Aveva giurato che il suo sarebbe stato un mandato a termine, ma evidentemente l’idea dell’outsider di Udine che sfida il filosofo economista, contendendosi le spoglie del PD, proprio non gli deve essere andata giù al buon Dario, il quale ha così deciso di proporsi per il futuro del partito: un piccolo passo per Franceschini, un grande passo per la sinistra, verrebbe da dire. In verità, si tratta in entrambi i casi di un piccolo passo, anche perché il PD di grandi passi proprio non ne può fare.
Oggi il segretario pro tempore ha affidato al suo blog la decisione di candidarsi. Come nella migliore sinistra progressista, a suo agio con le nuove tecnologie (ma io direi piuttosto “in virtù della moda lanciata da Obama”), il buon Dario si presenta ai suoi afficionados come l’uomo del futuro a sinistra, come la testata d’angolo della sinistra dei giovani, come il segretario che dialogherà solo con la base e si opporrà al delirio berlusconiano. E lo fa, con un video su internet da camomilla.
A ben vedere… o meglio, a ben sentire, il discorso del segretario pro tempore è decisamente trito e ritrito. Già prima di lui, queste cose le aveva dette Veltroni, e tutti sappiamo come è andata a finire la storia. Poi è toccato a Debora Serracchiani, nuova promessa della sinistra nostrana tutta moralità e cultura (in verità – dopo averla sentita parlare – mi chiedo perché il PD insista con la vocazione al suicidio politico).
Franceschini comunque non bada alle sottigliezze d’immagine. La vittoria non è un suo affanno, ma se arriverà sarà certamente la benvenuta. Altrimenti, la sua, sarà stata comunque un’esperienza interessante, in un periodo che sarà scritto nei libri di storia come l’era del gossip intorno al letto berlusconiano. D’altro canto, rimanendo sul segretario del PD candidato, io dubito fortemente che una minima vittoria per lui possa esserci. Le recenti trombature elettorali, il fallimento del referendum e il calo inesorabile dei consensi suggeriscono probabilmente un cambio di rotta definitivo che prenderà quasi sicuramente la strada emiliana, essendo la Serracchiani solo una outsider piazzata in prima fila per fare un po’ di colore e dare l’illusione che il Partito Democratico sia davvero il partito del cambiamento e dei giovani.
Se così è, non credo affatto che si assisterà a una gara avvincente ed emozionante: la sinistra è nota soprattutto per essere noiosa e per i finali scontati, e il video di Franceschini oggi, e i discorsi di Veltroni ieri, l’hanno ampiamente confermato. Perciò, bando ai sogni e ai “yes we can”, entrambi di nazionalità americana, personalmente ritengo che a ottobre verrà incoronato segretario Pier Luigi Bersani, salvo ovviamente colpi di scena dell’ultimo secondo, che in casa PD sono sì rari, ma quando si verificano fanno il botto.
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