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© 2010 Il Jester 22 aprile 2010

Il 25 aprile: una festa o una nuova occasione di scontro?

La festa della Liberazione ancora una volta non è una festa sentita e condivisa da tutti, ma è solo l'autocelebrazione di una sola parte politica

Link breve: http://wp.me/pEivy-1Fb |   Permalink Categorie: Politica

Tutti festeggiano il 25 aprile. Per molti è un giorno di festa da utilizzare per una scampagnata, per altri invece ha un significato  più profondo. La data, infatti, commemora la liberazione dell’Italia dall’oppressore nazifascista, seppur con molte imprecisioni storiche e mitologiche che hanno di fatto distorto un processo che ha esageratamente esaltato la lotta partigiana, sminuendo di fatto l’apporto essenziale delle forze alleate alla liberazione del nostro paese, senza le quali i nostri partigiani avrebbero potuto fare ben poco. In questo contesto di lettura politica della liberazione, data in questi sessant’anni, si è rafforzata soprattutto la sinistra, che del 25 aprile ne ha fatto una festa propria, escludendo di fatto tutti quegli italiani che non si sono mai riconosciuti nei suoi valori e nella sua ideologia, e che ha ridotto pertanto la commemorazione a una sorta di festa dell’Unità primaverile.
Da qui lo scontro ideologico tra i sostenitori del 25 aprile e chi in questa data – così come è tradizionalmente proposta – non crede. Anche perché il folclore di sinistra l’ha riempita dei suoi miti e delle sue canzoni, riducendo la resistenza partigiana a quella dei partigiani comunisti, molti dei quali hanno compiuto atti poco democratici (ben documentati dal libro di Gianpaolo Pansa), con un obiettivo diverso dall’instaurazione di una democrazia. L’obiettivo dei comunisti infatti era l’instaurazione di una nuova dittatura, questa volta del proletariato. Fortunatamente per noi non è andata così.
Dicevo dunque che oggi il 25 aprile rinnova le divisioni nel popolo italiano, rendendo la festa più un’occasione di polemica che di unione. E questo perché la festa anziché invitare tutte le componenti sociali e politiche a riunirsi intorno a un pacchetto di valori condivisi, rimarca le differenze e rinnova i vecchi pregiudizi. Soprattutto il pregiudizio secondo il quale se non sei di sinistra, sei un fascista. Se non sei di sinistra, non sei degno di festeggiare la ritrovata democrazia. Se non sei di sinistra, sei politicamente inferiore e non capisci nulla.
Ecco, questo è il significato profondo del 25 aprile qui in Italia, oggi; soprattutto perché a governare non c’è la sinistra. Così capita che se ti azzardi a commemorarlo e sei di destra, rischi di venire fischiato e rischi di venire additato come un fascista che vuole appropriarsi delle feste altrui. E inutili sono stati gli appelli rivolti in questi ultimi anni a favore di un maggiore senso di unità nazionale; inutili perché  la liberazione del 25 aprile non è sentita come una festa di tutti, ma come una festa di parte. Come una festa che può essere degnamente celebrata e commemorata solo da chi ha adorato per anni e per decenni la falce e il martello, fino addirittura a rinnegare la patria Italia e l’orgoglio di essere italiano. Non bisogna infatti dimenticare quello che affermò Togliatti, capo politico del partigianesimo rosso (quello che oggi si arroga il diritto di celebrare la liberazione dell’Italia), al congresso del PCUS: “E per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere dieci volte più del migliore italiano.”
Capito? Noi oggi commemoriamo una data importante, ma abbiamo dato a questi personaggi, alla loro “italianità” e ai loro eredi il diritto-potere di stabilire chi è degno di festeggiarla e chi non, stabilendo chi ha la patente di vero democratico e chi invece – essendo stato dalla parte dei vinti o addirittura non avendo parteggiato per nessuna delle due parti (consapevole che il rimedio rischiava di essere peggiore del male) – non ce l’ha mai avuta. Buon 25 aprile a tutti…

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