27 aprile 2009
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FareFuturo contro le veline in Europa

Archiviato in: AttualitàPolitica

veline_01L’antefatto e presto raccontato. Sofia Ventura del periodico di FareFuturo tuona contro l’ipotesi di veline candidate nel PDL alle Europee. E io non posso che concordare. Ma ecco cosa afferma la giornalista: “Il fenomeno del ‘velinismo’ in politica, ancorché circoscritto, non aiuta certo a modernizzare una cultura ancora in parte diffidente verso il ruolo delle donne in politica e a promuovere la pari dignità dei sessi in ogni ambito della vita pubblica, piuttosto rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo-occidentale) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni“.
Be’, c’è da dire che ogni parola detta dalla Ventura trova piena ragione. Non è accettabile che un partito come il PDL, e dunque il Centrodestra, abbia una sifatta caduta di stile. C’è già la sinistra con calciatori, cantanti e giornalisti a incantare le folle elettorali. Il centrodestra non ha certo bisogno di questi “specchietti per le allodole”, bensì di persone preparate tecnicamente per affrontare un impegno serio al Parlamento di Strasburgo. Che ci fa pertanto una velina in uno scranno simile? Sicuramente non a fare politica, e certamente la sua presenza non rappresenta quell’esigenza di freschezza e di giovani che la politica oggi richiede.
La vena polemica dell’esponente di FareFuturo si sostanzia essenzialmente nel fatto che la presenza di certi personaggi in un contesto a loro del tutto estraneo, non costituisca affatto un’esempio di emancipazione femminile nell’ambito di un settore quale quello politico, bensì alimenti ancora di più lo stereotipo della donna come oggetto, e in questo caso come richiamo o specchietto per le allodole per gli elettori. Da qui la considerazione anzidetta, la quale evidenzia con forza la mortificazione di coloro che anziché dedicarsi a balli e canti leggeri, hanno sacrificato ore e ore di lavoro e studio per poter esercitare l’attività politica nell’interesse di tutti, e si vedono emarginati da scelte politiche dall’alto di dubbio gusto e persino deprecabili.
La politica italiana di destra – a mio avviso – non ha bisogno di simili escamotage elettorali. Abbiamo già la sinistra che utilizza uomini-simbolo per attrarre voti, calpestando sistematicamente il merito a favore di altri criteri meno nobili. Il centrodestra dovrebbe orientarsi in modo differente, evitando queste patetiche scelte che alla fine rischiano di ritorcersi contro: ammesso e non concesso che la velina in Europa ci vada sul serio e non sia solo uno specchietto per le già pluricitate allodole – con la conseguenza che poi, a elezioni vinte, la signorina si dimetta a favore di altro candidato – non sarebbe altro che una barchetta in mezzo a un oceano in tempesta, con grave pregiudizio per la politica italiana nel vecchio continente, già avaro di scelte felici per il nostro paese.
Berlusconi dovrebbe riflettere su quest’aspetto. Simili strategie politiche, decisamente povere, a lungo andare non sono producenti e rischiano di creare malcontento fra gli elettori che si vedono così defraudati della possibilità di scegliere persone davvero valide. Personalmente, non so fino a che punto sarei disposto a digerire queste patetiche e odiose strategie, soprattutto se inizio a pensare a quanti bravi e capaci giovani ci sono in Italia che potrebbero apportare un contributo di sostanza in Europa, e che invece, in nome di una certa approssimazione politica, vengono esclusi automaticamente da qualsiasi possibilità. Ed è chiaro che non parlo solo dell’Unione Europea, ma anche delle province, dei comuni e delle regioni, ove – è bene dire – si assiste quasi sempre, e senza distinzione di orientamento, al solito giochino della scelta non dei candidati che sarebbero più idonei, ma di quelli che per un motivo o per l’altro, al di là dei meriti, hanno come unico pregio quello di un nome famoso, altisonante, e dunque capace di attrarre voti che poi i partiti si gestiscono come meglio credono, disattendendo spesso il merito e le capacità a favore dell’intrallazzo e delle dubbie alleanze.
Ma tornando alla vexata quaestio, Fini ha concordato con la Ventura, sebbene abbia mantenuto una posizione intermedia, quando ha affermato che le valutazioni della giornalista sono comprensibili sebbene eccessive. Per quanto mi riguarda (e qui rispondo all’On. Fini) l’eccessivo sta nel fare scelte che impoveriscono ancor più la già asfittica e patetica politica italiana. E personalmente da uno come lui non mi aspettavo certo una posizione così tiepida e piatta.

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