Ci sono di mezzo i bambini. Ma in modo diverso ovviamente. Abbiamo due casi. Nel primo, una bambina bielorussa viene fatta arrivare in Italia e viene affidata a una coppia italiana, la quale – avuto contezza che la ragazzina era stata maltrattata e violentata nell’orfanotrofio – la sottrae alle autorità, affinché non la rimandino in quell’inferno: il giudice condanna i due genitori e chi li ha aiutati a diversi mesi di carcere. Il secondo riguarda un boss assassino che, latitante da anni, viene acchiappato, ma il giudice – per via della sua innata dote di scrivere poesie e fiabe per bambini – lo scarcera dopo appena dieci mesi di cella.
Anche la persona meno sveglia di questo mondo vedrebbe la stranezza di questa giustizia italiana, così precisa quando deve condannare delle persone che hanno agito in stato di necessità, e invece incredibilmente magnianima quando deve dare la libertà a chi, seppur in passato, dell’omicidio e della violenza ne fece la sua fede di vita.
Due casi assolutamente emblematici dei gravi difetti che stritolano la nostra giustizia e che si evidenziano a tutti i livelli: dalla giustizia negata per le lungaggini processuali, alle intercettazioni al limite della legalità procedurale. Nel mezzo tanti delinquenti lasciati in giro, a dispetto di tanti innocenti messi in carcere.
Il farlocchismo della giustizia italiana non è dunque una mitologia inventata dal centrodestra e difesa strenuamente dal centrosinistra. E’ una realtà; e lo è anche davanti a certi casi giudiziari che non hanno certo una valenza politico-mediatica per le modalità, le accuse e i fatti riscontrati, e sui quali la Bandabersani presenta delle evidenti difficoltà. Parlo naturalmente del caso di Frisullo. La tentazione di denunciare una mossa politica, dinanzi al suo arresto, è infatti forte anche dalle parti del PD, ma le bocche rimangono cucite a stento, salvo quella di La Torre che fa notare la coincidenza dell’arresto con le imminenti elezioni regionali pugliesi. Peccato, però, che ora siamo noi a non crederci; come ci insegnano i compagnucci, sono tutte strumentalizzazioni, tutte illazioni. I magistrati lavorano per la giustizia e con la giustizia. Non hanno tessere politiche. E in effetti, in questo caso, credo che non le abbiano davvero. Come dicevo prima: i fatti, i riscontri, le testimonianze a carico di Frisullo sembrano gravi, precisi e concordanti. Difficile pensare a un caso di malagiustizia. Ma staremo a vedere.
Eppure, che il tesseramento politico nella magistratura non sia un mito, quanto una realtà riscontrabile nelle sempre più frequenti candidature politiche di molti magistrati, è pressoché evidente. L’apoliticità dei giudici e dei PM non è infatti mica una regola divina o una legge fisica incontestabile! E’ semplicemente un affidamento, anzi, diciamo una finzione giuridico-istituzionale, inventata per attribuire al corpo dei Magistrati un’indipendenza dalle altre istituzioni che in verità non esiste. Come spesso amo ripetere, il magistrato vive nella società in cui opera, non ne è avulso, e come tale inevitabilmente, anche per la sua preparazione scientifico-giuridica, si forma una propria opinione politica. Ma alla sinistra – dicevo – piace pensarla diversamente, almeno finché le manette non toccano un loro tesserato.
Ciò detto, tornando al punto di partenza, che la giustizia italiana presenti in seno assurde contraddizioni è dimostrato proprio dal diverso trattamento riservato a dei genitori (adottivi) disperati per il destino della loro bambina, e il boss poeta che non si fece scrupoli nell’assassinare un uomo. Certo, a scendere nel dettaglio giuridico, al boss non è che gli sia stata concessa clemenza, e probabilmente i genitori rei non faranno un giorno di carcere. Non è questo il problema. Il problema è che la nostra giustizia è poco giusta, e la gente come tale la percepisce. Da qui la scarsa fiducia in persone (i magistrati) che non ricevono una legittimità democratica, e che oltre questo neanche rispondono direttamente per gli errori commessi. Se poi condiamo il tutto con il fenomeno della persecuzione giudiziaria berlusconiana e le inefficienze croniche delle nostre aule giudiziarie, ci rendiamo conto che l’Italia – giudiziariamente parlando – versa in uno stato pietoso.
Cosa fare? Be’, in questo blog l’ho spesso detto: è necessaria una riforma profonda e strutturale della magistratura. Separazione delle carriere, responsabilità dei magistrati, un organo di controllo elettivo (forse sarebbe opportuno che il CSM venisse eletto direttamente dal popolo), l’obbligatorietà relativa dell’azione penale, una riforma delle intercettazioni e una più grave sanzione per le pubblicazioni non autorizzate. Il tutto in un contesto in cui sia veramente attuato il giusto processo che non si connota solo per l’effettiva parità tra accusa e difesa, ma anche in un processo che abbia tempi certi e che non si misuri in decenni. Pertanto tempi decadenziali e responsabilità certe dei magistrati che non li rispettino. Solo così, la giustizia farlocca, che condanna dei genitori rei di amare e libera boss assassini solo perché dotati di sensibilità poetica, cesserà di esistere.










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