Come ho scritto qualche giorno fa, è davvero triste vedere questi ingenui studenti che protestano a favore dei baronati universitari, dei privilegi, del nepotismo e della generale inefficienza e insufficienza delle nostre Università. Quando ci stavo io all’Università ne ho visto di cotte e di crude. Quante umiliazioni subivano gli studenti da parte di certi professori. Quanti dispetti e quanti arbitrii dovevano sopportare i miei colleghi. E quanti soldi spesi in libri di certi signorotti della Cattedra che nessuno altrimenti avrebbe mai comprato. Soprattutto quanti disservizi e inutili tasse si dovevano (e devono!) pagare per sostenere impossibili sprechi e privilegi. E per cosa poi? Per ottenere un pezzo di carta che allo stato non ha alcun valore, se non per il muro di casa, e forse neanche per quello?
Ma vediamo un po’ per quali ragioni protestano i nostri «intelligenti» studenti. Così poco ligi a studiare le materie dei loro corsi di studi, ma – a quanto pare – assolutamente attenti a quello che combina la ministra Gelmini. Forse che anziché leggere i libri scientifici, i nostri ragazzi leggono più Repubblica e l’Espresso… o magari L’Unità che fa pure pendant? Chissà!
Cercherò qui di riassumere i principali aspetti della riforma in pochi punti, tanto per rendere la lettura facile facile, anche per chi ha appena dato qualche esame all’Università, e pur questo la considera talmente sua che oggi è andato in piazza a starnazzare contro quel mostro di Mariastella che vuole uccidere i baronati che tanto «lustro» danno ai nostri Atenei.
1) Elezione Rettore. Il Rettore delle università non potrà restare alla guida dell’Università per più di due mandati, e cioè per più di otto anni (sei anni con il mandato unico non rinnovabile). Il Sole 24Ore ha fatto un piccolo calcolo e ha precisato che se la riforma fosse entrata in vigore già da questo autunno 2010, circa sessanta rettori su cento in carica quest’anno sarebbero stati colpiti dagli effetti della nuova norma.
Ora, voi potete capire perché oggi i Rettori ce l’hanno con il Ministro e la sua riforma e aizzano gli studenti contro una riforma che di fatto elimina gli «incarichi» a vita, e che permettono a lorsignori di fare il bello, il brutto e il cattivo tempo…
2) Carriera dei Professori. Indubbiamente la riforma complica l’accesso alla cattedra. Infatti, viene previsto un meccanismo che rilascia un’abilitazione scientifica, che dura quattro anni, e che viene rilasciata da una Commissione che valuta attentamente la carriera del professore, comprese le sue doti scientifiche. Inoltre i professori ordinari dovranno andare in pensione entro i 70 anni o i 68 anni se si tratta dei professori associati.
Anche qui, voi capite che i signori professori davanti a questo nuovo meccanismo basato sull’efficienza, il merito e la reale capacità accademica si trovano in grande difficoltà. Ecco perché oggi molti di loro strumentalizzano gli studenti per protestare contro una riforma che decreta la fine dell’era delle vacche grasse…
3) I Ricercatori. I ricercatori potranno entrare all’Università solo ed esclusivamente tramite contratti a tempo determinato (della durata di 4-5 anni). Al termine del periodo, dovranno sostenere un esame di idoneità per diventare professori associati. Se l’esame non viene superato, il Ricercatore deve dire addio alla propria carriera universitaria.
Anche qui non sfugge l’ovvia considerazione, che i signori Ricercatori spesso non fanno ricerca e lavorano solo come professori universitari, senza nemmeno produrre un libro scientifico o un’attività che contribuisca allo studio della materia. Chiaramente, con il tempo, queste figure vengono snaturate dall’agiatezza del rapporto di lavoro, che sempre più diventa di docenza e non di ricerca scientifica. La riforma ha voluto introdurre il merito anche davanti a una figura che nel tempo si è allontanata dalla propria preminente funzione, che non è certo quella di insegnare o supportare i docenti negli esami, ma di fare ricerca e dunque attività scientifica. Naturalmente i Ricercatori protestano e anche in questo caso, molti di loro usano gli studenti per difendere un comodo status quo. Dico io: che ce ne facciamo di un Ricercatore che non ricerca?
4) I conti delle Università. I conti delle Università saranno più severamente controllati. Gli atenei dovranno gestire i propri fondi con oculatezza e senza eccedere negli sprechi. Altrimenti il borsellino verrà chiuso. Di fatto viene introdotto il merito anche per quanto riguarda i fondi: verranno premiati gli atenei capaci di investire nella qualità della ricerca e della didattica.
Povere Università sprecone! Quelle che organizzano centinaia di inutili corsi di studi frequentati da due studenti per il sol fatto di attribuire una cattedra al figlio o al nipote del barone di turno. Come faranno ora?
5) Organizzazione delle Facoltà. La riforma Gelmini pone un tetto massimo di facoltà per Università, non superiore a dodici. Chiaramente questo per evitare che le Università più dotate di fantasia, si inventino corsi di studio che servono solo per alimentare lo stipendificio accademico di cui i nostri atenei sono attualmente affetti. Le Università, naturalmente, potranno federarsi per ottimizzare la razionalizzazione e la distribuzione delle sedi universitarie, nonché le strutture e le risorse.
Ma è così difficile vedere il lato positivo di questa riforma? Niente più corsi inutili, che non servono se non ad alimentare il nepotismo e i baronati, garantendo un posto sicuro a figli, amici e parenti di professori che si radicano praticamente a vita in una Università.
6) Gli studenti. Viene introdotto il merito anche fra coloro che sono destinatari dei servizi universitari: gli studenti. La riforma prevede l’istituzione di un fondo finalizzato a promuovere l’eccellenza e il merito fra gli studenti attraverso una serie di meccanismi che servono a valutare l’impegno dello studente. Inoltre, sempre la riforma prevede che gli studenti abbiano una loro rappresentanza all’interno dei Consigli di Amministrazione dell’Ateneo.
Ecco, questo dimostra ancora una volta che i nostri studenti oggi stanno protestando contro i loro stessi interessi. E del resto si vede quanto sia diffusa l’ignoranza fra i nostri laureati, molti dei quali non sanno addirittura scrivere…
Ciò detto, un’ultima interessante misura è quella approvata oggi che vieta l’assunzione presso il medesimo ateneo di parenti fino al quarto grado di professori e ricercatori che operano presso quell’ateneo. Un’interessante misura per eliminare la piaga del nepotismo, molto diffuso all’interno delle nostre Università. E i nostri studenti oggi protestano anche contro questa misura… Chi li capisce è stolto o è comunista…
Stante le pressanti richieste, da qui potete scaricare il DDL con tutti gli emendamenti: scarica in pdf.
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