In questi giorni, Fini alza l’asticella delle condizioni per restare al governo e non aprire la crisi, forse perché spera che a forza di tirare la corda, alla fine questa si spezzi e lui possa avere le mani libere per attuare il ribaltone. Berlusconi dal suo canto sta zitto: non dice nulla; non risponde alle provocazioni del Presidente della Camera. Può essere certamente una strategia, ma non so fino a che punto sia un’utile strategia: più Fini va avanti, più acquista credito davanti ai suoi «padroni» di sinistra. Più questi lo incensano e lo eleggono salvatore della Patria. In verità tutti sappiamo che Fini sta portando alla rovina il centrodestra, lo sta svendendo al «nemico», lo sta prostituendo alle idee di sinistra, fino al punto da non farci capire quale sia o sarà la differenza tra la «destra» di Fini e la sinistra di Bersani.
Il nodo più grosso che tiene distanti il Cavaliere e il Presidente della camera sono certamente il nodo giustizia e l’immancabile Lodo Alfano. Parlando di ques’ultimo, tutti conosciamo come Napolitano se ne sia tirato fuori, e tutti sappiamo cosa dice Fini in proposito: niente reiterabiltà del Lodo. In altre parole, niente possibilità di rinnovo se si cambia carica, perché – secondo Fini – il Lodo deve tutelare la funzione e non la persona.
Giustamente, dico io: del resto questa è la ratio della norma. Epperò, è proprio in base a questa ragione giuridica che Berlusconi non ha nulla da temere dalla «non reiterabilità» del Lodo, laddove dovesse necessariamente usarlo, e sempre che venga mai approvato. Se infatti il Lodo «segue» la funzione e non la persona, il suo utilizzo non può essere legato alla persona che ricopre la funzione. Perciò se per ipotesi, il Presidente del Consiglio diventasse Presidente della Repubblica, o tornasse a essere Presidente del Consiglio, il Lodo dovrebbe comunque essere applicato, perché è la funzione che viene tutelata e non la persona. L’ipotesi contraria rischierebbe di configurare il Lodo Alfano costituzionale come una legge ad personam però in senso negativo: siccome, quella persona ha già utilizzato il Lodo, questa persona non lo può più utilizzare. Capito? Secondo voi, davanti a questa prospettiva, non scorgiamo lo snaturamento del Lodo? Non siamo difronte a una vera e propria legge ad personam? Se il Lodo segue la funzione, la segue sempre! Indipendentemente da chi ricopre quella funzione e da quante volte, soprattutto, la ricopre.
Ecco perché la «reiterabilità» del Lodo è un falso problema. Ammesso che venga inserito il divieto di reiterabilità nella legge costituzionale, questa dovrebbe essere fatta oggetto di interpretazione da parte dei giudici, i quali non potranno fare a meno di interpretare la «non reiterabilità» come un vulnus giuridico inapplicabile. Non può essere infatti applicata la «non reiterabilità» senza snaturare la ratio della norma che protegge la carica-funzione. Da qui l’illogicità giuridica del limite, perché il divieto non graverebbe alla fine sulla funzione, ma sulla persona che ricopre la funzione. Il che trasformerebbe il Lodo, per quella specifica persona (che può essere Berlusconi, come un altra persona), in una norma ad personam e non «a funzione». Chi ricopre la carica deve essere tutelato perché ricopre quella carica, e non perché è quella persona; se quella carica viene dunque ricoperta più volte da quella persona, o quella persona assume una carica diversa, ma comunque «protetta» dal Lodo Alfano, quella persona dovrà comunque poter usufruire dello scudo.
Non a caso, i più furbi oppositori del Lodo Alfano non puntano sulla non reiterabilità, ma proprio sul ritiro della norma costituzionale. Solo il fallimento del progetto può garantire ai magistrati «mani libere» nei confronti del Premier. A sinistra lo sanno perfettamente: a loro non frega nulla del Lodo costituzionale, perché il loro Lodo sostanziale è in vigore ormai da vent’anni ed è garantito dai poteri forti che per anni e decenni li hanno messi al riparo da tutte quelle indagini scomode che in un altro paese avrebbero avuto ben altri esiti…
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