Dopo qualche mese, anche Il Jester prende posizione in relazione alla condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna condannata alla lapidazione dal tribunale iraniano per – sentite qui – adulterio, al quale stranamente si aggiunge il delitto di concorso in omicidio. Il tutto avvenuto nel lontano 2006, quando la donna venne arrestata e poi – dopo diverse torture – costretta a confessare.
Perché prende posizione? Prende posizione per cinque motivi fondamentali. Primo: Sakineh è stata condannata per un reato davvero ridicolo: adulterio. Un reato che in un paese civile neanche esiste. Secondo: questo reato è altamente discriminatorio, perché è molto più duro per le donne nei regimi islamici. Terzo: il suo presunto complice in adulterio e omicidio è stato condannato al carcere, ma non all’esecuzione capitale. Quarto: non v’è certezza sulla responsabilità di Sakineh, viste le scarse garanzie costituzionali e processuali che la legge islamica iraniana concede alle donne e in generale a chi è accusato di un qualche reato. Quinto: premettendo che qualsiasi metodo di esecuzione capitale è un metodo barbaro, la lapidazione è più che barbaro, è animalesco e atroce.
Davanti a queste considerazioni, difficilmente si può accettare con serenità l’omicidio – perché è questo in fondo – di Sakineh Mohammadi Ashtiani. Ecco perché il mondo oggi si mobilita e le diplomazie internazionali lavorano incessantemente per salvarle la vita, nonostante nel braccio della morte iraniano ci siano – ricordiamolo – decine di donne, condannate alla medesima atroce pena. Sakineh è il loro simbolo, ed è il simbolo di un martirio in un regime sanguinario e violento che, nascondendosi dietro precetti religiosi concepiti nel medioevo, opprime il proprio popolo e la libertà e la dignità delle persone; in particolar modo delle donne.
E’ difficile, davanti a questi fatti, poi non riflettere sul pericolo che ci stiamo portando in casa nostra ogni giorno. Qualcuno oggi, in Italia, parla di tolleranza religiosa nei confronti dell’Islam, e persino nella Chiesa c’è chi incoraggia la costruzione di Moschee nel nostro paese, come se certi presagi che si verificano in paesi come l’Iran siano fatti lontani che in verità non ci toccano da vicino se non per il disturbo di aderire a una delle migliaia petizioni online per salvare la vita a una donna che pochi conoscono. Eppure, è sufficiente scaricare da internet la Costituzione della Repubblica Islamica iraniana per capire esattamente come vengono intesi i diritti umani (compreso il diritto di libertà religiosa) in quel paese. E’ sufficiente vedere l’arroganza con la quale Ahamadinejad sfida il mondo, costruendo in barba ai moniti dell’ONU, centrali nucleari che poi saranno utilizzate (se già non lo sono) per costruire missili atomici con i quali non ha mai nascosto il desiderio di spazzare via Israele dalla faccia del pianeta. E’ sufficiente osservare come viene trattata l’opposizione politica in quel paese, per capire meglio il concetto di capo e dittatore di cui i nostri politici nostrani si riempiono la bocca a sproposito per accusare Berlusconi di ogni più nefando fatto.
Sakineh è il simbolo di tutto questo. E’ il simbolo di una civilità – quella degli uomini liberi – che non tollera più i soprusi del dittatorello di turno che gioca con la vita delle persone e di interi popoli, consapevole che nessuno lo punirà per i crimini che commette. Ecco perché il Mondo occidentale dovrebbe andare oltre i banali appelli. I paesi come l’Iran stanno oltrepassando da tempo i limiti della tolleranza, sebbene questa storia puzzi di “ricatto”. Già! E’ curioso come il problema di Sakineh (che esiste davvero) comunque sia stato riportato in vita proprio di questi tempi, quando vi è attrito tra la Comunità internazionale e il regime degli Ayatollah, per la costruzione delle centrali nucleari. Sono quasi dell’idea che la povera donna oggi sia la “merce” con la quale il governo di Ahmadinejad intende ricattare il mondo occidentale: o non mi rompete e mi lasciate costruire le mie centrali oppure noi lapidiamo la donna e con lei tutte le altre che tradiscono il marito, sembrerebbe dire beffardamente.
Improbabile? Forse sì. Davvero la vita di pochi essere umani vale quella di un intero popolo messo in pericolo dai presunti missili atomici degli iraniani? A voi l’ardua risposta!
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