Le parole esatte (e offensive) sono del vice premier turco Alì Babacan, il quale si lamenta che «l’Europa è troppo cristiana» e che questo è il maggiore ostacolo per l’ingresso della Turchia nella Comunità Europea, la quale in questo senso è un club esclusivo per i cristiani.
Ma che razza di considerazione è? L’Europa non è un club esclusivo per i cristiani. Ma è sic et sempliciter cristiana. C’è una bella differenza fra i due assunti. La cultura europea è cristiana, e in Europa i cristiani ci vivono ed è la loro terra. Nessuno può – e tanto meno Ali Babacan – venire a lamentarsi che in Europa ci sono troppi cristiani. È come se noi dell’Europa andassimo a dire che in Turchia e nel medioriente ci sono troppi islamici.
Il vero è che in Europa non si vuole la Turchia. L’Europa non se ne fa nulla di un paese così ambiguo, diviso com’è tra il desiderio di diventare una democrazia compiuta e le istanze estremistiche islamiche. Anche in Turchia, l’Islam è una religione che non ha compiuto alcun passo verso l’abbandono di alcuni suoi precetti religiosi che cozzano contro i valori della democrazia e della tolleranza. Perché dunque l’Europa cristiana dovrebbe accoglierla nella sua comunità, suicidandosi culturalmente?
Il pericolo peraltro è che l’ingresso della Turchia accentui ancora di più la scristianizzazione del nostro continente e incrementi la già oppressiva e pesante migrazione musulmana nei paesi europei, creando i presupposti per nuovi e pericolosi scontri religiosi ed etnici. La condizione necessaria per entrare nella Comunità Europea perciò è l’accettazione incondizionata della cultura europea (e cristiana), dei valori della democrazia e del rispetto dei diritti umani, senza i quali non vi può essere integrazione e dunque accoglimento di nazioni che nulla hanno a che vedere con l’Europa e la cultura europea.
Si tratta di un processo ineludibile al quale oggettivamente la Turchia ancora non si è sottoposta compiutamente. Basti ricordare le repressioni contro la minoranza curda, i meccanismi di democrazia incompiuta, le ambiguità politiche sul terrorismo islamico, la costante discriminazione a livello culturale e sociale della minoranza cristiana e l’atteggiamento ostile nei confronti di Israele. Insomma, troppi sono gli ostacoli che separano la Turchia dal suo ingresso in Europa. E vivamente ci auguriamo che questo ingresso venga procastinato il più possibile nel tempo, poiché proprio perché la Comunità Europea è – come dicono le autorità turche – un club esclusivo di cristiani, per entrarci bisogna avere i giusti requisiti; requisiti che la Turchia non possiede.
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luckyjean
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