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© 2010 Il Jester 09 febbraio 2010

Di Pietro: morire all’opposizione? No. E si mangia il PD

Maquillage posticcio per il partito dell'IDV che ora si reinventa come partito di governo leader della sinistra

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Di Pietro si reinventa, e d’un tratto diventa – a suo dire – un oppositore serio e responsabile. Dopo aver imbavagliato la minoranza della base del suo partito, che chiedeva una riforma dello Statuto in senso democratico (elezione del presidente e del vicepresidente), ed essersi imposto con acclamazione plebiscitaria, decide che è ora di finirla con il movimentismo che parla al maldipancia antiberlusconiano, che si rivolge ai popoli viola, verdi, rossi e rosati, ai grillini e ai girontondini. Non vuole morire all’opposizione lui. Lui vuole governare, magari – nei suoi sogni – da Presidente del Consiglio, protetto dal Lodo Alfano bis alla bisogna. Così, eccolo che – tralasciati gli improperi antiberlusconiani (che comunque non sono mancati) – parla di proposte costruttive, di opposizione che mira a formare un’alternativa di governo. Abbraccia Bersani, ospita Genchi e le sue fantasie spionistiche, sostiene il candidato alla Campania De Luca, imputato per svariati reati. Tutto purché si avvii una fase di rivoluzione identitaria: l’Italia dei Valori partito di governo e leader dell’opposizione. Dunque ben vengano indagati, spioni e abbracci a Bersani, se questi possono essere utili alla causa. Tanto utili che mi chiedo se il personaggio che ha parlato dal palco del partito della “purezza” giudiziaria sia un impostore che ha preso le somiglianze di Di Pietro, oppure – cosa più probabile – sia il vero Di Pietro che viene a galla.
La paura, si sa, fa brutti scherzi, e a al capetto dell’IDV probabilmente gli scherzi non piacciono tantissimo. La sua difficoltà politica è evidente; è palpabile dopo il caso Contrada. Meglio dunque anticipare e meglio sfruttare chi è più in difficoltà di lui: Bersani e il PD. Da qui, dopo lo spazio concesso a De Luca e Genchi, l’abbraccio. Perché se è vero che oggi Di Pietro cammina su una lama di rasoio (lo dimostrano le verità scottanti che emergono dagli anni di Tangentopoli), è anche vero che più di lui patisce problemi il PD e Bersani, ormai vessati e piegati al dipietrismo, granzie anche ad alcuni simpatizzanti interni come Franceschini e Rosi Bindi.
Il Partito Democratico oggi appare palesemente irriconoscibile. Da grande partito di sinistra attorniato dal cespuglio Italia dei Valori, eccolo diventare esso stesso un cespuglio alla corte dell’ex pubblico ministero. I piddini sono diventati ciechi e sordi: l’antiberlusconismo militante li ha praticamente intontiti e resi ostaggio di una politica contadina priva di sostanza ma abbondante di becera apparenza. Non che a sinistra si sia mai fatta una politica di sostanza, ma la moderazione, in alcuni casi, era un connotato importante nel dialogo con il centrodestra che potesse dare utili frutti per il bene comune. Oggi quella moderazione è praticamente scomparsa con la crisi identitaria degli ex comunisti, con la preponderanza arrogante dell’IDV e con la debolezza leaderistica di Bersani, probabilmente più adatto a fare l’economista per passione che il capo di un partito.
E in effetti, se andiamo a leggerci le opinioni di area democratica, agli ex comunisti puoi sbattere in faccia gli interrogativi su Di Pietro, le sue oscure vicende passate, le sue più evidenti contraddizioni politiche e culturali, ma niente da fare. Nonostante tutto, insistono con un’alleanza che li sta stritolando e che ha svelato il suo più preciso disegno: la leadership dell’opposizione e il radicalismo fatto di slogan antiberlusconiani. Un bel programma politico che – per una questione di immagine – oggi viene verniciato con un posticcio moderatismo e con la (ridicola) proposta dell’Italia dei Valori come partito di governo.
Ma quale governo?, mi chiedo. Di Pietro dovrebbe rendersi conto che per governare ci vuole capacità. Soprattutto ci vogliono voti e consensi. A me pare che lui non abbia il primo requisito neanche di striscio, e per quanto riguarda il secondo, sicuramente De Magistris non farà grande differenza elettorale davanti al gigante centrodestra. Aggiungiamoci che molti elettori dell’ormai moribondo PD piuttosto che votare lui, voterebbero centro o l’estrema sinistra (e qualcuno forse anche il Popolo delle Libertà), e allora possiamo intuire come il proposito dipietrista rimarrà l’illusorio sogno di chi è destinato (per nostra somma fortuna) a morire all’opposizione. Come è giusto che sia…

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