, anche locali, dell’alleato “fedele” che non lavora per una coalizione, ma solo per se stesso e per consolidare il proprio consenso nel nord. Ci sono troppe cose che distinguono e distanziano il PDL dalla Lega. Tra cui il senso dell’appartenenza nazionale, la tutela dell’italianità e dell’unità nazionale. Elementi questi che rendono il centrodestra e la destra fondamentali nel panorama italico, dove si è circondati da finti patrioti di sinistra e da ideologi della secessione che scambiano l’egoismo regionalistico per un fattore di ineludibile efficientismo, come tale, ben lontano dal banale folklorismo!










0 Commenti • Commenta anche tu!
Nessun Commento ancora. Vuoi essere il primo?