In queste settimane si è parlato parecchio della cosiddetta legge ad aziendam, e cioè della legge che permetterebbe alla Mondadori, di proprietà berlusconiana, di chiudere un vecchio contenzioso con lo Stato italiano del valore di circa 350 milioni di euro, risalente al 1991, con il pagamento di una sanzione di “appena” 8,6 milioni di euro. Chi eventualmente ha appreso la notizia dai giornaletti antiberlusconiani probabilmente è rimasto scandalizzato, e sarà rimasto indignato per l’ennesimo e presunto tentativo del Cavaliere di agevolare le sue aziende. Eppure, ai più sfugge la logica del perché questo provvedimento esiste.
A leggere il fondo del 19 agosto di Giannini, su Repubblica, sembra che la questione sia un vero e proprio scempio delle leggi e del diritto, del libero mercato e delle norme morali. Peccato che lo stesso Giannini però non spiega in modo preciso la ratio della norma di legge. Egli non dice esattamente qual è la logica che ha seguito il nostro legislatore. Al giornalista di Repubblica interessa solo focalizzare l’attenzione del lettore sul sillogismo “legge mondadori” uguale “legge ad personam” uguale “legge ad aziendam”. E del resto è significativa la melodrammatica conclusione del suo pistolotto repubblicista: “È tutto agli atti. Una sola domanda: di fronte a un simile sfregio delle norme del diritto, un simile spregio dei principi del mercato e un simile spreco di denaro pubblico, ci si chiede come possano tacere le istituzioni, le forze politiche, le Confindustrie, gli organi di informazione. Possibile che “ad personam”, o “ad aziendam”, sia ormai diventata un’intera nazione?“.
Già, è tutto agli atti, mi verrebbe da rispondergli, e diritto per diritto, legge per legge, dovrei anche rispondergli che la legge in questione fa risparmiare un bel po’ di milioni di spese legali allo Stato italiano da una parte, e dall’altra gli fa incassare dei soldi che probabilmente non avrebbe neanche mai visto.
Ma andiamo con ordine. Premetto che nel 1992 la legge 545 ha soppresso la Commissione Tributaria Centrale con sede in Roma. Pertanto oggi, per i ricorsi tributari, esistono solo due gradi di giudizio più il ricorso in Cassazione per questioni di legittimità. Ebbene, la Mondadori, come molte altre migliaia di aziende, nel 1991, a seguito di alcuni accertamenti fiscali che le imposero il pagamento di 200 miliardi di lire di tasse “evase”, fece ricorso davanti ai giudici tributari, i quali, nei primi due gradi di giudizio, diedero ragione a Segrate: la Mondadori non deve nulla allo Stato. Anzi, visto che vinse i ricorsi, lo Stato venne condannato a dover pagare le relative spese del giudizio.
Una bella fregatura verrebbe da dire. Senonché l’Agenzia delle Entrate, nel 2008, sotto il governo berlusconiano, decide di tentare l’ultima carta: il ricorso in Cassazione per motivi di legittimità. Ora io vi risparmio le motivazioni del ricorso, fosse solo che spesso e volentieri questi ricorsi non finiscono mai bene per il ricorrente, soprattutto davanti a due vittorie consecutive della parte resistente. Ma tant’è che siccome il ricorrente nel caso Mondadori è lo Stato, i denari per il ricorso appartengono alla collettività, per cui ai vari dirigenti e funzionari Statali non frega nulla di spenderli, anche davanti a una probabile soccombenza.
Ecco dunque che arriviamo al presente e alla famigerata norma ad aziendam. Cosa fa precisamente il Governo Berlusconi? Semplice: constatando che esistono davanti alla Corte di Cassazione migliaia e migliaia di ricorsi tributari pendenti che rischiano non solo di ingolfare la giustizia di legittimità ma anche di esporre l’amministrazione pubblica a pericolose conferme dei giudizi precedentemente vinti dai cittadini accusati di evasione, decide di emanare una norma ben precisa: tu, cittadino italiano evasore o presunto tale, puoi liberarti del ricorso in Cassazione e del contenzioso, pagando il 5% del dovuto. Ma attenzione: potrai usufruire di questa agevolazione solo se hai vinto i due precedenti gradi di giudizio. Altrimenti, sei fuori dal “patto”. Una norma semplice, dunque. Cristallina nella ratio, visto che permette allo Stato di recuperare facilmente del denaro che difficilmente avrebbe potuto recuperare con due giudizi nei quali è risultato palesemente soccombente, risparmiandosi peraltro le probabili spese del giudizio di una terza soccombenza. La norma peraltro appare abbastanza equilibrata, riservando la facoltà di scelta solo a chi ha prevalso nei due giudizi di merito, e che per questo ha ottime chance di prevalere anche nel terzo giudizio.
Ora, chiamare questa legge ad aziendam, mi pare francamente ridicolo. Se davvero Berlusconi avesse voluto agevolare la Mondadori, sarebbe stato molto più semplice per lui, in qualità di capo del Governo, impartire una direttiva, anche tramite i vari funzionari ministeriali o il Ministro dell’Economia, di rinunziare al ricorso in Cassazione. Perché “sputtanarsi” con una norma che sicuramente l’avrebbe esposto – come lo ha esposto – al fango dell’informazione antiberlusconiana? Dalle parti di Repubblica, infatti, non attendono altro, e come volevasi dimostrare…
Ciò detto, mi chiedo poi che scrivono quelli di Ezio Mauro. Loro dovrebbero essere i primi a scongiurare la condanna di Mondadori per il pagamento di 350 milioni di euro, visto che un eventuale fallimento dell’azienda per insolvenza (350 milioni di euro non sono bruscolini), potrebbe impedire alla CIR di De Benedetti di incassare i suoi 700 milioni da Segrate. In verità, la mia impressione è sempre la stessa: ad alcuni non frega nulla se poi una grande e gloriosa azienda come la Mondadori crolla e mette sulla strada migliaia di dipendenti, se questo può servire ad annullare il “caimano”. Il che mi fa credere che la cosiddetta guerra di Segrate, in tutta onestà, non sia mai terminata.










Infatti la cura all’evasione fiscale non è l’aumento delle tasse, ma contrasto all’idea di evasione attraverso deterrenti, anche psicologici. Certo se le manovre di centro destra sono tutte congiunturali, con condoni, scudi fiscali… L’imprenditore medio è “tentato” di provare a rischiare la frode.. Con i decreti di depenalizzazione di falso in bilancio, di destrutturazione degli studi di settore…
Anche un ragazzino di prima elementare sa che con Visco e con un solo decreto (dei 55 proposti), gli elenchi clienti-fornitori, aveva messo in ginocchio chi per anni evadeva centinaia di migliai di euro.
E basta con la favoletta della crisi, 371 miliardi l’anno di evasione sono 10-15 finanziarie… Basterebbe un 10% di entrate tributarie per risollevare il nostro paese.
In compenso pero’ si tagliano la ricerca e il sostegno all’università e come priorità nei 5 punti FONDAMENTALI “la legge sulle intercettazioni” e il “processo breve”.. Gran bell’idea di governare un paese..
Commento di DAVIDE - ID - 30 agosto 2010 alle 14:23
Secondo me, tu leggi un po’ troppo Republichella 2000 e Il Fatto. Quando parli di “tagliare” ricerca e università, forse intendi quella politica che elimina i vergognosi sprechi e i baronati dei parrucconi della sinistra che hanno occupato cattedre e cultura. Quando parli di Visco che mette in ginocchio chi “evadeva centinaia di migliaia di euro”, forse intendi parlare di quel ministro che ha frustrato l’economia e l’impresa, tartassandola con le supertasse, tipo quella per l’Europa e via dicendo…
Ma tu pensi davvero che una penalizzazione del falso in bilancio aveva un deterrente così formidabile da evitare l’evasione? Ma non farmi ridere. Ti prego. E la destrutturazione degli studi di settore… Quanta gente utilizzava macchine o case non intestate a se stesso o le acquistava a nome di società e finanziarie per aggirare gli studi di settore dei quali il grosso evasore se ne sbatte altamente, colpendo solo lo sfigato di turno…. Suvvia. Quella non è lotta all’evasione. Quella è semplicemente far finta di lottare contro l’evasione e distruggere l’economia di un paese.
Sai, credo, che: a) non sei mai stato all’Università; b) non hai mai fatto l’imprenditore… o non vivi in Italia. Forse vivi su un altro pianeta dove il Partito Democratico e Di Pietro (alias ex comunisti, cattocomunisti, manettari ed economisti improvvisati vari sono gli eroi incontrastati) parlano per dogmi. Altrimenti non ragioneresti in modo così grossolano e ideologico.
Commento di Il Jester - ID - 30 agosto 2010 alle 16:32
ma ti prego di credermi che non vuole essere la mia una difesa Repubblica. sul serio. Pur essendo un lettore ANCHE di Repubblica, non mi identifico con la linea editoriale, ho sempre un pensiero critico, la prendo come un’opinione, autorevole, perche tale al ritengo, ma è solo un punto di partenza.
Nel merito non ho reputato le tue argomentazioni sufficientemente argomentate. ( è un’opinione personale! :-) )
primo. per problemi di spazio non posso citare il tuo articolo, ma sei tu che fai una ricognizione della ratio ispiratirce della legge alludendo al caso Mondadori. e in altro modo non potresti fare, perchè, o la chiami coincidenza, o chiamala come preferisci, a seguito del ricorso in cassazione esce di fatto questa nuova legge, fatalità perfetta per b. Non è malizia la mia, è però una scansione temporale ineludibile. epoi scusa, ci mancherebbe che b. facesse una orma \solo\ per la sua azienda, non è mica così stupido, in questo modo si nasconde con un presunto interesse generale.
secondo. non capisco l’obiezione. è o non è un giudizio di probabilità? mi conviene ricorrere in cassazione, o essendo sicuro di vincere, perchè tanto ho due gradi a mio favore…
Commento di matteo - ID - 30 agosto 2010 alle 14:26
La ratio della norma sta nel risparmio di spesa, nell’abbattimento dei giudizi pretestuosi in Cassazione e nel recupero certo di una parte sostanziosa del denaro “evaso”. E’ un “patteggiamento” che è liberamente valutabile dalla parte debitrice. Spetta a lei la scelta: paghi ed eviti il giudizio di terzo grado. Se poi reputi che questo possa andare bene, forte di due giudizi di merito, allora non paghi e lo affronti. Dove sta il problema? Se però lo Stato perde, perde davvero, perché non solo non recupera un soldo, ma ne paga parecchi sul giudizio: nel caso Mondadori circa 10 milioni di euro in spese legali. Lo dici poco?
Peraltro, lascia perdere il dato temporale. Te l’ho detto: per Berlusconi, capo del Governo, sarebbe stato molto più semplice impedire il ricorso in Cassazione. Poteva telefonare a Tremonti e dirgli di non farlo. Per cui la legge ad aziendam è una grande idiozia. E’ l’ennesima provocazione di una sinistra che non è capace a fare opposizione seria a questa maggioranza e si attacca agli scoop giornalistici. Non funzionano. La gente non ragiona né con il metro di Bersani (il quale è fuori dal mondo), né con il metodo di Di Pietro (che pensa di vivere ancora dentro Mani Pulite), né con quello di De Benedetti (che sogna ancora il colpaccio sulla Mondadori).
Commento di Il Jester - ID - 30 agosto 2010 alle 16:41