Diventa Fan
su Facebook
Seguici su
Twitter!
Segui @iljst
Carica Modulo Ricerca...

La svolta storica di Di Pietro: parla con il Cavaliere e attacca il PD. Che l’ex PM intenda tornare a «casa»?

2 25 giugno 2011 | Politica | Permalink
Il lato inedito e moderato di Di Pietro. Dichiara che parla con tutti, anche con il Cavaliere, e litiga con il Partito Democratico che lo attacca per questa sua inedita veste. Cosa sta succedendo nella politica italiana?

Non saprei. Questo improvviso cambiamento ha lasciato spiazzato pure il sottoscritto. Rimango guardingo e sgomento, ma è chiaro che effettivamente qualcosa è cambiato nei rapporti tra Berlusconi e Di Pietro. Se Di Pietro è addirittura arrivato a dire che lui parla con tutti, Cavaliere compreso, significa che c’è qualcosa di nuovo nell’aria. Ed è qualcosa di veramente rivoluzionario.
È però difficile fare un’analisi e una previsione su questo inedito rapporto. Però forse un azzardo posso farlo. Posso dire che quella di Di Pietro è una vera e propria strategia. Forse dettata dai suoi rapporti con il Partito Democratico, ormai sempre più ostaggio della sinistra vendoliana, o forse dalla crisi del Cavaliere che rischia di lasciare il centrodestra sguarnito di leader carismatici. Sta di fatto che questo cambiamento rimette in gioco molti sogni e riporta l’orologio indietro di anni, rispolverando vecchie identità politiche. Ecco perché ritengo esistano due ipotesi, che non necessariamente si escludono a vicenda e che anzi si integrano.
La prima ipotesi riguarda la crisi identitaria del PD. È possibile che lo sbilanciamento (a sinistra) del partito di Bersani sia tale che Di Pietro abbia intravisto la possibilità di incardinarsi nel centro e di acquisire quei voti moderati che votano centrosinistra e che però non vedono di buon occhio Vendola e la sinistra estrema, ormai sempre più ottusamente giustizialista (superando di fatto il giustizialismo dipietrista anche nei toni) ed estremista. Parlo soprattutto dei settori cattolici e centristi legati agli ex comunisti da un’alleanza storica e culturale che affonda le proprie radici nei decenni passati, ma che ha il suo limite in certi valori fondamentali cristiani non negoziabili. In altre parole, l’IDV si vuole proporre come l’ancora moderata del centrosinistra, che il Partito Democratico lentamente sta abbandonando per seguire (o meglio: inseguire) Vendola e affini.
La seconda ipotesi riguarda il lento ma inesorabile tramonto politico del Cavaliere. Sappiamo tutti che nonostante se ne dica, Di Pietro è comunque un’anomalia politica all’interno del centrosinistra. Le sue tematiche sono sempre state culturalmente lontane dai valori di Vendola, Bersani e D’Alema, e molto vicine alla destra. La sua collocazione in alleanza con l’ex PCI deve essere sempre letta in chiave antiberlusconiana più che in chiave anti-destra. Di Pietro non ha mai digerito il Premier né la sua politica. I motivi – sappiamo – sono i più vari (molti dei quali tuttora ignoti), e possono affondare nella stigmatizzazione feroce del sodalizio economico e personale tra il Cavaliere e Craxi e/o nel fatto che il Cavaliere discese in politica proprio quando il leader dell’IDV era al massimo della sua popolarità come uomo simbolo dell’anti-sistema di cui Craxi (e di riflesso il Cavaliere) fu una delle massime espressioni. Ora però le cose sono cambiate. Il Premier è politicamente arrivato al capolinea. Il PDL è traballante. É possibile un rinnovo totale del centrodestra, con nuovi esponenti e nuovi leader. È dunque possibile che vi sia lo storico (e inevitabile) salto della quaglia. Di Pietro che ritorna a «casa», nelle file del centrodestra.
Fantascienza? Può essere. Ma fino a un certo punto, se pensiamo a Fini e alla sua evoluzione (meglio: involuzione) politica. E se pensiamo soprattutto che se il Cavaliere dovesse abbandonare nel modo peggiore (senza operare un profondo rinnovamento del partito), i moderati potrebbero affondare con lui, lasciando di fatto campo libero alla sinistra vendoliana e a quei settori del PD ancora fortemente nostalgici delle vecchie logiche del PCI. In questo scenario – chiaramente – non tengo conto di Fini e Casini. La loro immagine è comunque compromessa con i moderati. Casini è politicamente troppo ambiguo per riscuotere le simpatie dei moderati duri e puri del centrodestra (se non di quelli con tendenze democristiane), mentre Fini ha praticamente e sistematicamente distrutto la sua credibilità politica nel centrodestra. Chi oggi lo segue e/o è disposto a votarlo evidentemente o è troppo orbo (politicamente parlando), oppure è incoerente quanto Fini. Non tengo conto nemmeno della Lega di Bossi, visto che la posizione del partito nordista spesso si è rivelata avulsa dalle logiche dei due schieramenti.
Ciò detto, vorrei essere chiaro. Io non salto certo di gioia per questo cambiamento di Di Pietro, che comunque è minimo, visto che ha acquisito quella minima decenza politica di dialogare con tutti, senza pregiudizio alcuno. Ma è indubbio che qualsiasi forza o energia sottratta alla sinistra italiana è comunque la benvenuta, seppure ritengo che il centrodestra debba stare in campana: i cambiamenti veri sono strutturali e non dettati dalle convenienze (politiche) momentanee, come (apparentemente) potrebbero sembrare quelle dipietriste.

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

Seguimi su Twitter | Pagina Facebook | Contattami

  • OkNo
  • http://wordwar.blog.tiscali.it/ Gianpiero

    Le tue due ipotesi sono molto plausibili: io credo non abbia senso un PD non alleato con la sinistra, visto che se non mi sono distratto è un partito nato anche dai DS ex comunisti. Inoltre, le politiche del 2008 mi pare che dimostrino che un PD orientato al centro non piaccia né al suo elettorato tradizionale né ai moderati che tentava di raggiungere e che invece (a mio parere OVVIAMENTE) hanno votato PdL.
    Di Pietro esiste quasi solo come anti-berlusconiano, come giustamente dici tu, e in un ipotetico post-Berlusconi potrebbe solo ambire a un frammento dell’elettorato di centrodestra. Ok che gli italiani hanno la memoria corta, ma forse sarebbe troppo per chi ha creduto in un nuovo miracolo italiano abbracciare chi di questo miracolo non ne incarna nemmeno mezza visione.

    • Il Jester

      Concordo. Ma il teatrino politico italiano è sempre pieno di colpi di scena. Peccato che questi non li riservino a migliorare le condizioni di vita del popolo…

Seguimi

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri Follower: