21 febbraio 2010
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Eh già! Sono proprio un “liberale del cavolo”

Archiviato in: AttualitàPolitica

Travaglio qualche giorno fa – ad Annozero – è diventato livido dalla rabbia. Non gli piace proprio sedere sul banco degli imputati o dei presunti tali. Non ama che qualcuno vada a rinvangare il suo passato e a fare illazioni sulla sua condotta di vita specchiata e illibata. Del resto, è ancora inviperito con Giuseppe D’Avanzo che qualche annetto fa aveva fatto lo scoop: Travaglio che passa una vacanza in compagnia di Giuseppe Ciuro (poi condannato per aver favorito alcune famiglie mafiose), pagata – o almeno così dicono – da Michele Aiello (anch’egli condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso e favoreggiamento).
Una brutta storia che l’impavido giustiziere, il principe degli incorruttibili, rigetta in tutta la sua fondatezza. Non potendo smentire il fatto, smentisce il pagamento. Afferma – Travaglio – che quella vacanza se la pagò lui, e sul dettaglio pubblica anche alcune fotocopie di assegni che però hanno una data diversa rispetto a quella a cui fa riferimento il soggiorno. Belpietro, nonostante non sia un giornalista, ma semplicemente un tizio iscritto all’albo, la sa davvero lunga sul mestiere e non ha esitato a far notare questo piccolo particolare ai propri lettori.
Comunque sia, Marco Travaglio questa volta è sicuramente rimasto imbrigliato nella sua stessa rete e nel suo stesso gioco, altrimenti non si spiega la sua forte irritazione, sia ad Annozero e sia nel suo blog, e poi anche nei fondi de Il Fatto. Ce l’ha con tutti: con il PD che è troppo tenero con il centrodestra; con Di Pietro che vuole fare la fusione con il PD, e con lo stesso Santoro, reo di non averlo difeso abbastanza. E qui entrano in gioco Belpietro e Porro,  che lui vede come fumo negli occhi e che – per la sua autorevole opinione – non sono veri giornalisti, ma attori che recitano un copione scritto… indovinate da chi?  Sempre da lui: Berlusconi.
La frase più simpatica e meno pesante che attribuisce loro è quella di “liberali del cavolo” (vi risparmio le altre). Perché – vedete -  Travaglio sì che è un autentico liberale. Talmente lo è, che non accetta le critiche altrui, e se qualcuno gli fa notare qualche sbavatura o contraddizione sulla sua vita o su alcune sue frequentazioni (seppure occasionali), va in escandescenze. Perché – come nel caso del soggiorno in Sicilia – come poteva lui sapere che quei due se la intendevano con la mafia? Mica ha la palla di vetro che può conoscere quello che sarebbe accaduto qualche anno dopo.
E in tutta sincerità, questo è un ragionamento che non fa una piega, se non fosse che anche lui – come altri della sua stessa combriccola – un simile ragionamento lo usa solo per se stesso e per i suoi amici, ma lo risparmia per gli avversari, i quali – per definizione – devono sempre sapere. Prendiamo a esempio Di Pietro e Schifani: come poteva sapere l’ex magistrato che a quella cena c’era una persona (Bruno Contrada) che qualche giorno dopo sarebbe stata arrestata per concorso esterno in associazione mafiosa? Giusto, come poteva sapere? Epperò, non così per Schifani, che vent’anni prima frequenta una persona che poi vent’anni dopo sarebbe stata condannata per mafia. Come poteva  Schifani non sapere  – si domanda il Travaglio – che quella persona era un mafioso?
Due pesi e due misure, ovviamente. Per Travaglio questo significa essere autentici liberali (per sé) e forse veri giornalisti (sempre per sé). Mestiere questo che non svolge né Belpietro e né Porro, colpevoli  – a dire dell’opinionista – di non essere antiberlusconiani quanto lui e di avere perciò un’opinione diversa e diametralmente opposta alla sua, ovviamente venduta, perché Travaglio – si sa – lavora a gratis.
In verità sappiamo bene che per la sinistra o per chi collabora ai suoi programmi, i giornalisti si dividono in due categorie: quelli veri e autenticamente liberali che si conformano alla dottrina ideologica del post-comunismo e del giustizialismo (una vera contraddizione in termini); e quelli falsamente liberali, e precisamente venduti al soldo berlusconiano, che invece rifiutano questo conformismo e propugnano il principio del garantismo. Quello – per intenderci – che Travaglio riserva solo per sé e gli amici. Un autentico liberale, davvero, dunque. Talmente vero che sono contento e fiero di esserlo pure io, “del cavolo”, of course!

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