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© 2010 Il Jester 10 marzo 2010

Il CSM: la delegittimazione dei giudici vulnus democratico

Aperta la pratica contro le dichiarazioni di Silvio Berlusconi che aveva criticato fortemente alcuni magistrati, giudicati talebani e comunisti

Link breve: http://wp.me/pEivy-1yx | Permalink Categorie: Giustizia, Politica

I Giudici quando devono fare quadrato per difendere se stessi e il mito della loro infallibilità non ci pensano due volte a dare pareri di natura prettamente politica. Così eccoli che – a livello di CSM – approvano una mozione di critica nei confronti del Presidente del Consiglio che aveva accusato alcuni magistrati di essere “comunisti“, fino ad arrivare ad affermare che sono “una banda di Talebani“. Insomma, parole dure quelle del Premier che non lasciano adito a grandi interpretazioni. Il suo è uno sfogo di rabbia dinanzi a episodi che lasciano comunque molte perplessità. L’illegittimità del Lodo Alfano, l’audizione di Spatuzza, il processo Mills, il Lodo Mondadori, il processo Dell’Utri, fino al rigetto delle liste elettorali. Processi e procedimenti questi dove spesso la lettura politica è proprio offerta dai giudici che si vorrebbero invece assolutamente distanti da simili interpretazione e che però operano in un modo tale che prestano il fianco proprio alle critiche mosse dal Premier.
Non credo – per amor di giustizia – che tutti i magistrati, pubblici ministeri e giudici, siano fatti della stessa pasta e siano tutti orientati verso il credo antiberlusconiano, come non credo affatto che il magistrato non abbia un suo personale convincimento politico. Il giudice è un uomo, vive nella società in cui opera, e pertanto non è esente da opinioni politiche. Il problema dunque si verifica quando queste opinioni influenzano, più o meno, decisioni che invece dovrebbero essere avulse da un simile giudizio, affondando le proprie radici nella freddezza delle norme. E invece, alcune volte, è capitato di leggere dietro il crisma del diritto proprio delle opinioni politiche, soprattutto quando le teorie giudiziarie vanno di pari passo con le illazioni giornalistiche e con il flatus vocis impazzito della militanza politica, forzando – e non di poco – il dato normativo e persino la giurisprudenza.
Il CSM, dunque, non può lamentarsi se il Presidente del Consiglio critica fortemente certi settori della magistratura. Non può descrivere queste critiche come un vulnus democratico inaccettabile, perché – se dobbiamo parlare di vulnus – la magistratura, in questi giorni, con certe decisioni ha permesso – a mio modesto avviso – che se ne creasse uno che oggi invece sussiste: quello contro il corpo democratico. Perché è chiaro che la decisione del TAR e della commissione elettorale della Corte d’Appello del Lazio, interpretando in modo assolutamente incondivisibile, sotto un profilo giuridico, le leggi elettorali della Regione Lazio e dello Stato, ha impedito di fatto che 15 milioni di cittadini possano esercitare il proprio diritto di voto.
Questo non è un vulnus?, e per giunta molto più pregnante e concreto di quello accusato dal CSM per gli attacchi verbali di Berlusconi? Direi proprio di sì. Perciò, per quanto si possa dire, il Consiglio Superiore della Magistratura – se davvero intende difendere la credibilità della magistratura nel suo complesso, e non già interessi di casta – dovrebbe rendersi più rigorosa nell’applicare la disciplina dell’ordinamento giudiziario, isolando quei magistrati che spesso hanno mostrato di non agire per spirito di giustizia, ma per spirito di giustizialismo politico. Solo così il vulnus lamentato potrebbe rientrare, e solo così la giustizia riacquisterà credibilità davanti alla maggioranza dei cittadini, i quali – è bene dire – non possono certo accettare che, in nome della giustizia, un boss mafioso non faccia neanche un giorno di carcere per omicidio solo perché sa scrivere poesie, o un giudice impieghi otto anni per scrivere la motivazione di una sentenza, mentre dall’altra impedisca a una consistente parte della cittadinanza di esercitare concretamente il proprio diritto di elettorato attivo, su un mero impedimento formale. Questi tutti sono gli eventi che creano il vulnus, e non già l’accusato comunismo paventato dal premier all’indirizzo di alcuni magistrati, che per quanto esecrabile dal punto di vista della forma, mi pare rientri nel perfetto diritto di critica del cittadino.

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2 Commenti  •  Commenta anche tu!

  • Berlusconi non ha MAI detto che la magistratura è “in mano ad una banda di Talebani”: http://www.youtube.com/watch?v=HP8FDTSt-As dal minuto 2:05.
    E’ così che poi si arriva all’ONU “preoccupata” per la lista del Lazio. Occhio.

    Commento di  Polìscor  - ID -  11 marzo 2010 alle 00:05    Rispondi  

    • Effettivamente Berlusconi afferma che la stragrande maggioranza della magistratura non appartiene a questa banda di magistrati talebani. Grazie della segnalazione! E’ una sottigliezza importante!

      Commento di  Il Jester  - ID -  11 marzo 2010 alle 00:16    Rispondi  

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