Che ci siano dei laghi nel continente antartico non è una verità controversa. L’Antartide, milioni di anni fa o migliaia di anni fa (a seconda che si creda o meno nelle teorie basate sulla carta di Mercator) era un verdeggiante continente con foreste, pianure, alte montagne, fiumi e dunque pure laghi. Pertanto l’idea di negare la presenza di bacini lacustri nel Polo Sud è chiaramente senza fondamento.
D’altra parte, quello che mi interessa evidenziare in questo articolo, non è tanto la notizia in sé, quanto la possibilità, attraverso questi laghi, di recuperare forme di vita magari estinte migliaia o centinaia di migliaia di anni fa; forme di vita congelate o comunque cristallizzate in fondo ai vari laghi. Questo permetterà sicuramente di aggiungere un ulteriore tassello nel grande mosaico della flora e della fauna dei secoli passati.
Il progetto probabilmente non sarà di facile attuazione, visto il clima presente nel continente, con temperature che scendono fino a ottanta gradi sotto zero. Però è chiaro che i nostri scienziati e tecnici dovranno prima o poi fare i conti con la necessità di attuarlo, anche perché si ritiene che i laghi abbiano comunque un ricambio, attraverso tunnel e canali scavati sotto la pressione del ghiaccio. Si pensa addirittura che molti di questi tunnel siano lunghi centinaia di metri e colleghino molti bacini lacustri.
A confortare peraltro il fascino della scoperta è sufficiente menzionare il “mistero” del lago Vostok. Questo lago, scoperto dai russi nel 1974, è un bacino ampio 12.000 km2 e profondo seicento metri. Dalle sue acque congelate è stata estratta la carota di ghiaccio più lunga in assoluto che ha consentito di esaminare ghiaccio vecchio di quattrocentomila e passa anni, dove gli scienziati hanno individuato batteri semi-alieni o comunque estinti milioni di anni fa. Ricordiamo che a oggi, le trivellazioni sono state interrotte, poiché la connessione con la superficie e i liquidi della trivella, se protratta, avrebbe potuto danneggiare irrimediabilmente quel profondo e antico ecosistema.
Tornando alla mappatura del satellite della Nasa chiamato Icesat, è opportuno affermare che il progetto si è rivelato davvero importante. Si potrebbe persino azzardare l’idea che i risultati facciano il paio con quella sulle alpi antartiche, il cui enigma riguarda essenzialmente la loro integrità geologica per nulla scalfita dai forti venti del continente e che lascia pensare che la loro formazione non sia così vecchia come la datazione ufficiale dell’Antartide darebbe da credere. Ma questo è un altro argomento che ho affrontato in un altro contesto.
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giorgio mesaglio
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