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Il circo di Santoro e il diritto di cronaca

4 26 marzo 2010 | Cultura, Politica | Permalink
Ieri è andato in onda lo show dei "martiri" della tv pubblica e privata: un partito televisivo che non esiste in nessun altro paese civile

Era proprio un circo, con tanti personaggi curiosi e bizzarri, tutti rigorosamente anti-premier; anzi, si potrebbe persino dire che essi ne sono i più degni rappresentanti. La loro fede contro il detestato “nano malefico” è comprovata da anni e anni di “opposizione” televisiva e giornalistica, la quale, in realtà, può tranquillamente essere tradotta in “okkupazione” catodica e cartacea. Santoro, naturalmente, è stato il loro principe, il matador, il dominus: “Siori e Siore, venghino che lo spettacolo sta per cominciare!”. E lo spettacolo è iniziato, come da copione. Si parte con Mussolini e la suggestiva equiparazione tra il Nano di Arcore e il Mascellone del Fascio Littorio. Peccato che il paragone non regge. Un po’ perché Mussolini prima di farsi intercettare da qualche magistrato, avrebbe messo al muro chi solo l’avesse pensato; un po’ perché Mussolini non avrebbe tollerato centinaia di processi basati su fatti veri, figuriamoci sul nulla. E un po’ perché programmi come Annozero neanche sarebbero stati concepiti durante il ventennio fascista (figuriamoci mandati in onda!). Ma a Santoro questo poco interessa: è la suggestione che conta, è l’idea che si insinua nelle menti deboli e suggestionabili del suo pubblico quello che importa. Il paragone tra Mussolini e Berlusconi è un vulnus informativo formidabile, eppure regge ed è considerato veritiero. E il pubblico santoriano – come sempre – ci è cascato in pieno, addirittura erigendo il conduttore a paladino della libertà di informazione, tanto da donargli persino due euro per mettere su il circo, nonostante egli potesse permettersi di finanziare la trasmissione solo con il suo stipendio RAI.
Va be’, anche questo fa brodo. Come fanno brodo le solite e prevedibili kermesse di Travaglio e Vauro, le due spalle del matador, che non lo tradiscono mai in simili occasioni: l’importante è andare addosso al Berlusconi. I due si sono ovviamente sprecati in grandi dissertazioni contro il “nano malefico”: Vauro con le sue “argute” vignette, e Travaglio con i suoi “dotti” pistolotti, talmente scontati che oggi fanno effetto solo su di lui e su qualche sprovveduto che si avventura pericolosamente nell’immondezzaio dei suoi libri e nella cronaca de Il Fatto, il noto giornale manettaro.
I cortigiani di Santoro naturalmente poi hanno fatto il resto. C’erano gli illustri giornalisti del comunismo giornalistico, i paladini dell’art. 21 Cost. che però hanno dimostrato di conoscere ben poco il principio della libertà di informazione e opinione. E c’erano pure i conduttori di altri programmi a senso unico, come Ballarò e l’Infedele: gli eroi Floris e Lerner. C’era persino il redivivo Daniele Luttazzi con il suo orripilante show che qui davvero è improponibile ripercorrere nel dettaglio. Fattostà che ieri egli è andato oltre la famosa “cacca” di qualche anno fa. Vi basti sapere – se non volete leggere le cronache dai giornali sul caso – che simpaticamente ha definito Berlusconi “Silvio Lolito Berlusconi”.
Vi domanderete ora (come è logico che sia) se c’era una rappresentanza dell’opposizione, qualcuno insomma che abbia avuto opportunità e occasione di contestare le baggianate esecrabili sulla libertà di stampa, di opinione, di cronaca e di informazione sparate durante l’intero spettacolo bizzarro. La risposta è no. Non c’era nessuno, e i sedicenti eroi della libertà di informazione se la sono suonata e cantata da soli in un tripudio di autoincensamento. Perché loro non hanno bisogno della par condicio. Loro – per sentirsi liberi e immolati al martirio – hanno solo bisogno di sentire la loro voce e solo la loro voce. Certo, poi mi si potrebbe venire a dire che qualcuno è stato invitato, come Filippo Rossi (FareFuturo), ma che ha declinato l’invito. A parte il fatto che Filippo Rossi non rappresenta proprio nessuno se non il suo giornalino online stucchevole e con la puzza sotto il naso; a parte questo, non è la presenza di una pecora in mezzo a un branco di lupi che ripristina la par condicio. Così come non l’avrebbe ripristinata la presenza di Vespa, che ha polemicamente rifiutato l’invito poiché ha definito il circo santoriano di Annozero un programma “che attacca solo una parte politica” e come tale inconcepibile in qualsiasi altra parte del mondo.
Poco male. A Santoro non interessava certo ripristinare la verità dell’informazione e certamente non interessava la par condicio o sentire tutte le campane. A lui interessava solo udire la sua e fare la vittima: il libertario represso dal piccolo “duce” di Arcore che chiedeva in una telefonata che Annozero venisse rimesso al suo posto. Questo era il suo obiettivo: la rivendicazione a fare informazione mistificata e faziosa a spese del contribuente, e far passare (ed è questa la cosa più grave!) questa informazione come informazione libera. Capite? Io faccio una trasmissione dove il presidente viene fatto passare per un puttaniere e un corrotto con la mafia, costruendoci persino su una fiction, e facendolo, pretendo poi che questa sia libertà di informare e diritto a informare. Ma informare su cosa? E informare chi? Dove sta la verità dei fatti in una fiction o in un castello di ipotesi e illazioni suggerite intorno alla testimonianza di un pentito accusato di infimi reati? Dove sta qui il diritto-dovere del giornalista di far conoscere ai suoi lettori-spettatori la verità? Dove sta il diritto di cronaca che tanto si rivendica?
Sono domande importanti queste che devono fare riflettere. Anche perché Annozero non informa, ma dà una (discutibilissima) opinione. Un programma fazioso non può infatti informare. Lo stesso concetto di faziosità è in contrasto con il dovere di oggettività insito nel diritto di cronaca, trascendendo palesemente nel diritto di critica e dunque non già di informazione ma di formazione dell’opinione altrui. E allora, se così è, Annozero non è un talk show finalizzato a informare, bensì a criticare, e come tale – benché rientri nell’alveo del primo comma dell’art. 21 Cost. – non è un organo di informazione, e perciò non può comportare – la sua chiusura durante il periodo elettorale – un vulnus al diritto dei cittadini di essere informati. E del resto, anche il Consiglio di Stato si è espresso in questo senso.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • http://ag-notizie.blogspot.com Giovanni Agretti

    Caro Strabaus, non ho difficoltà ad ammettere che per te, per la tua gentilezza ed educazione  e  per molti altri mi batterei perchè possano dire la loro. Ma per Santoro ed il suo circo mediatico, no. Non per qualcuno che non passa giorno senza criticare il premier e si rende ridicolo parlando di fascismo, facendosi pagare per questo per mezzo del canone che paghiamo tutti noi! Credo sia questo che ci divide. Non mi pare strano e siamo qui appunto per discutere di idee ed io non ho certo la pretesa di farti cambiare le tue, ci mancherebbe!
    Cordialità

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