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© 2010 Il Jester 05 marzo 2010

Ecco perché in Olanda vince la destra liberale

Nei paesi bassi la risposta al pericolo dell'islamismo che sta invadendo l'Europa, creando paura e insofferenza fra gli europei

Link breve: http://wp.me/pEivy-1wm |   Permalink Categorie: Politica

In Olanda la destra liberale ha vinto le elezioni. Tutti sono preoccupati. Napolitano, in visita a Bruxelles, ha detto che il ritorno a un nazionalismo in chiave antieuropea è ”un pericolosissimo anacronismo“. Insomma, c’è preoccupazione, ma bisogna anche capire il perché nel continente europeo si ritorni (per fortuna) alla destra liberale, soprattutto nel nord Europa. Tutti infatti si allarmano (a sinistra), ma pochi comprendono.
Partiamo da una semplice considerazione. Sappiamo bene in che stato versa l’Olanda dal punto di vista dei rapporti con l’islam, che vede persino la costituzione di partiti politici di ispirazione islamica con pretese di tutelare le esigenze della comunità musulmana. Conosciamo benissimo le minacce di morte e le fatwa spiccate sulla testa di Geert Wilders (per la short movie sull’islamismo) e il brutale assassino del regista Theo Van Gogh per una fatwa in ragione del suo film “Submission”, poi ritirato dalle sale cinematografiche per paura delle minacce islamiche. E in generale, al di là del paese dei mulini a vento, siamo ben consapevoli della diffusa censura alla libertà di espressione che grava su coloro che osano criticare o semplicemente satirizzare l’islam: basti prendere a esempio le famose 12 vignette su Maometto (assenti persino su wikipedia di cui riporto la voce) e le minacce con relativo tentativo di assassinio che ne sono conseguiti a danno dei loro autori e di chi le ha pubblicate nel lontano 2005. In Spagna addirittura, è stato fondato un partito di ispirazione islamica molto forte (il PRUNE), mentre in Italia – sebbene non esista questo partito – abbiamo comunità organizzate che influenzano fortemente la politica italiana di sinistra, e non a caso, alla fine del 2009, l’UCOII ha annunciato che alle prossime elezioni ci saranno partiti di ispirazione islamica anche nel nostro paese.
Chiaramente, si tratta di un fenomeno che personalmente giudico pericoloso. Non esistono infatti – al di là delle prevedibili dichiarazioni “rassicuranti” – garanzie concrete di democrazia e di libertà in partiti che hanno un dichiarato fondamento religioso e che si rifanno a una fede – estranea alla nostra cultura – che per sua stessa impostazione non accoglie i principi di solidarietà, rispetto del pensiero altrui e della libertà dei cittadini anche nel credo religioso (sono note le persecuzioni dei cristiani nei paesi extraeuropei di matrice islamica), ivi compresa la tutela dei diritti fondamentali degli esseri umani e nello specifico della donna. Perciò, è chiaro che dinanzi a simili ipotesi, la moderazione subisce una contrazione e i cittadini si rifugiano negli estremismi della destra xenofoba e ultranazionalista. E del resto, come potrebbe ipotizzarsi il contrario? A Mazzara del Vallo, nel Trapanese, esiste per esempio un quartiere islamico composto da 5000 tunisini (la casbah). Gli italiani non sono graditi, ed è perciò indubbio che dinanzi a una simile chiusura, come si può pensare a una convivenza pacifica e cordiale, nel rispetto reciproco, pure a livello nazionale? Non credo proprio che nel citato quartiere, se ci si presenta con una croce, diano pacche sulle spalle e invitino un bicchierino di marsala in allegra fratellanza. Non esiste una simile condivisione, e se esiste, esiste solo nei film buonisti di certi registi di sinistra ideologia.
Anche la Francia, l’Inghilterra e la Germania non sono messe bene. Soprattutto la Francia, dove la comunità islamica è molto numerosa (circa quattro milioni di islamici) ed è di terza generazione, cioè composta in prevalenza da cittadini francesi, di cui una nutrita percentuale pratica la religione in termini fondamentalisti (rigorosa osservanza dei precetti coranici). I disordini delle banlieue – per fare un esempio – nacquero qualche anno fa proprio là dove i cittadini di religione islamica sono in presenza numerica elevata e dove la ghetizzazione e la povertà hanno sortito il peggiore degli effetti. La Francia recentemente sta discutendo il divieto dell’uso del burqa e del velo islamico nei luoghi pubblici. Immancabilmente ne sono derivate proteste accese sulla violazione dei diritti religiosi da parte delle organizzazioni islamiche francesi (salvo qualche distinguo) e della sinistra.
Insomma, l’Europa, per riprendere un fortunato ma efficace termine di Oriana Fallaci, sta lentamente trasformandosi in Eurabia. L’islamizzazione è agli inizi, ma è un processo che ha una sua concretezza, forte dei flussi migratori sempre più pressanti (si parla di 40 milioni di musulmani residenti nel continente europeo) che non trovano filtri efficaci nei paesi di confine, come l’Italia, per via di politiche contrapposte e limiti imposti dalle opposizioni di sinistra, le quali invero – con l’idea malsana di rafforzare il loro peso elettorale – addirittura propongono nel nostro paese il diritto di elettorato passivo e attivo anche a chi non è cittadino ma detiene solo il permesso di soggiorno. Aggiungendo poi il fatto che, a differenza della cristianità, l’islamismo non è una religione secolarizzata e non ha subìto il “lavaggio” dell’illuminismo e una revisione critica e storica dei suoi dogmi, possiamo benissimo concludere che nel continente europeo stiamo ponendo le basi per un nuovo medioevo, dove i diritti umani e le libertà fondamentali rischiano di subire una regressione in ragione di una supposta libertà religiosa che non ha senso e che è lasciata solo al formale rispetto delle Costituzioni che sanciscono questo principio.
Che poi in Europa si tenda a negare il problema, salvo poi spaventarsi se in un paese europeo vinca la destra xenofoba, lo si evince pure dalle politiche europeiste tendenti addirittura a rinnegare le radici cristiane del vecchio continente nella costituzione europea e nella sconfessione dei simboli cristiani (in primis il crocifisso); e tutto – ricordiamo – in nome di un laicismo vuoto e privo di valori che tende a eliminare le peculiarità e le fondamentale caratteristica identitaria di una cultura che ha contribuito alla creazione del sentimento europeo già in tempi non sospetti (la respublica christiana).
In un simile contesto, dove il valore sopranazionale dell’identità cristiana e occidentale, viene di fatto frustrato, è chiaro che la destra prevale. I cittadini non trovando soddisfazione (dal punto di vista delle loro esigenze culturali e identitarie) nelle istituzioni che dovrebbero tutelarli, rivolgono chiara attenzione a quei partiti che invero hanno a cuore questi valori e dichiarano di tutelarli, o comunque di tenerli in forte considerazione. Perciò, lamentarsi e allarmarsi non ha senso, nel momento in cui si ignora (o si fa finta – per ipocrita buonismo – di ignorare) il motivo per il quale il nazionalismo (che non è certo un valore negativo) vince e torna in voga. Trattasi questa di cecità politica che non ha giustificazioni e che continua tutt’ora a informare le istituzione europee e le politiche nazionali, quantomeno di quelle di matrice comunista-socialista.
Orbene, dinanzi a queste considerazione, appare evidente che con questo voto si vuole dare un chiaro messaggio: l’Europa e i paesi europei devono assumersi l’onere di una politica differente. Devono sicuramente valorizzare e riconoscere le radici cristiane e occidentali dell’europeismo e devono riconoscere il valore prevalente e fondamentale di questa cultura, difendendola e ponendola a base della futura nazione europea. Altresì devono evitare che si formino partiti di ispirazione religiosa: dove l’elemento di adesione non sia la condivisione di valori considerati universali come la dignità umana, l’uguaglianza, la non discriminazione e la tolleranza, ma un precetto religioso il cui fondamento etico ha le sue radici in paesi e culture dove la democrazia e i diritti fondamentali dell’essere umano non sono compatibili con l’anzidetto precetto. Solo così così verrà garantita una seria integrazione degli immigrati, poiché non esistono diritti senza doveri, e non esiste libertà senza la consapevolezza del rispetto della dignità e dei valori che hanno reso l’Europa e i paesi europei grandi esempi di democrazia, tolleranza e progresso.

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