Casini ha fatto un sogno: l’UDC al 14% alle prossime elezioni politiche, quando cioè “Berlusconi dovrà rendere conto non ai giudici ma agli italiani delle promesse mancate” (fonte: Il Giornale). Un vero sogno che viene alimentato da Rutelli e dai suoi seguaci con le valige pronte per andare là dove ogni democristiano che si rispetti sogna di andare: nella palude centrista, dove il sì e il no non esistono, ma esiste il nì. Dove “oggi sto con te”, “domani sto con l’altro”, e “domani ancora non lo so, dipende…”. Dove il nero non è ammesso, e l’unico bianco accettato è quello di Moby Dick in versione fenice che cerca di rinascere dalle sue ceneri dopo l’incendio di Mani Pulite.
Ma Casini ha fatto pure un altro sogno: anche nel centrodestra ci saranno iniziative come quelle di Rutelli che andranno a ingrossare le file dell’UDC. A chi si riferisca, io questo non lo so. Forse a Fini? Boh! E’ sicuramente un mistero, oppure – come è più probabile – sono i soliti pronostici di stampo dalemiano che servono da ami per eventuali pesci. Finora infatti l’emorragia è stata inversa: molti dell’UDC sono passati al PDL, e il modesto risultato alle amministrative di giugno scorso non può certo dirsi indicativo della crescita di un partito che sempre più, ogni giorno che passa, assomiglia alla vecchia DC, senza averne le dimensioni e il potere elettorale.
Ma una cosa giusta Pierferdy l’ha detta: non bisogna avere fretta. Chi progetta la spallata a Berlusconi è destinato a rompersi le ossa. Come a dire: se qualcuno vuole tentare di rovesciare il governo berlusconiano con strumenti differenti dall’azione politica, è destinato a finir male. Perciò, è meglio aspettare le prossime elezioni. Allora l’UDC schizzerà al 14%, da quel 7% scarso attuale.
Una pia illusione, più che un sogno. Un raddoppiamento dei consensi è decisamente utopico per un partitino come quello degli ex DC. Soprattutto perché gli italiani ormai sono entrati nella logica del bipolarismo e difficilmente alle prossime elezioni politiche sceglieranno qualcosa di diverso dal centrosinistra o dal centrodestra. Perciò, forse con un consenso più realistico (e decisamente ottimistico) dell’8-9%, Casini potrà al massimo studiare alleanze o con l’uno o con l’altro schieramento, perché poi, in fin dei conti, è questa l’aspirazione dell’UDC: poter scegliere lo schieramento che ha maggiori probabilità di vincere ed eventualmente abbandonarlo quando la nave è in procinto di affondare…
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aldo cossu
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