L’ho sempre detto io: il vero male della libertà di stampa e di opinione in Italia non è una qualsivoglia legge sulle intercettazioni, dai buonisti della sinistra appellata come “legge bavaglio”, ma è il mal di querela. Il male, cioè, di ridurre il tutto a una banale disputa giudiziaria e a un procedimento penale, quando le cose dette dai giornali sono scomode o non garbano. Non c’è politico che non ne abbia usufruito, soprattutto a sinistra. E oggi tocca nuovamente a Fini, il quale – sentitosi diffamato per l’inchiesta de Il Giornale sull’appartamento di Montecarlo ereditato da AN per la benevolenza di una militante – minaccia querela contro Vittorio Feltri, il quale però, a stretto giro di posta, dichiara che “ride bene chi ride ultimo”.
Sta di fatto che il Presidente della Camera – a quanto si intuisce leggendo i quotidiani – non intende farla passare liscia al direttore del giornale berlusconiano. Infatti – tramite il suo portavoce – smentisce le rivelazioni del giornale di Feltri, e ritiene diffamante quanto asserito nei suoi articoli. Però, un però c’è. Io ho letto quegli articoli, e non so davvero se quanto riportato sia vero oppure falso; non ho gli elementi per giudicare e non ho neanche intenzione di occuparmi della sostanza della storia, ma è indubbio che Fini, anziché querelare e prestarsi a una grande contraddizione – quella di criticare la legge bavaglio e ritenere che i personaggi pubblici non abbiano una privacy davanti a fatti che li pongono dinanzi a delle responsabilità – dovrebbe dare delle risposte chiare e inequivocabili. Dovrebbe, in altre parole, dire esattamente come stanno le cose e offrire a noi elettori d’area e lettori delle ragionevoli giustificazioni su quanto accaduto a Montecarlo, affinché il dubbio instillatoci da Feltri venga dissipato.
E invece nulla! Fini minaccia le querele, ma tace sulla vicenda. Ci lascia il dilemma, e intanto Feltri affonda, con o senza il concorso degli altri quotidiani. Non a caso, facendo un breve escursus sulle terre del Corriere della Sera, Repubblica e Il Fatto, c’è da dire che il primo dedica un pezzo alla vicenda, il secondo è praticamente silente, il terzo riconosce la notizia ma ovviamente ritiene si tratti di un attacco mediatico a Fini per aver rotto con Berlusconi. Una vera cappa di omertà che lascia non poche perplessità sul significato in Italia della libertà di stampa e sul diritto all’informazione.
Ma facciamo un breve ragionamento. In Italia – ormai è assodato – esistono due tipi di informazione: quella antiberlusconiana e quella proberlusconiana. La prima è sempre legittima e rappresenta l’autentica libertà di espressione del cittadino e il suo diritto a essere informato senza bavagli e senza ostacoli; la seconda non ha invece alcun diritto di cittadinanza, poiché è becera espressione della cappa mediatica imposta dal Premier. Chi la fomenta e la scrive è un lacchè di Berlusconi, è un suo servo ed è un prezzolato senza alcuna moralità. Così ecco che se le vicende poco chiare riguardano Scajola o Bertolaso, due uomini vicini al Premier… o il Premier stesso, le notizie meritano la massima attenzione e il massimo risalto, e i giornali che le riportano in ogni dettaglio (compreso quello giudiziario) sono autentici organi che fanno informazione libera. Qualsiasi querela proposta contro di loro è un attentato alla libertà di informazione; come lo è, del resto, una legge che vuole semplicemente limitare l’abuso delle intercettazioni nei giornali. Diverso il discorso – e direi opposto – se le vicende poco chiare toccano personaggi politici antiberlusconiani o comunque non berlusconiani, o che rompono con Berlusconi. Ebbene, ogni notizia che riguarda queste vicende e i suoi protagonisti, è (sempre) frutto di una macchinazione e di un attacco mediatico contro colui o coloro che si oppongono al Cavaliere Nero; è un’insulsaggine che non ha nulla a che vedere con il diritto all’informazione… anzi, è proprio la mortificazione della libertà di informazione.
Capito? Due pesi e due misure: un dogma. Feltri è solo un servo del padrone Berlusconi, Mauro invece è un giornalista libero. Padellaro e Travaglio propongono notizie, Belpietro solo spazzatura berlusconiana. Santoro fa un talk show di qualità, mentre Vespa fa semplicemente il megafono del Premier. Bianca Berlinguer fa un TG, mentre Minzolini fa l’addetto stampa di Berlusconi. Insomma, la stampa di destra o comunque la stampa non allineata alla sinistra, è sempre una stampa venduta, serva e di bassa lega; quella di sinistra è sempre libera, obiettiva e di qualità. A certificare questa idea e la dicotomia valutativa poi intervengono i sindacati della stampa, i partiti politici e i blog di sinistra, come nelle peggiori dittature mediatiche e culturali delle quali non ci accorgiamo, talmente siamo stati educati a farlo grazie a una formazione culturale dominata dalla sinistra.
Tornando dunque a Fini, è incredibile come oggi la vicenda sull’appartamento monegasco che fu di AN, venga quasi taciuta e sminuita dai giornali diversi da Il Giornale e Libero; gli stessi giornali – ricordiamo – che ci hanno letteralmente martellato con le case di Scajola e Bertolaso, le vicende su Noemi Letizia, sulla D’Addario, sulle foto di Villa Certosa, sulle dichiarazioni di Spatuzza, e oggi sulla fantomatica P3. Gli stessi giornali che oggi invece non vogliono mettere a disagio il nuovo eroe antiberlusconiano. Certo, si può benissimo intuire che la vicenda in sé potrebbe anche rivelarsi una bolla di sapone, un secondo affare Boffo andato male (e se ciò dovesse accadere, per Feltri sarebbe la fine professionale), ma è altrettanto indubbio che se il Presidente della Camera, anziché querelare, facesse una bella conferenza stampa libera, dove ogni giornalista può fare delle domande, ognuno di noi avrebbe sulla questione le idee più chiare e il diritto all’informazione libera sarebbe maggiormente garantita, come lui stesso – sono certo – vorrebbe.










“ma è altrettanto indubbio che se il Presidente della Camera, anziché querelare, facesse una bella conferenza stampa libera, dove ogni giornalista può fare delle domande, ognuno di noi avrebbe sulla questione le idee più chiare e il diritto all’informazione libera sarebbe maggiormente garantita, come lui stesso – sono certo – vorrebbe.”
Io sogno che la faccia pure Silvione da Arcore una cosa del genere…sa quante domande potrebbero essere interessanti?
Commento di Stefano - ID - 3 agosto 2010 alle 14:54
Non preoccuparti. Al suo posto rispondono sempre puntualmente quelli di Repubblica e Il Fatto. Che ve ne fareste delle sue risposte, quando già sapete tutto?
Commento di Il Jester - ID - 4 agosto 2010 alle 08:03