Non v’è alcun dubbio in proposito. Mentre il Governo lavora (è ultima e interessante la proposta di legge di equiparazione dei figli naturali a quelli legittimi), la sinistra si balocca con il presunto Bunga Bunga in casa del Premier, durante una delle sue feste. Ed è inutile in proposito: non riesce proprio a resistere al richiamo dello scandalo; all’utilizzo dell’immondizia gossipara per distrarre la gente dai veri problemi del paese e tentare di accerchiare il Premier per spingerlo in un vicolo cieco che lo porti poi alle dimissioni. Bersani le chiede a gran voce. Ma io dico: ma si dimetta lui dalla sua gestione fallimentare del PD. Sono quasi certo che in molti nel partito scatolone della sinistra accoglierebbero la notizia con immensa gioia.
In principio fu Noemi, ora è il turno di Ruby. Il leit motiv dominante – poi ripreso pure da Famiglia Comunista… pardon Cristiana – è che il premier è malato. Beh, io mi domando: è malato un uomo a cui piacciono le donne? Va bene che oggi è quasi una moda ritenere socialmente positivo un rapporto omosessuale, o addirittura dargli dignità di matrimonio (con tanto di possibilità di adottare bimbi), epperò mi pare davvero assurdo che si tenti di considerare scandalo qualcosa che risponde alla natura umana. E questo – beninteso – al di là del fatto che sulla vicenda del Bunga Bunga pare non esserci assolutamente nulla di scandaloso, posto che sia la ragazza Ruby, sia il Premier hanno chiarito perfettamente le circostanze che li hanno visti protagonisti.
Chiaramente, alla sinistra politica o giornalistica, e alla finta destra finiana, queste verità poco interessano. L’occasione è troppo ghiotta per tentare ancora una volta di mettere in ginocchio Berlusconi e il PDL. Per comunicare alla gente la falsa idea che loro sono i migliori, i moralmente corretti, gli unici capaci di gestire quest’Italia allo sbando. E comunicando questa balzana idea, nascondono – in modo pressoché ipocrita – una verità incontestabile: se oggi l’Italia è una democrazia vacillante e fumosa ed è un paese allo sbando, le maggiori responsabilità sono le loro che ogni giorno tentano di sovvertire il voto popolare cavalcando scandaletti costruiti ad arte sulle pagine dei giornali del fango (perché questo è vero fango, e non certo quello sull’indagine di Montecarlo!) o indagini giudiziarie la cui precisione dei tempi spesso fa invidia agli orologi svizzeri.
È indubbio che oggi l’Italia abbia dei grossi problemi. Ma è altrettanto indubbio che se il nostro paese vive in un costante clima di guerra civile, lo si deve ad anni e anni, decenni, di politiche comuniste che si sono radicate in ogni ambito sociale, favorendo un’egemonia sotterranea subculturale assurda e quasi palpabile se solo si ha gli occhi per vederla. Ogni attività espletata nella nostra complessa società richiede la fede a sinistra per potersi realizzare: lavoro, sindacato, volontariato, professioni ecc. Se in Italia esiste una dittatura sotterranea, non palese, di stampo culturale e informativo, questa è rossa, e non da oggi, e non da quando Berlusconi è entrato in politica, ma da molto più tempo. I poteri forti italiani – costituiti da fitti intrecci tra malaffare, giustizia ideologica, istituzioni deviate, organi di informazione schierati e grossi potentati economici spesso occulti – sono i migliori alleati di questa cultura sub-sinistra, la quale li ha da sempre favoriti nei loro privilegi e nei loro interessi. Ecco perché l’impressione odierna è che il peggio che questo paese possa avere si chiama Silvio Berlusconi: perché la sua discesa in campo ha costituito un punto di rottura in questo assetto, che stava compiendosi in modo definitivo proprio agli inizi degli anni ‘90 con la bufera giudiziaria di Tangentopoli.
Da allora, il «colpevole» imprenditore prestato alla politica è diventato la summa di tutti i mali italiani: dalla cattiva informazione, al degrado sociale, fino alle corrutele mafiose. Per non parlare poi degli scandali a luci rosse. Un uomo che per tre decenni – dagli anni ‘60 agli ‘90 – non è mai stato sfiorato da alcun guaio giudiziario, dopo la sua entrata in politica improvvisamente diventa l’occhio del ciclone di otto procure italiane; diventa il protagonista di assurde corruzioni, un connivente con la mafia, uno stragista, persino un sessuomane privo di inibizioni. È bastato solo accennare a una riforma della giustizia, e improvvisamente l’uomo è diventato un assassino dell’indipendenza dei magistrati, quasi che questa indipendenza sia un valore talmente sacro che nemmeno il Parlamento, il legislatore italiano, può valutarlo e meglio precisarlo (mica abolirlo!) per evitare gli abusi verso la società civile.
Io credo che oggi, ancor più di ieri, si è certi che la strada indicata dal centrodestra italiano (e quando parlo di centrodestra escludo i finiani e una buona parte del leghismo) sia la migliore strada percorribile per il progresso della nostra società che sappia guardare indietro alla nostra identità e alle nostre radici; soprattutto ai nostri valori. L’Italia è ancora un paese culturalmente ricco, è ancora un paese capace di esprimere arte, cultura, idee, ed essere protagonista del mondo. Ma per farlo deve scrollarsi di dosso questo comunismo culturale, questo stalinismo inconscio che ancora serpeggia nelle pieghe più nascoste della società civile e che affonda le proprie radici malate nell’istruzione in primo luogo. Deve rompere gli assetti e le alleanze sotterranee tra i poteri forti che tentano ancora una volta di indirizzarla verso determinate strade e la sinistra culturale e politica che li sostiene. Deve soprattutto cancellare la grossa mistificazione in atto da quindici anni che vede berlusconiani contro antiberlusconiani. La vera distinzione non è tra chi ama berlusconi e chi invece lo odia (è una semplificazione questa creata ad arte dalla sinistra), ma tra chi vuole un paese moderno e occidentale e chi invece tenta surrettiziamente di mantenerlo in un palese stato di immobilismo culturale e politico, di chi tenta di ancorarlo alle vecchie e illogiche contrapposizioni sociali degli anni ‘60 e ‘70 e di chi ha ben compreso che manovrare e controllare l’istruzione scolastica e universitaria è il miglior modo per mantenere un solido controllo sociale. Perché non è una Tv che forma l’opinione politica di un uomo, ma è il bagaglio culturale che si porta dalla formazione scolastica.
Ecco perché oggi il Bunga Bunga è l’ennesima arma di distrazione di massa usata proprio da coloro i quali non vogliono in alcun modo e per qualsiasi motivo un’attività politica riformatrice che li ponga fuori da giochi. Ed è proprio per questa ragione che oggi combattiamo una vera guerra; una guerra nella quale il più spregiudicato tenta di fermare il proprio nemico con ogni mezzo a sua disposizione… E l’abbiamo potuto constatare con i nostri occhi.
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Alessio
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