Ancora, nel 2009, lasciano sgomenti certe affermazioni provenienti dai comunisti nostrani, capeggiati da Diliberto e Giordano, i quali – per il 25 aprile – invitano Berlusconi a starsene a casa o andare in Sardegna, perché – a loro dire – lui (il Premier) non ha nulla a che fare con il 25 aprile. Secondo Claudio Grassi (PRC) infatti: “Il premier rimanga a casa. La Resistenza non è per lui. Il 25 aprile è la festa della libertà e della democrazia ed è giusto che vi partecipi chi si riconosce in quegli ideali e in quel patrimonio, e non altri, a partire da La Russa o da un premier come Berlusconi. È molto meglio, dunque, che i vari La Russa e Berlusconi si occupino d’altro e facciano altro, il 25 aprile, invece di andare ad infangare e inquinare la memoria della Resistenza e della lotta di Liberazione“.
Capito? La “Libertà” e la “Democrazia” non fanno per Berlusconi, mentre – a quanto pare – fanno per chi vorrebbe o avrebbe voluto una bella dittatura rossa, falce e martello, qui in Italia, già dalla fine della seconda guerra mondiale. Perché è chiaramente e indubbiamente risaputo quali fossero gli obiettivi dei comunisti di Togliatti alla caduta del regime fascista: una bella repubblica popolare di stampo beceramente comunista, affiliata, prostrata e umiliata all’Unione Sovietica. E per raggiungere questo obiettivo, alcuni simpatici partigiani rossi e rossastri non hanno esitato a trucidare indiscriminatamente nelle zone dell’Emilia Romagna persone innocenti in nome della rivoluzione rossa e dell’antifascismo.
Se questa è libertà e democrazia, allora ben venga la non adesione alla commemorazione del 25 aprile. Poiché per loro – i comunisti – la Resistenza fu solo uno strumento… un ponte attraverso il quale far passare l’Italia da un regime brutale e totalitario a un altro regime ancor più brutale e totalitario. Altro che valori di libertà e democrazia! I comunisti di allora miravano a ben altro che a rendere liberi e felici gli italiani oppressi dal ventennio. Loro volevano un nuovo ventennio, possibilmente di qualche centinaio d’anni e forse più.
Fortunatamente per noi italiani, le cose sono andate molto diversamente, e i vari “papà” di Diliberto e Giordano e i “nonni” dei neocomunisti e no-global che starnazzano nelle piazze non hanno avuto la meglio. A Togliatti fu messa la museruola, mentre i veri liberali e democratici, appoggiati dalle forze angloamericane instaurarono in Italia una repubblica democratica schieratasi con il mondo libero: quello occidentale. E questo, nonostante i maldipancia comunisti che si sono protratti fino alla caduta del muro di Berlino (con diversi echi nel presente), simbolo – ricordiamo – del fallimento dell’ideologia comunista nel mondo.
Però il 25 aprile è rimasto, e i comunisti e la sinistra in generale, negli anni, se ne sono indebitamente appropriati, mistificando la storia (anche nei libri) e piegandola a proprio vantaggio. Così, nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, la Resistenza è diventata una festa falce e martello, laddove nulla aveva e ha a che vedere con essi, col comunismo e con l’oppressione a cui esso si ricollega naturalmente e inevitabilmente. La Resistenza fu soprattutto liberale e democratica, e dunque ben lontana dagli ideali comunisti di Togliatti e compagni, i quali – ripeto – tentarono di utilizzare il fronte partigiano non certo solo per liberare l’Italia dai fascisti, quanto con il secondo fine (mai nascosto) di dare un colpo di rivoluzione e instaurare nel nostro paese un regime dittatoriale e oppressivo asservito all’URSS di Stalin.
E allora? Allora Diliberto, Giordano, Grassi e compagni oggi più di ieri non hanno alcuna qualifica per dare patenti di libertà, democrazia e antifascismo a Berlusconi, visto che loro stessi continuano a promuovere un’ideologia, la quale è ben lontana da questi concetti, tranne l’antifascismo, il quale però è visto non tanto come esaltazione del concetto di libertà liberaldemocratica da opporre all’illibertà fascista, quanto esaltazione dei “valori” del comunismo da opporre al fascismo il quale però ricomprende tutto ciò che non è comunista, compresa dunque la liberaldemocrazia. Essere pertanto antifascisti per i comunisti, significa essere essenzialmente comunisti e dunque fautori dell’ideologia marxista-leninista. Per noi liberali e democratici, invece, essere antifascisti significa essere liberali e democratici, promuovere la libertà e la democrazia come princìpi fondamentali di uno Stato. Per cui, in un’ottica di vera Resistenza, all’antifascismo si deve accompagnare inevitabilmente l’anticomunismo. Ecco che allora il 25 aprile deve essere una festa e una commemorazione che condanna tutti i regimi e tutte le ideologie illiberali, perché se è un valore essere antifascisti, altrettanto deve esserlo essere anticomunisti.










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