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Ecco spiegato il “condono” alla Mondadori

10 27 agosto 2010 | Giustizia | Permalink

In queste settimane si è parlato parecchio della cosiddetta legge ad aziendam, e cioè della legge che permetterebbe alla Mondadori, di proprietà berlusconiana, di chiudere un vecchio contenzioso con lo Stato italiano del valore di circa 350 milioni di euro, risalente al 1991, con il pagamento di una sanzione di “appena” 8,6 milioni di euro. Chi eventualmente ha appreso la notizia dai giornaletti antiberlusconiani probabilmente è rimasto scandalizzato, e sarà rimasto indignato per l’ennesimo e presunto tentativo del Cavaliere di agevolare le sue aziende. Eppure, ai più sfugge la logica del perché questo provvedimento esiste.
A leggere il fondo del 19 agosto di Giannini, su Repubblica, sembra che la questione sia un vero e proprio scempio delle leggi e del diritto, del libero mercato e delle norme morali. Peccato che lo stesso Giannini però non spiega in modo preciso la ratio della norma di legge. Egli non dice esattamente qual è la logica che ha seguito il nostro legislatore. Al giornalista di Repubblica interessa solo focalizzare l’attenzione del lettore sul sillogismo “legge mondadori” uguale “legge ad personam” uguale “legge ad aziendam”. E del resto è significativa la melodrammatica conclusione del suo pistolotto repubblicista: “È tutto agli atti. Una sola domanda: di fronte a un simile sfregio delle norme del diritto, un simile spregio dei principi del mercato e un simile spreco di denaro pubblico, ci si chiede come possano tacere le istituzioni, le forze politiche, le Confindustrie, gli organi di informazione. Possibile che “ad personam”, o “ad aziendam”, sia ormai diventata un’intera nazione?“.
Già, è tutto agli atti, mi verrebbe da rispondergli, e diritto per diritto, legge per legge, dovrei anche rispondergli che la legge in questione fa risparmiare un bel po’ di milioni di spese legali allo Stato italiano da una parte, e dall’altra gli fa incassare dei soldi che probabilmente non avrebbe neanche mai visto.
Ma andiamo con ordine. Premetto che nel 1992 la legge 545 ha soppresso la Commissione Tributaria Centrale con sede in Roma. Pertanto oggi, per i ricorsi tributari, esistono solo due gradi di giudizio più il ricorso in Cassazione per questioni di legittimità. Ebbene, la Mondadori, come molte altre migliaia di aziende, nel 1991, a seguito di alcuni accertamenti fiscali che le imposero il pagamento di 200 miliardi di lire di tasse “evase”, fece ricorso davanti ai giudici tributari, i quali, nei primi due gradi di giudizio, diedero ragione a Segrate: la Mondadori non deve nulla allo Stato. Anzi, visto che vinse i ricorsi, lo Stato venne condannato a dover pagare le relative spese del giudizio.
Una bella fregatura verrebbe da dire. Senonché l’Agenzia delle Entrate, nel 2008, sotto il governo berlusconiano, decide di tentare l’ultima carta: il ricorso in Cassazione per motivi di legittimità. Ora io vi risparmio le motivazioni del ricorso, fosse solo che spesso e volentieri questi ricorsi non finiscono mai bene per il ricorrente, soprattutto davanti a due vittorie consecutive della parte resistente. Ma tant’è che siccome il ricorrente nel caso Mondadori è lo Stato, i denari per il ricorso appartengono alla collettività, per cui ai vari dirigenti e funzionari Statali non frega nulla di spenderli, anche davanti a una probabile soccombenza.
Ecco dunque che arriviamo al presente e alla famigerata norma ad aziendam. Cosa fa precisamente il Governo Berlusconi? Semplice: constatando che esistono davanti alla Corte di Cassazione migliaia e migliaia di ricorsi tributari pendenti che rischiano non solo di ingolfare la giustizia di legittimità ma anche di esporre l’amministrazione pubblica a pericolose conferme dei giudizi precedentemente vinti dai cittadini accusati di evasione, decide di emanare una norma ben precisa: tu, cittadino italiano evasore o presunto tale, puoi liberarti del ricorso in Cassazione e del contenzioso, pagando il 5% del dovuto. Ma attenzione: potrai usufruire di questa agevolazione solo se hai vinto i due precedenti gradi di giudizio. Altrimenti, sei fuori dal “patto”. Una norma semplice, dunque. Cristallina nella ratio, visto che permette allo Stato di recuperare facilmente del denaro che difficilmente avrebbe potuto recuperare con due giudizi nei quali è risultato palesemente soccombente, risparmiandosi peraltro le probabili spese del giudizio di una terza soccombenza. La norma peraltro appare abbastanza equilibrata, riservando la facoltà di scelta solo a chi ha prevalso nei due giudizi di merito, e che per questo ha ottime chance di prevalere anche nel terzo giudizio.
Ora, chiamare questa legge ad aziendam, mi pare francamente ridicolo. Se davvero Berlusconi avesse voluto agevolare la Mondadori, sarebbe stato molto più semplice per lui, in qualità di capo del Governo, impartire una direttiva, anche tramite i vari funzionari ministeriali o il Ministro dell’Economia, di rinunziare al ricorso in Cassazione. Perché “sputtanarsi” con una norma che sicuramente l’avrebbe esposto – come lo ha esposto – al fango dell’informazione antiberlusconiana? Dalle parti di Repubblica, infatti, non attendono altro, e come volevasi dimostrare…
Ciò detto, mi chiedo poi che scrivono quelli di Ezio Mauro. Loro dovrebbero essere i primi a scongiurare la condanna di Mondadori per il pagamento di 350 milioni di euro, visto che un eventuale fallimento dell’azienda per insolvenza (350 milioni di euro non sono bruscolini), potrebbe impedire alla CIR di De Benedetti di incassare i suoi 700 milioni da Segrate. In verità, la mia impressione è sempre la stessa: ad alcuni non frega nulla se poi una grande e gloriosa azienda come la Mondadori crolla e mette sulla strada migliaia di dipendenti, se questo può servire ad annullare il “caimano”. Il che mi fa credere che la cosiddetta guerra di Segrate, in tutta onestà, non sia mai terminata.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • OkNo
  • http://www.nicolapasa.it nicola pasa

    mi scusi ma non fila, sono innocente, so che non devo un euro e pago circa 8 milioni di euro ? se questi soldi li doveva invece ha risparmiato 350 milioni di euro, ecco me lo spiego così, in sostanza ha sottratto all’erario 350 milioni di euro, o devo pensare che siano dei pirla ?

    • Il Jester

      Forse non hai idea di quante spese e lungaggini ci sono in un giudizio di terzo grado. Le probabilità di vittoria sono basse per l’Erario che con questa offerta ha invece la possibilità di chiudere il contenzioso recuperando qualcosa. Il vantaggio per l’altra parte è il risparmiarsi comunque un terzo grado di giudizio e di chiudere con la minima spesa possibile il contenzioso. E’ come il poker: puoi rischiare di vedere le carte dell’avversario e scoprire che non bluffava, oppure vedi e rischi. In tal caso, puoi vincere e ti prendi tutto il piatto, oppure puoi perdere…

  • mat

    Di tante che ne ho lette, nemmeno sul Giornale o su LIbero ho trovato argomentazioni così insostenibili. lo dico con spirito costruttivo.
    punto primo–>non si può negare che la legge non sia \costruita\ esattamente sul caso Mondadori! l’hai scritto perfino tu!
    punto secondo–> il giudizio che fai di probabilità non è assoutamente un giudizio accettabile per il diritto. o esistono tre gradi oppure non esistono. che discorso è tanto se ha vinto i primi due?? il 5% vale da ennesimo condono. la giustizia non è un supermercato, mica uno entra, prende ciò che vuole, esce.
    punto terzo–> fatalità proprio quando c’è il ricorso MOndadori esce la legge… che strano. sarà un’altra coincidenza. vuoi tappare la bocca ai giornalisti di Ezio Mauro? allora facciamo questa benedetta legge sulla par condicio, ti assicuro che nessuno potrà più strumentalizzare le leggi del governo di b. per giochi politici. in un paese normale il presidente del consiglio non potrebbe avere questo conflitto di interessi!
    punto quarto–> la mondadori non va in fallimento per 350 milioni di euro, vai a leggere i bilanci della società!

    questo è quello che crdeo.
    cordiali…

    • Il Jester

      Alla faccia dello spirito costruttivo…
      Primo. Io non ho mai scritto che la legge è stata creata sul caso Mondadori. Questo lo pensi tu, e lo pensano i giornalini che leggi.
      Secondo. Io non faccio un giudizio di probabilità. Il legislatore ha semplicemente dato una scelta al contribuente con il quale ha una controversia. Gli ha detto: “Puoi sostenere il ricorso di legittimità fino alla fine, oppure paghi e ti eviti la Cassazione. Scegli tu.” La valutazione spetta al contribuente moroso. Dov’è il giudizio di probabilità qui? Piuttosto potrebbe esserci sull’esito. In tal caso però ti dico che la valutazione probabilistica sulla soccombenza la fanno tutti i normali cristiani che sganciano di tasca loro (compresa la Mondadori). Non la fa lo Stato, visto che questo non paga di tasca sua. Infatti paghiamo noi.
      Terzo. Come ho scritto, sarebbe stato molto più semplice per il Cavaliere inibire il ricorso davanti alla Cassazione. Perché fare una legge? E poi, ti ricordo che le leggi sono votate dal Parlamento e sono generali e astratte. Ma smettiamola con questa storia delle leggi ad personam. Peraltro, vatti a leggere le statistiche dei ricorsi pretestuosi alla Cassazione. Sono a migliaia, e come sempre paghiamo noi…
      Quarto. 350 milioni di euro non sono bruscolini anche per una società come la Mondadori. E nessuno vuole mettere il bavaglio a Ezio Mauro. Mi spiace solo per chi davvero crede nelle loro panzane. Criticate Il Giornale, e leggete quello dello svizzero… davvero contraddittorio…

  • DAVIDE

    Ragionando per paradossi:
    Mettiamo che non sia una legge “ad aziendam”…
    Mettiamo che ci sia una scarsa probabilità di recuperare quel debito (se fosse stata una società normale sarebbe fallita…)
    Mettiamo che sia un’ottima legge per il futuro..

    Ma.. come mai nel governo di centro destra c’è stata la crescita più alta dell’evasione degli ultimi venti anni, passando nell’ultimo anno da 316 miliardi di Euro a 371 miliardi di Euro…??? Il principale motivo della nostra crisi è QUESTO. Non sono le leggi sulle intercettazioni e quelle sul processo breve. Al cittadino nonglienepuofregaredimeno.
    Tutto il resto è solo noia.

    • Il Jester

      Una cosa è l’evasione fiscale, altra è la lotta all’evasione fiscale. Il Governo attuale sta avendo importanti successi nel campo della lotta all’evasione fiscale. Questo non significa che l’evasione fiscale sia stata debellata, essendo fisiologica, soprattutto in uno Stato dove albergano sprechi, corruzione e mala-amministrazione e dove la pressione fiscale è mediamente più alta rispetto a quella degli altri paesi. Aggiungiamoci la crisi economica, e possiamo ben intuire che l’evasione del 2010, essendo riferita all’anno 2009, non poteva che risultare in aumento. Se tu lavori di meno e hai meno occasione di fare affari, farai di tutto per non dichiarare tutto quello che incassi, altrimenti fallisci miseramente. Ti dico di più: probabilmente con un Governo di centrosinistra, non solo sarebbe aumentata, ma la lotta sarebbe stata praticamente inesistente… Anzi, forse l’aumento dell’evasione sarebbe stata molto più importante, proprio perché le uniche manovre economiche che concepisce la sinistra è “aumento tasse”, “aumento tasse”, “aumento tasse”. Il che ci avrebbe portato al collasso e al tracollo…

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