Se fossi un ammiratore di Uolter e del PD, probabilmente andrei a nozze con simili notizie, ma chiaramente non lo sono e queste notizie mi lasciano solo perplesso e sbigottito. E siccome sono una persona che sa
ragionare con la propria testa e detesto le ottusità ideologiche, ritengo che qualche volta il centrodestra debba essere bacchettato e alla grande, perché certe uscite non fanno bene alla causa e anzi, in un certo senso, agevolano l’avversario più di mille scioperi della CGIL.
E che il rifiuto della preferenza nelle schede elettorali delle elezioni europee sia da considerare uno “scivolone” è ormai un dato di fatto. Già la legge elettorale nazionale è un vero obbrorio, perché non solo restaura il modello proporzionale bandito con il referendum, ma nega addirittura ai cittadini italiani di scegliersi il rappresentante politico che meglio ritengono possa rappresentarli in parlamento. E di fatto, non è tuttoggi ammissibile che siano i partiti e i loro intrallazzi a stabilire chi deve sedere negli scranni danarosi di Montecitorio o Palazzo Madama. L’idea è che una simile legge agevoli solo le trame “partitologiche” di dorotiana memoria e allontani ancora di più i cittadini dalla politica.
Ora pare che sia venuto il turno della legge elettorale europea. Ancora una volta, Berlusconi intende proporre il meccanismo elettorale proporzionale senza preferenza, con l’idea di mandare in Europa “i professionisti”, quasi che sia ammissibile che esistano professionisti della politica (sebbene – è inutile negarlo – esistono davvero!).
Un delirio… E lo dico a malincuore! E lo dico, consapevole che molti amministratori del PDL e dunque di centrodestra sono favorevolissimi a un meccanismo che è sinonimo di maturità: la preferenza. Perché è chiaro che solo tramite la preferenza viene a instaurarsi quel rapporto fiduciario tra elettore ed eletto. E del resto, un meccanismo elettorale che voglia dirsi simbolo concreto di democrazia non può prescindere dalla scelta diretta del candidato da parte dell’elettore. L’imposizione dall’alto o delle segreterie di partito di questo o quel soggetto, magari indigesto, mette l’elettore all’angolo: “O così o pomì” verrebbe da dire!
D’altro canto, non capisco affatto questa insistenza berlusconiana che presta così facilmente il fianco alle solite malignità della sinistra sul presunto piazzamento da parte del Cavaliere dei propri uomini in ogni posto chiave della politica italiana ed europea. E lo presta così facilmente che il PDL, alla lunga, rischia di perdere la partita con il PD per k.o. tecnico. Per cui, che gli altri esponenti del centrodestra si sveglino e facciano buona opera di persuasione presso l’uomo di Arcore, o rischiamo di ritrovarci negli scranni d’Europa e d’Italia Uolter & Soci, con buona pace dell’economia e dell’efficenza dell’amministrazione statale… nonché delle tasche degli italiani.
Un’ultima riflessione sull’affermazione del Cavaliere circa la necessità di mandare in Europa “i professionisti”. Non fu proprio lui a criticare il professionismo nella politica? Quel professionismo che – è bene ribadire – non è un pregio o un elemento positivo, poiché suggerisce il mestiere e dunque l’idea stessa che l’attività politica sia solo un mezzo per vivere (e vivere alla grande), piuttosto che un servizio al cittadino? Mi pare proprio di sì. Ben si sa infatti che quando la politica diventa mestiere, i compromessi per rimanere nel giro sono sempre tanti e sempre a sfavore degli interessi collettivi (e dunque di tutti noi). Perciò è bene precisare: una cosa è il professionismo, una cosa è la competenza, intesa come bagaglio di conoscenze necessarie ad affrontare certe tematiche e certi ruoli. Mi auguro che Berlusconi abbia voluto essenzialmente riferirsi a quest’ultimo concetto, utilizzando impropriamente il termine “professionismo”. Sarebbe già qualcosa…
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