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Il canone Rai abolito? No, aumentato

22 dicembre 2009 | Cultura, Politica | Permalink
Il governo delibera un aumento del canone di 1 euro e 50 cent. L'opposizione insiste sulla lotta all'evasione. Protestano le associazione dei Consumatori

rai-01Quando c’è da criticare questo governo, sicuramente il primo a non tirarsi indietro sono io, soprattutto se l’argomento è il canone RAI. Perché, già è di per sé indigesto guardare i programmi della TV pubblica e vederci all’interno certi soloni della domenica pronti a darci lezioni di giustizia e moralità e svelarci le verità nascoste e scomode della politica italiana e del premier. Se poi cominciamo a pensare che queste lezioni le paghiamo pure salate (neanche se fosse una pay tv senza pubblicità!), be’ allora la rabbia sale, anche perché – tenuto conto del fatto che non esiste par condicio televisiva che permetta di riequilibrare i pistolotti dei citati soloni – nelle reti RAI si respira aria qualitativamente scadente fatta di fiction idiote e quiz televisivi ancora più idioti. I programmi di intrattenimento poi stanno a cavallo tra le volgarità e la noia: nel  mezzo – neanche fosse fatto apposta – fiorisce la banale ovvietà.
Dinanzi a un simile servizio pubblico, gli italiani – già di per sé oberati dai balzelli più improbabili – vorrebbero (o almeno avrebbero voluto) che la croce mediatica del canone TV fosse abolita, cancellata e dimenticata. Perché tra le ingiustizie che loro sentono più ingiusta, vi è sicuramente quella di dover pagare un servizio che tale non è. Se poi a questo non-servizio ci aggiungiamo pure un disservizio chiamato disinformazione pubblica promossa da certi programmi RAI, be’ allora il canone TV non è solo un’ingiustizia ma è pure una tortura.
Eppure il Governo, nonostante il fango in faccia che un giorno sì e l’altro pure si becca da certi programmi RAI, decide non di abolire l’ingiusto tributo, ma addirittura di aumentare il suo importo a carico dei cittadini. Certo, soltanto di appena un euro e passa, ma non è l’importo che conta (di fatto simbolico). E’ il gesto!… E’ l’idea stessa che questa maggioranza abbia dato il via libera a un’ulteriore giustificazione della esistenza di questa insensata e anacronistica tassa, anziché sopprimerla pietosamente. Le prime (e forse le uniche) a godere di questa “novità” – ovviamente – sono  le strutture parassitarie del servizio pubblico televisivo, le quali vedono ancora una volta confermata la loro influenza sui governi, indipendentemente dal colore politico.
Le associazioni dei consumatori e degli spettatori tv criticano ovviamente (e qui giustamente!) tale scelta, che comunque – sottolineo – è sostenuta da un consenso bipartisan, perché se il governo ha preso la decisione, l’opposizione non l’ha certamente criticata od osteggiata (e chi l’ha fatto, l’ha fatto in modo strumentale). Anzi, ha esortato ad aumentare i controlli per evitare l’evasione, affinché poi questo canone non venga fatto pagare agli anziani e ai meno abbienti. Addirittura l’UDC si è spinta oltre, riproponendo la sua idea di legare il canone TV alla bolletta dell’energia elettrica: un obbrobrio fiscale intollerabile!
L’idea di rendere comunque perequato il pagamento del canone a favore delle classi più deboli è di per sé un proposito nobile e condivisibile in linea teorica, che sarebbe ancora più nobile e condivisibile (questa volta nei fatti) se fosse indirizzato ad abolire il balzello tout court. Perché la sua abolizione – a differenza di una ipotetica quanto difficile lotta all’evasione – non assurgerebbe a rango di misura volta a tutelare l’equità sociale, ma di soddisfacimento della giustizia, poiché la TV oggi è un bene quasi di prima necessità, come il pane e lo zucchero. E – a mio avviso – mettere tasse ingiuste su pane e zucchero (che peraltro ci sono già!) è come rubare le caramelle a un bambino.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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