Non vorrei passare da censurante, ma – davvero – non se ne può più di questo programma del giovedì in prima serata. Non se ne può più della vera e unica macchina del fango che l’informazione italiana abbia mai prodotto. Se la prendono con Sallusti e Il Giornale, per uno scoop che poi alla fine è risultato vero, e poi permettono, e anzi difendono, Annozero, che finora non ha prodotto un solo vero scoop giornalistico ma solo tanta e tanta terra fangosa da schizzare sul centrodestra. Perché quello di Santoro non è giornalismo, ma è pura opposizione politica basata sul gossip giudiziario, e dunque su documenti della giustizia che sono diventati di dominio pubblico in violazione del segreto istruttorio; documenti che non provano alcuna responsabilità penale, e che ciononostante vengono spiattellati e usati non già per fare informazione ma per fare opposizione politica. Ergo, per far cadere il Governo.
Questo non è giornalismo… non è informazione. Non è nemmeno informazione partigiana. Qui in Italia neanche sanno a sinistra cosa sia l’informazione di parte, perché la confondono con l’utilizzo del fango da gettare addosso alla parte politica avversa. Questo è sputtanamento originato dal solito gene tipico dei regimi comunisti e dei partiti comunisti: demonizzare e demolire l’avversario, non nelle sue idee, ma su altri piani, e precisamente quello personale e privato. È l’uso distorto delle informazioni giudiziarie – in teoria riservate – per incriminare e processare un politico non davanti al giudice precostituito per legge, ma davanti all’opinione pubblica, utilizzando peraltro la televisione pagata da tutti, in un processo che si considera sporco e mediatico.
E poi, il bello, è che si lamentano pure, quando qualcuno li riprende, seppure – mi spiace per Masi – in modo pressoché ridicolo e debole, posto che il direttore generale avrebbe dovuto fare solo una cosa davanti a questo Annozero. Anziché chiamare in diretta e farsi sbeffeggiare da Santoro, avrebbe dovuto dire queste semplici parole: o si cambia o si chiude. Tutto qui.
Perché Annozero non merita di rimanere in onda. Non con Santoro alla sua guida e non con una scaletta monotematica e orientata alla demolizione dell’avversario politico, utilizzando il fango. Ecco perché sarebbe opportuno o chiuderlo, oppure che ne venga cambiata impostazione, e magari pure conduttore.
Censura, dite? No, semplicemente riconduzione dell’informazione nei giusti e sani binari di un giornalismo pulito e pacato, perché la censura comporta la soppressione delle idee e della loro manifestazione. Ma va da sé che io posso essere un conduttore antiberlusconiano, posso essere un conduttore antiprodiano, posso essere un conduttore antivendoliano, ma la mia professionalità mi imporrebbe, prima delle mie personali idee politiche, di fare un programma il più possibile esauriente ed equilibrato, fino a dare addirittura il beneficio del dubbio al politico avversario indagato in un qualche procedimento. Perché non è accettabile che venga sposato il giustizialismo solo perché nei guai giudiziari ci è finito l’odiato Presidente del Consiglio, e invece si stia zitti e si sposi l’ipergarantismo se a finire nelle maglie della rete della giustizia ci finisce un Bassolino o un Fini qualsiasi.
Questa non è informazione. Non lo è, ed è inutile che Santoro si inalberi e organizzi ridicoli – dico ridicoli! – sit-in di protesta davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, e solo perché Il Giornale ha tirato fuori una vecchia storia sul PM Boccassini. Per quanto si indignino lui e i suoi compagni, quel fatto nel 1982 accadde. Ma al contrario di Annozero, Il Giornale non ha voluto processare la Boccassini, ma ha voluto semplicemente evidenziare come nella giustizia si utilizzino due pesi e due misure. Come la giustizia italiana spesso sia rimasta morbida in alcuni casi, mentre in altri vada giù duro come un martello pneumatico.
Ma a Santoro e compagni sfuggono queste sfumature. Per loro la libertà di informazione è messa in pericolo solo dal Presidente del Consiglio, che guarda caso, però, nonostante controlli l’informazione (a loro dire), ogni giorno è sotto il tiro incrociato di magistratura, gazzettini delle procure e programmi della Tv pubblica e privata vergognosamente partigiani e faziosi. Anni li abbiamo sentiti urlare parole di sdegno dalle colonne dei giornali amici e nelle conferenze stampa organizzate ad hoc, eppure sono sempre lì, inamovibili, icone (bontà loro!) della libertà! Ma libertà per chi? Ma per loro, ovviamente. Libertà di uccidere l’informazione e di svenderla al peggior fango mediatico…
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