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Gli «studenti universitari» che protestano per proteggere privilegi, baronati e inefficienze

24 novembre 2010 | Cultura, Politica | Permalink

Mi chiedo quanti di quelli che sono andati in piazza e che hanno «attaccato» oggi Palazzo Madama, fino a causare il ferimento di un addetto alla sicurezza, siano davvero degli studenti modello: di quelli che studiano, danno gli esami e poi si laureano. Me lo chiedo, perché se oggi l’Università è un abominio, il ringraziamento maggiore lo dobbiamo fare alla sinistra – quella inneggiata negli stendardi dei protestanti (v. foto) – che ha trasformato le aule universitarie in luoghi di incontro e scontro politico, in sedi distaccate del PCI e poi dei DS e infine di Centri Sociali, Collettivi, No Global, e più se ne ha di porcherie sinistrate più se ne metta. E me lo chiedo anche perché se si è arrivati a questa riforma è perché l’Università italiana versa in uno stato gravissimo, divenuta ormai terra dove la fanno da padrone baronati e cultura di sinistra, dove il merito è un demerito, mentre la tessera politica o la parentela sono i requisiti principi per fare carriera all’interno di istituzioni palesemente marce.
È triste vedere quanta gente oggi viene strumentalizzata dalla sinistra che prima ha rovinato l’Università, rendendola terzomondista, nepotista e politicamente orientata, e poi l’ha trasformata in un tempio del comunismo militante nel quale sono nate le peggiori idee che hanno generato – negli anni ‘70 – il terrorismo brigatista. È triste vedere quanta gente ha creduto oggi nel patetico show di Bersani, il quale ha dimostrato di avere ben poco rispetto per le istituzioni e per gli studenti universitari che oggi sono andati davanti al Senato per difendere non già i loro diritti, come lo stesso Bersani vorrebbe far credere loro, ma le porcherie fatte dalla sinistra, di cui i baronati e il nepotismo sono i figli legittimi. Perché gli studenti che oggi hanno protestato, hanno fatto il gioco di chi non vuole cambiare l’Università, di chi vuole mantenere il controllo politico e culturale degli atenei. Di chi in altre parole vede questa riforma come il fumo negli occhi, perché elimina i privilegi consolidati in decenni di «okkupazione kulturale e politika».
Diciamo che oggi è stata evidenziata la grassa pateticità di chi non ha capito nulla di questa riforma e dei suoi obiettivi. È inutile girarci intorno: l’Università italiana deve cambiare. La nostra è la peggiore d’Europa. È la più inefficiente, ed è quella che meno prepara fra tutte quelle del vecchio continente, mentre è quella che spende e spande di più: naturalmente in stipendi e privilegi. Se una laurea a Cambridge vale cento, la medesima laurea alla Statale di Milano vale dieci, ma costa molto di più allo Stato. E questo perché da noi conta di più l’essere nipote o figlio di… o l’essere politicamente orientato a sinistra, per ottenere qualche voto e una carriera assicurata. A nessuno in verità negli atenei frega qualcosa degli studenti e della loro preparazione. Del resto, gli stessi baroni inamovibili delle Università fanno il bello, il brutto e il cattivo tempo: fissano date di esami quando gli viene bene, se gli viene bene. Ti promuovono se gli stati simpatico o sei il figlio di Tizio o Caio, oppure se frequenti il suo stesso partito sinistrato. E se non lo sei, magari ti promuovono perché gli hai ripetuto a pappardella la sua lezioncina o hai comprato il suo libro scientifico.
Questa è l’Università italiana, dove il diritto allo studio è garantito soprattutto ai furbi le cui famiglie dichiarano un reddito inferiore a quello effettivo e che per questo usufruiscono di borse di studio ed esenzioni. Mentre i meritevoli pagano tutto e soffrono il doppio. Non hanno servizi, non hanno gli appoggi, le parentele o qualche santo nel paradiso del rettorato.
Ecco cosa hanno difeso oggi molti degli studenti del nostro stivale. Difendono quello che poi pretenderanno nel mondo del lavoro: l’appoggio, la spintarella, il privilegio, la comodità di uno stipendio pubblico senza lavorare. È una catena nella quale gli italiani sono imbrigliati senza scampo, grazie soprattutto alla cultura (politica) della sinistra che ha invaso ogni campo del sociale e che con questa invasione deleteria soffoca il progresso, il vero progresso.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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