7 febbraio 2010
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Il doppiopesismo della morale dipietrista

Archiviato in: AttualitàPolitica

La doppia morale giustizialista è la regola fondante dell’IDV: se qualcosa di dubbio tocca un politico di area sinistrata, e magari di area IDV, be’, allora trattasi di complotto o travisamento, volto magari a sovvertire l’ordine democratico, a reprimere la libertà e mettere il bavaglio all’opposizione. Se invece qualcosa di dubbio tocca il politico berlusconiano o del centrodestra, be’ allora siamo agli affari loschi, all’immoralità politica e al tentativo di golpe.
Doppia morale, doppio giustizialismo, unico obiettivo: mettere fuori gioco il centrodestra e il suo leader. Come? Con un doppio attacco (sempre due sono): certa magistratura con colpi ai fianchi, il giustizialismo politico dipietrista con pugni in faccia.
Eppure, chi davvero crede che questa “doppia” morale non esista o sia solo il parto della fantasia ossessionata del centrodestra, dovrebbe ricredersi. Prendiamo – per esempio – la questione della foto di Di Pietro con Contrada, pochi giorni prima dell’arresto del capo dei servizi segreti per concorso in associazione mafiosa. Sappiamo tutti che Di Pietro ha detto (al Corriere) che non sapeva neanche chi fosse, salvo poi precisare che era un funzionario dello Stato. Non poteva sapere peraltro – come lui stesso afferma – che pochi giorni dopo l’avrebbero arrestato.  Eppure, qualcosa di strano c’è: Contrada non era conosciuto al grande pubblico, certo. Ma era ben noto negli ambienti della giustizia e dei servizi segreti. Soprattutto era un uomo chiacchierato, tanto chiacchierato che pare davvero difficile che Di Pietro, all’epoca nell’occhio del ciclone per via di Mani Pulite, non sapesse chi fosse l’uomo con il quale banchettava a pochi centimetri. Aggiungiamoci poi che in una cena pressoché intima, dove gli invitati sono pochi, prima di fiondarsi sul piatto, si fa solitamente una chiacchierata, ci si presenta, ci si scambia impressioni sull’attualità (che all’epoca era davvero rilevante). Insomma, si socializza. E allora come è possibile che Di Pietro oggi dica che non sapeva chi fosse Contrada?
Domande a cui probabilmente l’ex pm non darà mai chiare risposte. Tuttavia, nonostante questo e al contrario dell’ex Magistrato, noi siamo garantisti, e diamo per buono che egli (Di Pietro) “poteva non sapere”. 
E allora se questa regoletta vale per lui dinanzi all’imbarazzante foto della sua cena con Contrada e con altri esponenti dei servizi segreti, perché non dovrebbe valere per Berlusconi dinanzi alla marea di accuse che gli vengono mosse, e senza neanche uno straccio di prova?, basate come tali solo sull’assioma “non poteva non sapere”? Se doveva sapere Berlusconi, perché invece non necessariamente doveva sapere Di Pietro?
Misteri della doppia morale e del doppiopesismo: i miei peccati pesano meno dei tuoi. I miei peccati sono meno importanti dei tuoi, quando proprio non esistono e sono il parto di una fantasia malata. E tant’è che questo assioma è vero che neanche i giornalini con vocazione inquisitoria come Repubblica si degnano e si sono degnati di darne notizia. Eh già!, se la storia di Patrizia D’Addario, a giugno scorso, venne sbattuta in prima pagina dal giornale di Ezio Mauro (quasi fosse un caso nazionale dal quale dipendeva la verità su un pezzo di storia recente italiana), sui presunti contatti tra Di Pietro ed ex esponenti della CIA, sulla cena con Contrada e altri esponenti dei servizi segreti italiani, il quotidiano di Scalfari zitto e muto. Ma in fondo è anche “giusto”: mica parliamo di escort o di una mancia da mille euro per una prestazione sessuale! Cose gravissime queste che meritano la prima pagina di un giornale. Parliamo di banalità: stagione di mani pulite, l’Italia in bilico, il sistema politico distrutto, la classe dirigente decapitata. Parliamo di un periodo onirico e quasi favolesco che – in una repubblica sudamericana – avrebbe causato “soltanto” un colpo di Stato, che è certo “meno” importante dell’orgasmo di un settantenne.
Perciò niente. Nulla. Nisba. Di Pietro è l’intoccabile. Altro che il 007. Neanche una punta di inchiostro si deve utilizzare per far chiarezza sul suo passato; il mito (che ormai mito non è più) deve rimanere intatto agli occhi di chi ancora crede pervicacemente e ostinatamente nella stagione miracolosa e nelle gesta eroiche del suo maggiore protagonista. E io mi domando: miracolosa per chi?
Torniamo un po’ indietro. Soffermiamoci su quali siano stati gli effetti “liberatori” e “sanitari” di Mani Pulite. Pensiamoci e ci accorgeremo che non ce ne viene in mente nessuno. Scomparsi Craxi, Forlani e Andreotti con i loro delfini e lacché, ci siamo ritrovati le seconde file (ben peggiori). Abbiamo abolito il finanziamento pubblico ai partiti? Sicuramente. Guarda caso, però, è rientrato dalla finestra con assegni milionari. La politica è cambiata? Per niente: è sempre il solito teatrino, è sempre la solita bagarre, è sempre la solita sbobba politico-istituzionale senza scorza, senza senso patriottico, senza sentimento nazionale e infarcita del più tedioso e stucchevole buonismo laicistico. La corruzione, la concussione e il peculato diminuiti? Macché! Sono sempre presenti, e sono praticamente bipartisan.
Se così è, qual è stato l’effetto di Mani Pulite? A mio modesto parere, la stagione giustizialista ha solo prodotto quattro risultati: 1) ha demolito i principali partiti politici italiani escluso il PCI;  2)  ha permesso a Di Pietro di fondare un proprio partito per ritagliarsi un po’ di visibilità e dare voce politica a certe istanze giudiziarie; 3)  ha determinato la discesa in campo di Berlusconi per evitare che la sinistra comunista, unica – come ho detto – sopravvissuta alle ire “manipulitesche” prendesse il potere in modo pressoché definitivo; 4) ha causato una invadenza eccessiva del potere giudiziario in ambito legislativo-esecutivo, in aperto squilibrio costituzionale. Stop: corruzione, malaffare, politica concussa, privilegi, inefficienze, ecc. ecc., sono rimasti e anzi, per certi versi, sono pure aumentati.
Ecco. Il risultato di Mani Pulite può essere riassunto nei quattro punti anzidetti. L’Italia ha guadagnato ben poco da quelle vicende, e anzi, in un certo ha perso parecchio in credibilità e lustro internazionale, recuperato un po’ a fatica grazie soprattutto all’opera dei governi di centrodestra (e non parlo certo del “lustro” che ci dedicano i giornalini spagnoli e inglesi amici di Repubblica). D’altro canto, appare indubbio che certuni cambiamenti si sarebbero potuti fare anche senza le manette e senza la demonizzazione di politici che benché gravi di responsabilità erano parte di un sistema degradato diffuso che toccava l’intero arco politico istituzionale, nessuno escluso. Alla luce di questo, se quanto emerge dalle indiscrezioni su Di Pietro e il suo passato fossero fondate, la stagione “eroica” dovrebbe essere rivisitata integralmente. Allora il rischio che emergano fatti inquietanti, complotti reali e un disegno politico-istituzionale ben più ampio di quanto possa oggi apparire e con obiettivi differenti, non sarebbe poi così peregrino. Riflettiamoci.

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