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I cosidetti “bamboccioni” in Italia sono a quota 58%

1 26 maggio 2010 | Cultura, Politica | Permalink

Non possiamo fargliene una colpa. Almeno non a tutti, perché in questo paese le difficoltà sono davvero tante e spesso insormontabili; attribuire tutte le responsabilità ai ragazzi è pertanto davvero ingiusto. Guardiamoci un po’ intorno. Il clientelismo, il favoritismo, il nepotismo, la grande voglia di sfruttamento sono i fattori che spesso influenzano – e non poco – le scelte di milioni di ragazzi. Aggiungiamoci la burocrazia e i miti comunistoidi del “posto fisso”, e il gioco è fatto. Nessuna delle nuove generazioni ha il coraggio e forse nemmeno la concreta possibilità di mettersi in gioco e di uscire dal guscio familiare, di progredire e di crearsi una vita propria, magari un nuovo nucleo. E’ più sicuro (e forse lo è davvero) stare ancora a casa con mamma e papà. Ma può essere pure una condanna, più che una scelta di vita. I giovani vorrebbero magari spiccare il volo, ma la nostra società offre poche occasioni per permetterglielo. Oggigiorno, per trovare uno straccio di lavoro dignitoso, non è neanche più sufficiente la laurea, figuriamoci se non si ha nemmeno il diploma. Ti restano solo le scale di qualche condominio, oppure l’adulazione del politicante di turno.
L’Italia dovrebbe soffermarsi su queste considerazioni, anche davanti a una società che invecchia sempre di più e che è poco disponibile a lasciare spazio ai giovani. Troppi “vecchi” nei posti pubblici, troppi “vecchi” nei posti di responsabilità, troppi “vecchi” nella politica, troppi “vecchi” che condizionano la vita dei giovani. Insomma troppe vecchie generazioni che non decidono di farsi da parte e che non lo vogliono nemmeno, attaccati come sono ai loro egoismi.
La vita è diventata complicata, troppo complessa anche per chi ha un titolo di studio. Troppe sono le disparità tra le realtà diverse dei nostri territori: perenne crisi al sud e caoticità al nord. Tantissime le leggi e le prassi che intralciano:  norme contraddittorie e amazzoniche, burocrazia cervellotica, arroganza dei poteri pubblici, malaffare, corruzione, gelosie e lassismo nelle pubbliche amministrazione sono i primi ingredienti che impediscono la crescita delle nuove generazioni. Le responsabilità sono soprattutto istituzionali, prima che familiari. Sono delle istituzioni scolastiche, spesso carenti nella preparazione degli studenti. Perché nel nostro sistema prevale l’interesse personale al proprio benessere, prima di quello dell’intera collettività.
La famiglia. Ho detto che le responsabilità della degenerazione delle nuove generazioni sono istituzionali prima che familiari. Il che significa che anche la famiglia ha la propria parte di colpa. Genitori poco propensi a fare gli educatori di vita, insegnano poco ai loro figli; genitori che viziano la prole, insegnano che si può ottenere tutto e subito, e senza fatica. Perché dunque trovare un lavoro? Perché cimentarsi in un’avventura di vita, se si ha tutto pronto a casa propria? Eppure, può capitare che anche nel caso delle famiglie, le colpe della società siano determinanti: le esigenze dei tempi moderni richiedono orari di lavoro giornaliero pieno; mamma e papà, per portare la pagnotta a casa, spesso non possono stare dietro ai figli, perché viene prima il datore di lavoro, e i figli crescono come piante selvatiche, alimentate da genitori troppo occupati per pensare alla loro educazione.
I bamboccioni dunque non sono solo il prodotto umano di qualche coppia scoppiata o lassiva… o arresa. Sono i figli di un’intera società che pretende troppo dalle nuove generazioni, ma che dà loro poco o nulla per soddisfare quel troppo…

Tutti i dati dell’indagine ISTAT: qui.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • Vito

    Da laureato, precario, emigrato, con famiglia come non essere d’accordo? Speranza? Nessuna.

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