Pur essendo cattolico (e anche praticante), non ricordo affatto i Vangeli a memoria, eppure ho il dubbio che Gesù abbia detto da qualche parte che non avrebbe mai voluto donne a esercitare il ministero sacerdotale: un po’ perché all’epoca il ministero sacerdotale non era stato ancora istituito, e un po’ perché Matteo, Marco, Luca e Giovanni non hanno mai fatto intendere seriamente che Gesù chiamò solo uomini e non donne ad annunciare la parola di Dio. Del resto, che fra i discepoli di Gesù ci fossero donne è confermato da Maria Maddalena e dalla stessa Maria, sua madre. E poi le sorelle di Lazzaro e chissà quante altre…
Insomma, già su queste basi mi pare che la debolezza del “dogma” ecclesiastico sia – diciamo – un tantino lampante. Aggiungiamoci anche un’altra evidente quanto indiscutibile considerazione: Gesù, benché Dio, benché il Salvatore della nostra anima, ha comunque vissuto in un periodo e in un società profondamente maschilista. Ammettere, in Israele, duemila anni fa, che una donna potesse leggere le Sacre Scritture (la Torah) e potesse diventare un “Maestro”, accedere alla Sinagoga… ed esercitare il diritto d’interpello, sarebbe stato profondamente scandaloso, oltreché inamissibile. Se Gesù avesse tentato di sovvertire una simile tradizione, probabilmente non sarebbe arrivato neanche a trentatre anni. Ma del resto, lui se ne guardò bene e rivelò la Parola di Dio nel perfetto solco della tradizione ebraica, sebbene con qualche personalizzazione che i farisei e gli scribi non videro comunque di buon occhio.
Gesù dunque non chiamò donne fra i suoi apostoli, ma questo probabilmente accadde per una questione di opportunità potremmo dire “politica”: Cristo voleva evitare complicazioni nell’annuncio della Buona Novella. Conosceva perfettamente le sue pecorelle (tanto per utilizzare un termine tipicamente evangelico), e sapeva che la presenza evidente e ufficiale di donne fra i suoi più fidati seguaci, sarebbe stato d’ostacolo al progetto messianico.
Questo, peraltro, non esclude nulla in ordine al ruolo femminile nei primi tempi del Cristianesimo: le donne furono importanti nella diffusione della Novella Cristiana. L’insegnamento del Vangelo in ogni parte del mondo è merito anche e soprattutto delle donne, come mogli, madri, figlie e sorelle. La preclusione sancita dalla Chiesa al ministero femminile, oggi più di ieri, appare perciò un relitto di un remoto passato che non ha più alcuna ragione d’essere. Del resto, nel mondo moderno, la donna ha acquisito un valore e un ruolo paritetico rispetto all’uomo in ogni ambito sociale.
Eppure, nonostante questo, nonostante viviamo nel ventunesimo secolo, la Chiesa continua ad arroccarsi su posizioni eccessivamente formaliste, argomentando sempre sulla solita considerazione: “Gesù non ha chiamato donne… Gli apostoli erano tutti uomini”. Eccerto! Vorrei ben vedere! All’epoca sarebbe stato quasi impossibile l’ipotesi contraria. Ammettendo il “libero arbitrio”, Iddio non avrebbe potuto avere la meglio su una mentalità rigidamente maschilista come quella dell’epoca. Perciò, Gesù si è adattato.
Oggi, il Sinodo dei Vescovi ha auspicato che alle donne venga quantomeno riconosciuto il “Lettorato”, cioè venga loro affidato quel particolare ministero che è della lettura dei Vangeli. Voi mi domanderete: “Ebbè? Nella mia Chiesa le donne leggono già da parecchio.” E’ vero, vi rispondo io. Ma una cosa è leggere senza un particolare conferimento ministeriale, una cosa è leggere con il conferimento ministeriale. A livello istituzionale, il secondo è una sorta di “riconoscimento ufficiale” del ruolo. Ma oltre questo i Vescovi non vanno: viene escluso ancora il ministero sacerdotale, e non pare proprio che Benedetto XVI° sul punto innoverà se si pensa che sulla questione anche Giovanni Paolo II° era irremovibile.
Ma forse è solo una questione di tempo. Le vocazioni, nella Chiesa Cattolica, stanno diminuendo, e non è escluso che fra qualche decennio, chi verrà dopo Papa Ratzinger, non possa riprendere in considerazione la delicata tematica, non disunita peraltro alla possibilità per i preti di sposarsi e dunque di crearsi una famiglia (sul punto, non saprei però che dire: forse qui mi ritrovo un po’ più conservatore). L’apertura alle donne sarà perciò inevitabile, e forse lo sarà ancora di più quando le differenze fra i sessi saranno completamente annullate. Allora, la Chiesa dovrà riconsiderare con maggiore ponderatezza le proprie posizioni che, già oggi, sono poco giustificate. Se Cristo fosse venuto ad annunciare la Salvezza nel mondo attuale, probabilmente non avrebbe fatto differenze fra uomini e donne: fra i suoi apostoli avremmo avuto le quota rosa assicurate. Perché, in realtà, Dio non fa assurde discriminazioni; gli uomini sì.
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Gianni
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