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Grillo il rivoluzionario lancia Woodstock 5 stelle

27 settembre 2010 | Cultura, Politica | Permalink

E’ incredibile, ma Grillo ancora ci tenta, e questa volta inventandosi “Woodstock 5 stelle”. Praticamente l’ennesima entità grilliana, dopo il movimento a cinque stelle, i vaffanday e i vari popoli viola. Non sa più, evidentemente, cosa inventarsi per far parlare di sé. Anche perché la solfa è sempre la stessa: noi amiamo la democrazia e la libertà, noi siamo “i pazzi della democrazia“. E la rete – internet – deve essere attribuita a ogni cittadino per diritto di nascita, nel senso che “ogni cittadino deve avere per diritto di nascita l’accesso gratuito alla rete. Solo se un cittadino è informato, è libero.”
Tutte belle parole, anche perché ci mette in mezzo San Francesco, che era un pazzo di Dio, mentre – come ho già detto – lui e i grilliani si considerano pazzi della democrazia. Dicevo, tutte belle parole, senonché talmente belle che sono banalmente utopiche e retoriche. Per essere precisi, vuoti slogan, ai quali difficilmente si può credere, fosse solo che la realtà è ben lontana dai proclami del ricco tribuno. Peraltro, ammesso che ci fosse davvero la possibilità di accesso gratuito alla rete, mi chiedo chi pagherebbe le connessioni, visto che Telecom e compagnia cantante non lavorerebbero per noi gratis…
Ma questo è solo un dettaglio. Il vero è che Beppe Grillo non ama che su di lui scenda il sipario, ed ecco dunque che ogni tanto si sveglia con qualche iniziativa strampalata. Ma solo per dare fastidio ai suoi diretti concorrenti: IDV e PD. Perché alla fine solo Bersani e Di Pietro possono avere un ritorno negativo dalle iniziative di Grillo. Il popolo grilliano infatti si sovrappone e si confonde con quello che segue e/o vota il Partito Democratico o l’Italia dei Valori. Forse (dico forse) magari ora potrebbe anche riscuotere qualche simpatia pure fra i finiani, i quali riscoprirebbero con lui tutto il folclore antiberlusconiano di cui i suoi “simpatici” monologhi – che si vendono bene in libreria e nelle edicole – sono strapieni e zeppi.
Per quanto riguarda l’iniziativa di Woodstock, be’, l’affermazione che mi ha fatto più ridere è che loro sono dei rivoluzionari. Ma di che? Cosa rivoluzionano o cosa dovrebbero rivoluzionare, se le rivoluzioni che predicano fanno ridere oppure non si possono fare? Basta leggere o sentire le loro proposte per capirlo. Prendiamo la storia delle energie pulite, e precisamente l’eolico: una bella cosa. Peccato che poi il rischio è il deturpamento del paesaggio con tutte quelle torri bianche innalzate al cielo e le centrali nucleari a pochi chilometri dal confine, senza averne il minimo vantaggio energetico (ma con tutti gli svantaggi di un incidente atomico e delle bollette energetiche astronomiche). Non pensiamo poi all’idea di libertà di informazione che hanno i sedicenti “rivoluzionari”. Se tanto mi da tanto, il loro concetto di “libertà di informazione” è di questo tenore: l’unica libera opinione che ha diritto di cittadinanza è quella che è d’accordo con noi. Bella cosa, vero?
Insomma, a veder bene, il concetto rivoluzionario grilliano, se questa è la sostanza delle idee che vengono propugnate, non è poi così rivoluzionario. O meglio lo è in una direzione che certamente ha poco a che fare con la vera libertà, che dovrebbe invece comportare sempre il rispetto per l’avversario politico (e per chi lo segue), anche se non se ne condivide l’idea. Invece, dalle parti del Vaffanday e affini, nelle opinioni diffuse della esigua minoranza che segue il comico-tribuno, l’asse portante è il disprezzo e la derisione per coloro i quali la pensano diversamente. Per costoro, tanto per fare un esempio, un cittadino che crede o sostiene Berlusconi e il PDL, è per forza, se non un fascista, uno scagnozzo berlusconiano, un servo del padrone, peggio un drogato di Maria De Filippi, un decerebrato sempre lì a godersi come un pervertito culi e tette di veline e letterine…
Peccato (per loro) che non sia proprio così. Il vero è che è la prospettiva a essere diversa. Il punto di vista è differente, così come è differente la sensibilità. Dalle parti del centrodestra, contano valori come garantismo, tradizione e libertà: lo Stato non è tutto, e i poteri dello Stato devono essere equilibrati (cosa che oggi non sono) e al servizio del cittadino (che sono ancor meno). Dalle parti dei Vaffandays viola, invece, lo Stato è tutto e la confusione è tanta: viene confuso il giustizialismo con la giustizia, la socialità con il socialismo, la libertà con la faziosità. E i cosiddetti valori che contano alla fine sono di chiara tradizione comunistoide: egemonia culturale e sociale, libertà per loro ma non per gli altri, ipocrisia e tanti altri dettagli marxisti-leninisti-sessantottini che qui non voglio elencare…
Perciò, posso affermare con candida certezza che Woodstock 5 stelle è l’ennesima trovata di spettacolo di un uomo che forse avrebbe fatto meglio a continuare in un ruolo che lo ha reso famoso (seppur meno ricco di oggi) e che lo faceva apprezzare da tutti: quello di comico dotato. Il ruolo che, in verità (e fortunatamente per noi), meglio gli riesce anche quando tenta di contrabbandarsi per politico rivoluzionario…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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