Mentre la sinistra è praticamente desaparecida (ma si sa, i signorotti prendono sul serio le vacanze, mica scherzano!), la politica del centrodestra non si è fermata, e Berlusconi, benché a riposo, ha fissato dei punti programmatici sui quali verrà decisa la prosecuzione della legislatura, ovvero le nuove elezioni: immigrazione, giustizia, economia. Per il Cavaliere non ci sono alternative. Nessun governo tecnico – chiamato in tal senso “governo dei perdenti” – può nascere dal “tradimento” dei finiani, perché giustamente non è il governo scelto dagli elettori. Per cui, ai secessionisti ha offerto un pacchetto “prendere o lasciare”. Se prendono, devono prendere senza se e senza ma, se lasciano si assumono la netta responsabilità del voto anticipato. Se sperano in un governo dell’inciucio, be’ in questo caso, sperano male, perché per il PDL questo è un piano destinato a fallire ed è soprattutto profondamente antidemocratico. Non è ammissibile infatti che a governare il paese ci siano soggetti non scelti dagli elettori. Altrimenti si torna davvero indietro, alla prima repubblica, dove il voto era un optional e non il primo momento di democrazia del paese.
Ma si sa, a sinistra e nella nuova “destra”, gli elettori contano poco. Contano di più i giochini di palazzo e le logiche spartitorie giustificate dai formalismi costituzionali. Grazie alla sponda finiana, il vecchio andazzo pare riprendere vigore nel nostro paese, dove tutto è discussione e dove non esiste la decisione. Qui in Italia si discute anche sulle virgole da mettere nelle missive, figuriamoci se non si può o si deve discutere del resto. Così, mentre qui si ciancia, ecco che nel resto d’Europa e nel Mondo si va avanti e si risolvono i problemi… Bell’affare davvero vivere in questo paese di chiacchieroni inconcludenti!
Dicevamo comunque che la sinistra è muta (il che andrebbe persino contro la regoletta delle chiacchiere). Forse perché sta a guardare, o forse perché alla fine non ha nulla da dire, ammesso che abbia mai avuto qualcosa da dire, salvo esprimere i decotti sproloqui antiberlusconiani, come quello solito di ribadire che Berlusconi non rispetta la Costituzione che attribuisce al Capo dello Stato la decisione se sciogliere le Camere o meno. E’ vero: come spesso ho detto, formalmente è così, ma è indubbio che la nostra Costituzione formale ormai sia ben lontana dalla Costituzione materiale che ha introdotto nel nostro sistema il principio bipolare. In verità, al di là del fumo, credo che la sinistra oggi sia semplicemente attendista. Aspetta che il centrodestra si suicidi da sé, come sta facendo in questo momento. In un certo senso, sono certo che stia persino godendo: mal comune mezzo gaudio, verrebbe da dire. Bersani, se non può esultare per la sua sbiadita leadership bocciofila, non può però non compiacersi del fatto che comunque dall’altra parte dell’emisfero politico le cose non vanno meglio e che anzi si sta consumando una lotta senza quartiere… grazie a Fini. Il quale ancora non si decide a dare un’esauriente spiegazione per la casa di Montecarlo.
Ma come spesso ho detto, non è questo il punto. Il punto è che i finiani da una parte tendono la mano e dall’altra fanno di tutto per colpire il PDL. Questo si chiama tentativo di “logoramento”; l’obiettivo è evidente: logorare il partito e Berlusconi (l’ultima in ordine è l’assurda proposta dei finiani di formare un nuovo governo senza la Lega, ma con l’UDC, Rutelli e pezzi del PD). Una mossa che io reputo stupida, perché non ne trarrà vantaggio nessuno. Non ne trarrà certo vantaggio il pseudo-movimento finiano che con la destra ha praticamente chiuso: se anche riuscisse in un futuro prossimo a racimolare il 5% dei consensi, la stragrande maggioranza di essi non arriverà da destra, ma dai delusi del centrosinistra. Il che porrà il partito finiano in una situazione di grande disagio e di evidente disorientamento identitario. Ma del resto, è Fini che lo ha voluto, distanziandosi dai valori propri della destra italiana, che certo non coincidono con i suoi valori, benché lui sia convinto del contrario. Perché – se ancora non si è capito – Fini pare davvero sicuro che lui e la destra siano interscambiabili. Pia illusione… Fini non rappresenta che se stesso, e non certo la destra che rimane tutta interna la PDL.
Settembre, qualunque sia l’opinione, sarà il periodo degli esami di recupero. Vedremo se davvero FLI (Futuro e Libertà per l’Italia) sia stato solo un acquazzone estivo, oppure un vero presagio di tempesta. Quello che è certo è che – secondo i commentatori più attenti – Fini e Berlusconi ormai sono distanti… troppo perché FLI venga riassorbito dal PDL. Eppure, se i finiani manterranno la promessa di sostenere incondizionatamente il governo, e dunque manterranno fede al patto con gli elettori, questa distanza non ostacolerà la prosecuzione della legislatura. Altrimenti, il voto sarà inevitabile, e Berlusconi pare averlo capito: meglio il voto subito che il logoramento dei finiani che vogliono solo prendere tempo per preparare le loro truppe. Una strategia questa che non è igienica per un grande partito come il Popolo delle Libertà. Ma non lo è soprattutto per la nostra democrazia che non ha bisogno di governi dei ribaltoni, ma di governi sostenuti dal consenso popolare.
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