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Germania: svolta a destra per la Merkel

28 settembre 2009 | Politica | Permalink
I tedeschi scelgono e danno fiducia ai cristiano democratici e ai liberali. Colata a picco per i socialisti del SPD

merkelDopo diversi anni di grande coalizione, preceduti da altri sette di governo del centrosinistra, la Germania torna a virare a destra, con la vittoria dei cristiano democratici guidati dalla Merkel (l’unione dei CDU-CSUE) e del Partito Liberale (FDP). Il partito socialista (SPD) ritorna all’opposizione, dopo aver collaborato alla coalizione che ha visto governare la cancelliera tedesca in questi ultimi anni. Il risultato chiaramente non sembrava affatto scontato, ma i tedeschi hanno evidentemente scelto la sicurezza e la stabilità che solo un governo di centrodestra può dare in un momento di grandi cambiamenti sociali come questo. Tante infatti le sfide dei prossimi anni; sfide che una coalizione di centrosinistra non avrebbe potuto affrontare con capacità e serenità.
La prima sicuramente è la crisa economica. La Germania ha sofferto parecchio e il nuovo governo vuole dare iniezioni di libero mercato, abbassando nel contempo la pressione fiscale di ben 10 punti percentuali. Tuttavia, il grosso deficit di bilancio non permetterà alla coalizione di effettuare troppi tagli alla spesa, anche perché le parti sociali – molto forti in Germania – non lo permetterebbero.
Un altro fattore importante nel futuro della Germania è sicuramente il dato energetico. La nuova maggioranza intende proseguire con la scelta nucleare, finché almeno le energie rinnovabili non saranno capaci da sole di rendere il paese energeticamente autonomo. Il che appare uno schiaffo alla nostra sinistra, che da mesi ormai agita lo spauracchio nucleare come soluzione vecchia e pericolosa. In Germania non lo è, ed è sicuramente intelligente un progetto energetico che preveda l’energia atomica nel breve periodo e nel lungo una sua progressiva sostituzione con le energie rinnovabili.
Ma la Germania ha pure altre sfide da affrontare. In primo luogo le alleanze e il ruolo internazionale del paese centroeuropeo. Per quanto riguarda l’Afghanistan, Merkel intende confermare il ruolo tedesco nel paese mediorientale. Tuttavia, è chiara l’intenzione della nuova cancelleria di effettuare un ritiro delle truppe il più presto possibile. Ma questo – ovviamente – è l’auspicio di tutti, anche del nostro governo. Purtroppo però gli impegni NATO sono sempre impegni e non possono essere disattesi, almeno finché il paese afghano non sarà messo in sicurezza.
La Turchia non dovrà entrare in Europa. Almeno questa è la posizione della Germania cristiano-liberale. I motivi sono evidenti: questo paese non da garanzie in fatto di rispetto dei criteri e obiettivi UE. Ma non solo, fra i tedeschi c’è diffidenza verso una nazione che comunque non ha una solida struttura democratica, e il partito di ispirazione islamica mal si concilia con la cultura europea. Pertanto, è più auspicabile un “rapporto priviligiato” con l’Europa. E sul punto, non posso che essere d’accordo: la Turchia in Europa è come un ebreo alla Mecca. Non ci sta a fare nulla. Un simile ingresso infatti non rappresenta una vera utilità per il vecchio continente, senza contare il pericolo islamico e antidemocratico che ne deriverebbe da una decisione in senso contrario.
Per quanto riguarda l’Iran, be’… la Germania che svolta a destra pare orientata sulle medesime posizioni del resto dell’Europa e degli Stati Uniti. Un programma nucleare pacifico è possibile, ma il governo iraniano deve dare forti garanzie in tal senso. Garanzie che a quanto è dato vedere non esistono affatto: Ahmadinejad sta sperimentando missili a lunga gitata capaci di colpire Israele e le navi americane nel golfo. Un’intenzione non proprio pacifica che rende il rapporto con il paese mediorientale davvero critico. Possibili pertanto le sanzioni ONU e una pressione pure sui diritti umani.
Affrontando invece la questione della riforma dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, la coalizione tedesca preme verso due posizioni differenti. La prima, sostenuta dai cristiano democratici, intende ottenere un seggio permanente all’ONU, al fianco di Russia, Cina, Francia, USA e Inghilterra. La seconda, sostenuta dai liberali, invece vorrebbe un seggio unico europeo. Chiaramente appare – allo stato – più fattibile la prima opzione, ma sul punto l’Italia non potrà certo restare a guardare. Non si vede infatti il motivo per il quale la Germania debba avere un seggio permanente e il nostro paese debba restare invece alla finestra. Appare invece più opportuno che entrambi i paesi abbiano un ruolo di maggior peso nell’organismo internazionale.
Infine in clima. Il paese tedesco conferma l’adesione al protocollo di Kyoto, ma non intenderà – con il nuovo governo – sacrificare troppo l’industria tedesca, soprattutto quella dell’auto. La crisi economica è stata troppo grave e ha visto sul baratro del fallimento una grande azienda come la Opel. Per questo, la coalizione probabilmente frenerà sui rigidi criteri antiinquinamento previsti dal documento internazionale.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

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