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© 2008 Il Jester 08 dicembre 2008

I Coloni di Catan

Da gioco di società a romanzo storico-fantastico

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L’ho trovato in un supermercato, a un prezzo superscontato. I Coloni di Catan  (ed. Armenia), scritto da Rebecca Gablé sulla falsariga del noto gioco di società da tavola tedesco, è davvero un bel libro, coinvolgente e appassionante che racchiude in sé l’emozione dell’evoluzione di una microsocietà, alle prese con l’insediamento in una terra sconosciuta, e i diversi problemi interelazionali e intereligiosi fra i coloni.
E di fatto, il libro rispecchia fedelmente l’obiettivo del gioco di società, sebbene (ed è ovviamente inevitabile) abbia una connotazione narrativa del tutto autonoma, decisamente legata alle antiche società vichinghe e ai loro miti.
I Coloni di Catan (il libro) narra le vicende di un popolo vichingo che vive in una terra non meglio localizzata, chiamata Elasund nella penisola scandinava, il quale – dopo l’ennesimo attacco da parte di popolazioni nemiche che compiono stragi e razzie, aggravando la già situazione precaria di un’economia agropastorale appesantita dal clima certamente non favorevole – decide di abbandonarla per iniziare una nuova avventura in una terra lontana, quasi mitologica.
Nel contesto, l’autrice espone in modo dettagliato e realistico i rapporti tribali e le usanze tipiche delle società nordiche: dalla religione fino ai rapporti sociali, dove emerge con chiarezza il ruolo della donna e l’uso degli schiavi.
L’avventura inizia proprio con il viaggio per mare, davvero al limite della sopravvivenza, per l’ignaro popolo migrante. I nostri eroi, imbarcati in cinque navi da pesca, caricati i loro averi, affrontano l’oceano sterminato e sconfinato, alla ricerca della terra promessa. Dopo diverse peripezie legate a due violente tempeste, arrivano finalmente nell’isola tanto sognata e agognata che presenta un ecoclima davvero ideale per la crescita e il benessere dei sopravvissuti. Tanto che nella prefazione si fa riferimento all’Islanda, sebbene  Catan abbia poco a che vedere con le caratteristiche morfologiche dell’isola, a parte l’attività vulcanica.
A questo punto, ecco che emerge il gioco. Il libro focalizza l’adattamento della comunità al nuovo ambiente, il suo progresso e la nascita dei primi dissapori e delle prime divergenze; sentimenti che porteranno  la società, inizialmente coesa e unita, a nuove ma già vecchie divisioni.
Non voglio però narrare le vicende. Quel che mi interessa evidenziare è la magia di un libro che vuole descrivere la vita di una piccola società alle prese con le difficoltà di una colonizzazione, i problemi che essa comporta soprattutto nel rapporto con le tradizioni dei paesi abbandonati, che paiono, nella nuova terra e dinanzi a nuove e inedite difficoltà, del tutto inadeguate. E del resto, se  già lo saranno sono le tradizioni, ancora di più lo saranno i ruoli che i coloni avevano nella vecchia patria.
Rebecca Gablé ha peraltro inserito l’inedito religioso e mistico, attraverso un serrato confronto (che costituirà uno degli assi narrativi portanti del romanzo) tra il vecchio politeismo pagano del pantheon nordico (Odino, Thor e Loki) e il nuovo Dio carpentiere dei cristiani fatto conoscere alla popolazione attraverso uno dei coprotagonisti del romanzo: lo schiavo Austin, monaco sassone catturato da Candamir, altro protagonista del romanzo.
Insomma, posso senz’altro affermare che I Coloni di Cadan è un libro da leggere. Un romanzo che potrebbe essere, a ragione, definito storico-fantastico, sebbene di fantasy non ci sia altro che l’ambientazione. Poiché è completamente assente il soprannaturale, inteso come forza che agisce nei destini degli uomini in modo plateale e diretto. L’unica dimensione spirituale è costituita dal rapporto anzidetto e dalle superstizioni e tradizioni del popolo nordico rivissute nelle usanze e nelle ciclo delle stagioni.
Nel contesto non manca peraltro il taglio avventuroso ed esplorativo, il quale – a mio avviso – avrebbe potuto essere anche più marcato. Ma chiaramente la sua assenza non è determinante per una valutazione globale positiva dell’opera, la quale semmai appare troppo breve.

Breve nota biografica di Rebecca Gablé
Nasce in Germania nel 1964. Dopo aver studiato letteratura, storia e medievalistica a Dusseldorf, si è dedicata alla scrittura di romanzi storici e alle traduzioni. Di romanzi storici ne ha scritti ben quattro. I Coloni di Catan costituisce la trasposizione del famoso gioco di società che porta lo stesso nome, inventato in Germania da Klaus Teuber.

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