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	<title>Il Jester &#187; Politica</title>
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		<title>Non si seguono gli uomini ma gli ideali&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 05:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Jester</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora tocca al PDL dire la sua. Dopo che Fini ha esternato la sua rabbia nei confronti del partito che non c&#8217;è, ma che pur non essendoci lo ha cacciato via perché dissenziente (secondo lo strano concetto di &#8220;dissenso&#8221; che ha l&#8217;ex leader di AN), ecco che prendono la parola gli ex colonnelli di AN [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/07/finib.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7317" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="finib" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/07/finib.jpg" alt="" width="204" height="137" /></a>Ora tocca al PDL dire la sua. Dopo che Fini ha esternato la sua rabbia nei confronti del partito che non c&#8217;è, ma che pur non essendoci lo ha cacciato via perché dissenziente (secondo lo strano concetto di &#8220;dissenso&#8221; che ha l&#8217;ex leader di AN), ecco che prendono la parola gli ex colonnelli di AN che puntualizzano alcuni passaggi del loro fu generale. Da Alemanno a La Russa, passando per Gasparri e Matteoli, i commenti sono pressoché unanimi: non sono stati i colonnelli ad aver cambiato leader, ma è stato il generale a cambiare casacca. Del resto, Maurizio Gasparri, che non brilla certo per grandi intuizioni, ha detto una cosa significativa sul punto: &#8220;<em>Noi non abbiamo cambiato le nostre idee. Fini invece sì, a partire dall’immigrazione e  dalle coppie di fatto di cui non ha parlato. Fini ha fatto un frullatore tra Almirante e le bandiere di associazioni gay&#8230;.</em>&#8221;<br />
Come posso dargli torto? Mi chiedo ancora una volta come farà un elettore di destra, quando sarà il momento di mettere la croce sul partito finiano (se mai ci sarà), dare il proprio voto a un leader e a un movimento che propone tematiche ben lontane dai valori conservatori e molto più vicini a quelli di una Rifondazione Comunista qualsiasi. E&#8217; difficile davvero immaginare di votare Fini e rischiare di vedersi serviti sul proprio piatto le minestre proposte per anni da un Ferrero, un Diliberto o un Bertinotti. Mi domando perciò se alla fine &#8211; a destra &#8211; chi ha deciso di seguire Fini, pur di seguire l&#8217;uomo, in verità non abbia tradito (consapevolmente o inconsapevolmente) le proprie idee e i propri valori. Diversamente non mi spiego il consenso che il Presidente della Camera riscuote fra qualche elettore notoriamente destroso, forse più deluso dal berlusconismo che realmente entusiasta del finianismo.<br />
Il nocciolo del problema sta proprio nella seguente domanda: si deve seguire il leader o le proprie idee e i propri valori? Apparentemente il quesito sembrerebbe di difficile risposta. In verità non lo è se si è coerenti con il proprio pensiero. E tanto per capirci, provo a fare il ragionamento su me stesso. Personalmente non condivido (quasi) nulla di quanto è Fini oggi: delle idee che esprime e di come le esprime. Non mi è piaciuto il suo atteggiamento nei confronti del PDL, a partire dalle &#8220;comiche finali&#8221; fino a Mirabello. E questo perché quello che un tempo era il politico di riferimento del popolo di destra oggi è un perfetto estraneo: è un uomo che si è allontanato abissalmente dalle idee e dai valori vicini a questo popolo, tradendoli clamorosamente. Ebbene, se questo è vero e se al posto di Fini ci fosse stato Berlusconi, be&#8217;, io credo che il risultato e la critica sarebbero stati identici. Perché  i leader contano fino a un certo punto se le idee non ci sono (più). E del resto, come dice il titolo di questo post: si seguono gli ideali e non gli uomini.<br />
Il rammarico più grande, piuttosto, è il fatto che alla destra oggi sia rimasto solo Berlusconi. Pur riconoscendogli grande carisma e alcuni indubbi meriti, non posso negare che il Cavaliere non sia il massimo per il popolo destroso, orfano del proprio leader storico. Il PDL infatti non è sicuramente &#8211; come afferma Fini &#8211; un partito che non esiste, ma non è certo un partito. E&#8217; qualcosa di meno di una solida formazione politica: è un movimento che pecca ancora di cesaropapismo. Il che mi porta a fare un&#8217;ulteriore considerazione: se il Cavaliere vuole davvero smentire le stilettate velenose e dileggianti di Fini sul &#8220;partito che non c&#8217;è&#8221;, deve avere il coraggio di prendere la decisione più giusta per il PDL. Deve avviare un processo di riforma e convocare un congresso per dare al Popolo della Libertà una struttura che favorisca il reale radicamento nel territorio e un maggior coinvolgimento della base nei processi decisionali. Altrimenti, il rischio è che il consenso si sfaldi, perché gli ideali devono trovare non solo un leader che li rappresenti e li sintetizzi in azione politica, ma pure una casa comune in cui cristallizzarsi nel tempo. Anche perché, oggi, l&#8217;alternativa è che diventi &#8220;casa comune&#8221; una formazione politica ambigua e insipida come Futuro e Libertà, la quale &#8211; diciamocela tutta &#8211; con la destra ormai ha ben poco da spartire (se non nel nome), laddove in verità rappresenta solo l&#8217;ennesima edizione del centrismo democristiano, vista pure la propensione di Fini ad ammiccare con Casini e Rutelli, i migliori studenti del manuale Cencelli&#8230;</p>
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		<title>Mirabello: Fini espelle il PDL da Futuro e Libertà</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 19:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Jester</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/06/finifini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6801" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; height: auto;" title="finifini" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/06/finifini.jpg" alt="" width="200" height="500" /></a>I giornali non hanno fatto una difficile previsione in questi giorni, affermando che Fini non avrebbe detto cose eclatanti; non avrebbe fatto, in altre parole, dichiarazioni dirompenti. In effetti, <a href="http://www.iltempo.it/politica/2010/09/05/1196950-fini_oggi_capitale_della_politica.shtml" target="_blank">a leggere le sue parole</a>, non ha detto nulla che già non sapessimo, in una festa che è stata letteralmente sottratta al PDL, come poi testimonia Berselli in <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/mirabello_scia_rancori_festa_scippata/05-09-2010/articolo-id=471233-page=0-comments=1" target="_blank">un articolo</a> de Il Giornale, diventando di fatto la prima festa di Futuro e Libertà, davanti ai seguaci finiani e a qualche supporter di sinistra che a Mirabello è di casa, vista la zona.<br />
Fini non ha tradito le aspettative: ha ripetuto per filo e per segno quanto già andava a dire in questi mesi&#8230; Anzi, in questi anni. E &#8211; da bravo oratore quale è &#8211; ha saputo ben bilanciare le bastonate e le carote, dicendo persino qualcosa di condivisibile (come la stigmatizzazione dell&#8217;accondiscendenza del nostro Governo a Gheddafi o l&#8217;insufficienza della legge elettorale). Così eccolo che da una parte la mette giù dura contro il PDL, partito &#8220;<em>che non c&#8217;è più</em>&#8220;, e dall&#8217;altra giura fedeltà al Governo, rifiutando i ribaltoni ed esorcizzando le elezioni (delle quali è evidentemente terrorizzato).<br />
Che dire? Questa per la destra italiana è una giornata paradossale. Una pagina poco edificante che dovrebbe essere immediatamente cancellata dalla memoria di un popolo che non riconoscendosi nella sinistra, sperava in un grande partito nazionalpopolare capace di operare quelle riforme che servono davvero al paese e che la sinistra impedisce in ogni modo. Invece oggi ci ritroviamo un partito in difficoltà e un personaggio in cerca d&#8217;autore che ha contribuito ad affossarlo e che &#8211; nell&#8217;intervento di oggi &#8211; non ha lesinato bordate ulteriori, ben poco attutite dai meriti che ha riconosciuto al Governo (il classico contentino).<br />
Gianfranco Fini è salito in cattedra e ha dato la solita lezione morale. Il suo intervento antiberlusconiano sembrava scritto da Di Pietro e Travaglio. Eppure, come nelle migliori storie di doppia morale, non ha chiarito la vicenda di Montecarlo. Se n&#8217;è ben guardato. Ha solo detto che sarà la magistratura a fare chiarezza, ma questo ovviamente non ci soddisfa affatto. Troppe sono le domande che ha sollevato il quotidiano di Feltri, e forse l&#8217;ex di AN avrebbe dovuto dare qualche precisazione. Ma, come sempre accade, certe regole valgono per gli altri ma non per se stessi.<br />
Comunque sia, gli argomenti affrontati dal Presidente della Camera &#8211; che peraltro non si è minimamente messo il problema se questa sua nuova veste di capopopolo, sancita a Mirabello, sia compatibile con la funzione istituzionale che ricopre &#8211; sono diversi: dall&#8217;immigrazione alla crisi finanziaria, passando per il nodo giustizia e il suo rapporto con il PDL. Ovviamente ha evitato di scendere nei dettagli che fanno venire l&#8217;orticaria agli elettori di destra: cittadinanza breve, testamento biologico e riconoscimento delle coppie di fatto. Ha ribadito semplicemente che FLI è di destra e che a destra rimarrà (quale destra, ancora non si sa). Poi è partito con il sermone dove ha prevedibilmente alternato schiaffi e pacche sulle spalle, prendendosela con chi ha cacciato lui e i finiani dal PDL. Accusando di fatto il partito, che ha contribuito a fondare, di metodi stalinisti e ritenedolo ormai semplicemente una Forza Italia allargata. Il che è davvero curioso, visto che i finiani rappresentano un <em>range</em> tra il 2 e 4% del PDL.<br />
Be&#8217;, è indubbio che, udendo questi <em>j&#8217;accuse</em>, c&#8217;è da restare perplessi. Se il lettore ha seguito con attenzione la cronaca di questi ultimi mesi, sa bene che è l&#8217;ex leader di AN che si è allontanato dal PDL e si è messo fuori da solo, contestando tutto e tutti e non supportando il partito durante le elezioni regionali, riparandosi dietro la sua veste istituzionale che però &#8211; ricordiamo &#8211; non gli ha impedito certe pesanti esternazioni contro il Governo. E del resto, una cosa è il dissenso in merito a qualche punto del programma, altra invece è il dissenso sui valori fondanti il Popolo delle Libertà, il quale, ricordo, scaturì dal Predellino che Fini commentò con un emblematico &#8220;<em>siamo alle comiche finali</em>&#8220;.<br />
In verità, col senno di poi, credo che quello accaduto oggi a Mirabello sia la vera comica finale. La comica di un leader che ha tradito la destra e i valori della destra, mantenendo solo le apparenze di una festa tricolore, qualche bandiera e l&#8217;illusione di chi, in verità, poco ha capito del cambiamento di Fini da Fiuggi a oggi. Pertanto la lagna legata a uno scarso se non assente pluralismo nel PDL è una benemerita mistificazione. Il pluralismo è sicuramente un valore in un grande partito, ma non può mettere in discussione i suoi valori fondanti. Altrimenti non è semplice dissenso, ma è rottura. E che Fini, tra aprile e oggi, abbia rotto e non solo dissentito, è una indiscutibile realtà. Si rassegni e si accompagni ai suoi nuovi alleati naturali: Casini e Rutelli. La destra &#8211; quella vera &#8211; è qualcosa di diverso da lui&#8230;</p>
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		<title>Il leghismo contro l&#8217;inno di Mameli</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:44:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/01/Lega-Bossi.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5180" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; height: auto;" title="Lega Bossi" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/01/Lega-Bossi.jpeg" alt="" width="200" height="500" /></a>Apro settembre con una breve riflessione sul leghismo e l&#8217;italianità, e lo faccio prendendo in considerazione l&#8217;ultimo episodio che riguarda l&#8217;inno di Mameli, sempre al centro di polemiche fra italiani e &#8220;leghisti&#8221;. Ancora una volta, infatti, questi ultimi, si sono voluti far notare per il loro scarso sentimento patriottico italico, respingendo la proposta fatta in un Comune bergamasco (Ponteranica) dal locale consigliere, Luca Oriani (PDL), con la quale si chiedeva l&#8217;affissione del testo di Mameli negli istituti scolastici primari e secondari di primo grado, con lo scopo di &#8220;<em>promuovere tra gli studenti la conoscenza del loro inno nazionale, con la speranza di poter consolidare il sentimento di coesione e appartenenza ad una stessa Patria che dovrebbe accumunare tutti i cittadini</em>&#8220;.<br />
Una proposta interessante, perché chiaramente volta a incentivare la conoscenza di un pezzo musicale che comunque rappresenta la storia dell&#8217;unità d&#8217;Italia. Una proposta che però ai leghisti &#8211; maggioranza nel Comune &#8211; non è piaciuta affatto. Tanto che il sindaco, laconicamente, ha affermato che<a href="http://www.ilgiornale.it/interni/bergamo_inno_mameli_a_scuola_non_vogliamo_non_ci_sentiamo_italiani/scuola-inno-mameli-lega/01-09-2010/articolo-id=470527-p"> lui non si sente italiano anche se purtroppo lo è</a>. Così ecco che l&#8217;idea è stata bocciata e l&#8217;inno di Mameli è stato rispedito nelle pagine anonime di un libro che pochi leggeranno.<br />
Tipico di una Lega che personalmente non amo e non mi piace. Questi atteggiamenti dimostrano ancora una volta una scarsa propensione di questa forza politica a essere forza di respiro nazionale. La sua visione politica è regionalistica ed è nordista. E questo non va affatto bene, anche perché non è con l&#8217;isolamento e l&#8217;esclusione che si risolvono i problemi del sud. E certamente non si risolvono negando il valore dell&#8217;appartenenza nazionale a un&#8217;unica cultura: quella italiana.<br />
La Lega pensa di risolvere i problemi del nord, escludendo il sud. Magari operando se non una secessione formale, quantomeno una secessione di fatto, basata sulla negazione dell&#8217;italianità. Una strada questa assolutamente da condannare, benché &#8211; ricordo &#8211; io personalmente sia favorevole al federalismo, soprattutto perché responsabilizzerebbe le regioni del sud a una maggiore efficienza, a tutto vantaggio dei cittadini.<br />
Ma la Lega &#8211; a conti fatti &#8211; forse non vuole neanche questo. Non le basta il federalismo fiscale. Non le basta operare una responsabilizzazione della politica del sud, troppo avvinghiata al malaffare e agli intrallazzi, ai favoreggiamenti e alle collusioni con la malavita, alle inefficienze e agli sprechi. La Lega &#8211; vista la polemica sull&#8217;inno di Mameli &#8211; probabilmente vuole qualcosa di più. Vuole davvero la secessione, e vuole davvero spezzare l&#8217;Italia in due. Altrimenti non si spiega questa avversione per l&#8217;italianità, ostentata in qualsiasi occasione e, in ultimo, concentrata nel pretestuoso rifiuto di accogliere la proposta del piddiellino Oriani di affiggere il testo dell&#8217;inno nelle scuole primarie e secondarie.<br />
In verità, credo che Berlusconi dovrebbe stare maggiormente attento alle sparate, anche locali, dell&#8217;alleato &#8220;fedele&#8221; che non lavora per una coalizione, ma solo per se stesso e per consolidare il proprio consenso nel nord. Ci sono troppe cose che distinguono e distanziano il PDL dalla Lega. Tra cui il senso dell&#8217;appartenenza nazionale, la tutela dell&#8217;italianità e dell&#8217;unità nazionale. Elementi questi che rendono il centrodestra e la destra fondamentali nel panorama italico, dove si è circondati da finti patrioti di sinistra e da ideologi della secessione che scambiano l&#8217;egoismo regionalistico per un fattore di ineludibile efficientismo, come tale, ben lontano dal banale folklorismo!</p>
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		<title>Turarsi il naso con Gheddafi: una necessità</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 09:27:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/08/berlusconi_gheddafi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7545" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; height: auto;" title="Moammar Gadhafi , Silvio Berlusconi" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/08/berlusconi_gheddafi.jpg" alt="" width="200" /></a>Certo, a leggere la cronaca dei giornali di questi ultimi giorni, a sinistra si stanno contorcendo per la diplomazia italiana che ha voluto tributare accoglienza calorosa al dittatore libico, Gheddafi. Non v&#8217;è dubbio infatti che accogliere quest&#8217;uomo sotto i cieli italiani è qualcosa di repellente, fosse solo che si tratta di un dittatore, di un despota. Ma, come si suol dire, purtroppo non se ne può fare a meno, anche quando spara i suoi grossolani inviti sull&#8217;Europa islamica e incita un centinaio di hostess ben retribuite a convertirsi alla religione di Maometto a dorso di qualche cavallo berbero.<br />
Folclore sicuramente, ma non troppo. O almeno non lo è a un piano più alto: quello delle relazioni diplomatiche. La Libia serve all&#8217;Italia quando l&#8217;Italia alla Libia. E persino a sinistra, al di là delle dichiarazioni di sdegno di facciata, ne sono ben consapevoli. D&#8217;Alema infatti non disdegnò certo di entrare nella tenda del capo libico quando era ministro degli Esteri. E sicuramente non ne uscì disgustato. Tutt&#8217;altro.<br />
Per cui, a leggere oggi i giornali di sinistra, rimango piuttosto basito. Sappiamo tutti infatti chi è Gheddafi. E lo sa anche Berlusconi. Sappiamo tutti qual è il suo concetto di democrazia e di libertà, ma sappiamo anche che quest&#8217;uomo per amore o per forza è qualcuno con il quale non possiamo fare a meno di dialogare, visto che è un nostro vicino strategico, sia dal punto di vista politico-diplomatico che economico. In altre parole, non ne possiamo fare a meno, anche se vorremmo (sarebbe un sogno potergli sbattere la porta in faccia!). E del resto, l&#8217;Italia sotto i governi cattocomunisti ha tributato onori anche a soggetti dubbi, la cui utilità strategica è pari a zero. Ricordiamo Fidel Castro e anche il presidente venezuelano Chavez. Per cui, non è che a sinistra possono prodigarsi in troppe morali.<br />
D&#8217;altro canto, è chiaro che Berlusconi dovrebbe magari contenere di più l&#8217;irruenza e le provocazioni del leader libico. Perché vanno bene le trovate folcloristiche dei cavalli berberi e della tenda da beduino (fosse per me, Gheddafi potrebbe dormire anche in una stalla). Ma addirittura venire qui nel cuore della cristianità a sostenere che l&#8217;Europa dovrebbe diventare islamica, mi pare francamente troppo. Per cui, per quanto siano grossolane sparate, quelle di Gheddafi dovrebbero essere contenute. Cortesia diplomatica vorrebbe che fossero evitate. Nel nostro paese, per quanto non sembri, ci sono molti cittadini che si sentono offesi dal patetico tentativo di proselitismo del leader libico, e coerenza vorrebbe che il nostro Governo, così ligio a difendere la cristianità in Europa contro i tentativi di scristianizzazione della cultura e delle istituzioni, confermasse questo impegno anche davanti a questo signorotto africano. Con le buone maniere, naturalmente&#8230;</p>
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		<title>Bersani vorrebbe un&#8217;Italia senza Berlusconi</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 08:50:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che questa gente viva fuori dal mondo e dalle basilari regole della democrazia, secondo la quale chi governa è colui che vince le elezioni, è un dato di fatto ormai incontrovertibile. Perciò non meravigliano più di tanto le parole del leader del PD che desidera sapere qual è il sesso degli angeli e cerca l&#8217;erba [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/01/bersani.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5171" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="bersani" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/01/bersani.jpg" alt="" width="207" height="137" /></a>Che questa gente viva fuori dal mondo e dalle basilari regole della democrazia, secondo la quale chi governa è colui che vince le elezioni, è un dato di fatto ormai incontrovertibile. Perciò non meravigliano più di tanto le parole del leader del PD che desidera sapere qual è il sesso degli angeli e cerca l&#8217;erba voglio nel giardino del Re, senza trovarla, perché è stranoto che quest&#8217;erba non esiste nemmeno nei giardini reali, e lui &#8211; come il PD &#8211; deve rassegnarsi, evitando peraltro di filosofeggiarci troppo.<br />
Piuttosto, benché non meraviglino questi pensieri, hanno comunque un non so che di surreale. Sembra quasi che il segretario del PD dorma per il 90% del tempo, e poi udendo i brandelli di una conversazione, si svegli all&#8217;improvviso e spara la sua. Tra cui appunto l&#8217;ultima che è questa: &#8220;<em>Vorrei un’Italia che riprendesse la spinta e la fiducia di poter crescere con spirito civico; per arrivare a quello, temo che il passaggio inevitabile sia lasciarsi alle spalle Berlusconi. Quando dico temo, lo dico ovviamente per lui&#8230;</em>&#8221;<br />
Non riesco a capire come faccia a non rendersi conto della gravità politica di queste affermazioni. Io posso comprendere che stare lontano dalle leve del potere non sia una bella situazione per chi è abituato ad averlo, ma fino al punto da fare l&#8217;equazione paese libero e civile uguale paese senza Berlusconi, mi sembra davvero eccessivo, quasi da persona in crisi di astinenza che non bada ad altro che a ottenere quello che lo fa stare meglio e che per ottenerlo è disposto a tutto, anche a resuscitare l&#8217;esercito delle mummie dell&#8217;Ulivo: la famosa ammucchiata dove c&#8217;è tutto e il contrario di tutto.<br />
Mi domando se gli elettori di sinistra non siano stanchi di questi &#8220;fronti di liberazione&#8221; antiberlusconiani. Di queste ammucchiate che non hanno un&#8217;identità politica reale, ma servono solo a battere un avversario che per vincere non ha bisogno che della sua faccia, delle sue parole e dei fatti che può mettere sul tavolo. Mi chiedo come facciano davvero a sopportare i loro politici di riferimento, talmente insipidi e privi di scorza che per arrivare all&#8217;altezza del Cavaliere devono mettersi l&#8217;uno sull&#8217;altro e far finta di essere un unico uomo. Me lo domando sul serio, perché al di là di tutto, anche la sinistra sinceramente democratica (e non il relitto del vecchio PCI che costituisce oggi l&#8217;ossatura del PD) avrebbe bisogno di un leader capace di dialogare e come tale consapevole della semplice regola che chi vince governa e deve essere non solo legittimato ma anche rispettato, e chi perde invece sta all&#8217;opposizione a fare l&#8217;oppositore.<br />
Poi davvero non si possono lamentare se il Cavaliere la spunta sempre. In verità non c&#8217;è storia in questo duello che dura da sedici anni. E non c&#8217;è storia perché da una parte &#8211; a sinistra &#8211; abbiamo le armate brancaleone, i rottami della vecchia politica che ogni tanto s&#8217;infiammano e tentano di ritornare, e dall&#8217;altra abbiamo una destra davvero capace di innovarsi e rinnovarsi anche con il medesimo leader, benché qualcuno oggi si sia montato la testa, tanto da tentare di mettersi in proprio. Non c&#8217;è storia nonostante gli attacchi costanti dell&#8217;informazione e della magistratura politicizzata, perché per quanto si tenti di negarlo, alla fine la parola è sempre nostra: dei cittadini che, fuori da ogni logica di palazzo, scelgono colui e coloro che meglio rappresentano i loro interessi e non già gli interessi dei vari potentati economico-sociali che ci hanno tiranneggiato nella prima Repubblica, dietro il paravento del sindacalismo, del socialismo, del cattocomunismo e della pseudocultura di sinistra che ha pervaso e invaso la nostra istruzione come la gramigna che soffoca il grano.<br />
Bersani pertanto deve rassegnarsi. Sogni pure le sue armate brancaleone di liberazione nazionale, ma quando arriverà il momento non potrà far altro che sbattere per l&#8217;ennesima volta il muso davanti all&#8217;esito elettorale.  E sul punto non possono certo confortarlo le precedenti vittorie prodiane, le quali si sono rivelate per quello che sono: vittorie di Pirro. Del resto, anche in quei frangenti, guarda caso, la prevalenza fu dovuta al &#8220;brancaleonismo&#8221;, il quale apparentemente costituiva il punto di forza della sinistra, ma che in verità si rivelò il tallone d&#8217;Achille che fece naufragare miseramente i governi di centrosinistra e le ridicole alleanze che lo sostenevano.<br />
Altra domanda fondamentale: ma è possibile che a sinistra non imparino mai dai propri errori? In verità credo proprio di no, perché per i sinistri l&#8217;errore non è concepito. Loro non sbagliano mai&#8230; Loro hanno sempre ragione, anche quando hanno palesemente torto (e cioè quasi sempre), e l&#8217;ultima sparata del segretario PD lo dimostra appieno.</p>
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		<title>Torna Walter Veltroni&#8230; sul Corriere</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 22:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Jester</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A leggere la sua lettera da &#8220;padre della patria&#8221; c&#8217;è solo da ridere. Non tanto per l&#8217;alto carattere retorico dello scritto, quanto per le genericità delle considerazioni fatte, condite peraltro con il solito stomachevole antiberlusconismo. Quello che emerge in particolare è la considerazione &#8211; non ancora accettata dalla sinistra &#8211; secondo la quale Berlusconi sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/veltroni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-52" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="Walter Veltroni" src="http://www.iljester.it/wp-content/veltroni.jpg" alt="" width="207" height="213" /></a>A leggere la sua lettera da &#8220;padre della patria&#8221; c&#8217;è solo da ridere. Non tanto per l&#8217;alto carattere retorico dello scritto, quanto per le genericità delle considerazioni fatte, condite peraltro con il solito stomachevole antiberlusconismo. Quello che emerge in particolare è la considerazione &#8211; non ancora accettata dalla sinistra &#8211; secondo la quale Berlusconi sta a palazzo Chigi non certo per miracolo divino ma per i voti presi alle elezioni. Per cui, non può trattarsi di un evento eccezionale, ma della ovvia conseguenza dell&#8217;esercizio della democrazia nel nostro paese. Invece, per la sinistra tutta, la permanenza di Berlusconi nella poltrona di palazzo Chigi pare più un abuso che la conseguenza dell&#8217;esercizio di un diritto. In altre parole, il Cavaliere sta al governo in modo del tutto illegittimo.<br />
A parte questa sensazione, che &#8211; ripeto &#8211; emerge chiaramente dalle parole di Uolter, il resto della missiva è davvero assuramente pesante. Più precisamente mi hanno colpito queste parole: &#8220;<em>&#8230; scrivo ai nuovi poveri italiani, i ragazzi precari, che arrivano a metà  della vita senza uno straccio di certezza, senza un euro per la  pensione, senza un lavoro sicuro, senza una casa, senza la sicurezza di  poter mettere al mondo dei figli. E senza che politica e sindacati si  occupino di loro.&#8221;<br />
</em>Oddio, detto da un politico che per anni ha preso ventimila euro al mese e che gode di diritti pensionistici che un lavoratore di fabbrica non riuscirebbe a ottenere neanche con trecento anni di lavoro, mi pare francamente un po&#8217; beffardo. E poi, mi dovrebbe chiarire il buon Walter a quale politica e a quali sindacati egli si riferisce. Anche perché sarebbe facile ribattergli che la politica che più di altre dovrebbe occuparsi dei lavoratori è proprio la sinistra, la quale invece appare piuttosto affannata a sostenere le ragioni di ben altri soggetti, ben lontani dai ceti deboli. E per quanto riguarda i sindacati, se si riferisce alla CGIL o alla FIOM, be&#8217;, allora siamo d&#8217;accordo, visto il casino che stanno mollando con la FIAT. Fosse stato per loro, non ci sarebbe stato nessun accordo sia per Termini Imerese, sia per Melfi e sia per Pomigliano D&#8217;Arco. E Marchionne avrebbe trasferito armi e bagaglia all&#8217;estero, facendo ciao ciao con la manina.<br />
Un&#8217;altra chicca della sua tediosa lettera è questa: &#8220;<em>Rimango dell&#8217;idea che le uniche alleanze credibili, prima e dopo le  elezioni, siano quelle fondate sulla reale convergenza programmatica e  politica. In fondo il repentino declino del centrodestra conferma  proprio questo&#8230;&#8221;<br />
</em>A parte il fatto che il declino del centrodestra lo vede solo lui e quell&#8217;illuso di Bersani, io credo che proprio Walter non può dire nulla, visto che nel 2008 ha fatto un&#8217;alleanza capestro con l&#8217;IDV di Di Pietro; un&#8217;alleanza ancora mortale per il PD, visti i capricci continui del partito delle manette che non nasconde, in verità, l&#8217;aspirazione a diventare il partito leader della coalizione, un po&#8217; come Bossi e la Lega nel centrodestra, con la sostanziale differenza che a destra c&#8217;è Berlusconi, mentre a sinistra, non c&#8217;è nemmeno mezzo Cavaliere. Dal che, si deduce che Uolter anche in questo frangente ha fatto cilecca. La sua lungimiranza politica è quella che è, del resto&#8230;<br />
Passando alla terza e ultima chicca, be&#8217;, posso anticipare che mai il discorso di un politico è stato tanto retorico quanto vuoto e scontato&#8230; persino banale. Però, prima debbo avvisarvi che Veltroni benedice il governo istituzionale. Dall&#8217;alto della sua saggezza, egli infatti afferma: &#8220;<em>è giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni  capaci di fronteggiare per un breve periodo l&#8217;emergenza finanziaria e  sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio,  attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e  maturo bipolarismo.</em>&#8221;<br />
Praticamente gli elettori&#8230; il paese a cui si appella vale solo come spettatore, uditore e lettore dei suoi scritti. Le scelte popolari non hanno gran pregio nella democrazia veltroniana. Avesse scritto: bisogna rispettare le scelte degli elettori e dunque se cade questo governo bisogna votare subito, be&#8217;, allora il discorso sarebbe stato davvero innovativo. Invece niente da fare. Ci vuole un governo che gestisca nel breve periodo l&#8217;emergenza bla, bla, bla, e riformi la legge elettorale bla, bla, bla. Fuori Berlusconi, dentro chi ci vuole stare. Senza però future ammucchiate elettorali antiberlusconiane. Secondo Veltroni, infatti, il Cavaliere ormai è in declino, e perciò &#8220;<em>le uniche alleanze credibili, prima e dopo le  elezioni&#8221; </em>sono<em> &#8220;quelle fondate sulla reale convergenza programmatica e  politica</em>.&#8221;<br />
Già il termine di per sé fa venire i brividi perché rievoca la vecchia e retorica politica della prima repubblica. Mi chiedo piuttosto a quali forze politiche Veltroni si riferisce quando parla di convergenze. Forse all&#8217;alleanza con Di Pietro? Oppure a quella ipotetica con l&#8217;UDC&#8230; o con Rutelli? O addirittura con Fini? Escludo la sinistra massimalista di Nichi Vendola. Mi pare che Veltroni la emarginò già nel 2008; e di questo non possiamo che ringraziarlo infinitamente. Non credo pertanto che oggi voglia farla tornare in auge, anche se Nichi Vendola pare intenzionato a non farsi mettere da parte.<br />
Dicevo comunque della terza e ultima chicca. Eccovela. Un vero tripudio di retorica mielosa: l&#8217;Italia &#8211; sottolinea l&#8217;ex leader del Pd &#8211; è &#8220;<em>un paese fermo, che ha bisogno  di correre. Che ha bisogno di politica alta, ispirata ai bisogni della  nazione. Non è retorica. Parri, De Gasperi, Moro, Ciampi, Prodi e altri  hanno dimostrato che si può stare a palazzo Chigi per servire gli  italiani. Bene o male, ma servire gli italiani. Non se stessi. Spero che  si concluda rapidamente l&#8217;era Berlusconi</em>,&#8221; affinché si possa &#8220;<em>finalmente avere un vero bipolarismo, schieramenti fondati sulla  comunanza dei valori e dei progetti, capaci di riconoscersi e  legittimarsi reciprocamente in un Paese con una politica più lieve e  perciò più veloce ed efficiente nella capacità di decisione del suo  sistema democratico</em>.&#8221; E poi l&#8217;epilogo da poema lirico&#8230; o se volete da testamento politico: &#8220;<em>Il nostro  è un meraviglioso Paese</em>.<em> Amare l&#8217;Italia e gli italiani dovrebbe  essere una precondizione per partecipare alla vita politica. Per questo  il nostro Paese merita di più. Merita di più dei dossier e dei veleni.  Di più della politica ridotta a interesse di un leader. Di più delle  alleanze con il diavolo. Il nostro Paese deve smettere di vivere  dominato solo da passioni tristi. È difficile. È possibile.&#8221;<br />
</em>Un tempo, parlare di Italia e italiani per la sinistra era quasi una bestemmia nazionalista da condannare e reprimere in cento&#8230; mille modi diversi. Oggi, incredibilmente, appare la cosa più naturale di questo mondo, quasi un elemento dal quale non si può prescindere, fino a considerare l&#8217;amor patrio &#8220;precondizione per partecipare alla vita politica&#8221;. Una moda forse? Chissà! Intanto, il resto della retorica veltroniana si commenta da sé. Meglio stenderci un velo pietoso, va!<br />
<em></em></p>
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		<title>Il Cavaliere mette i paletti a Fini. La sinistra tace</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 14:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Jester</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/08/Berlusconi_Silvio003.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7517" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px; height: auto;" title="Berlusconi_Silvio003" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/08/Berlusconi_Silvio003.jpg" alt="" width="205" /></a>Mentre la sinistra è praticamente desaparecida (ma si sa, i signorotti prendono sul serio le vacanze, mica scherzano!), la politica del centrodestra non si è fermata, e Berlusconi, benché a riposo, ha fissato dei punti programmatici sui quali verrà decisa la prosecuzione della legislatura, ovvero le nuove elezioni: immigrazione, giustizia, economia. Per il Cavaliere non ci sono alternative. Nessun governo tecnico &#8211; chiamato in tal senso &#8220;governo dei perdenti&#8221; &#8211; può nascere dal &#8220;tradimento&#8221; dei finiani, perché giustamente non è il governo scelto dagli elettori. Per cui, ai secessionisti ha offerto un pacchetto &#8220;prendere o lasciare&#8221;. Se prendono, devono prendere senza se e senza ma, se lasciano si assumono la netta responsabilità del voto anticipato. Se sperano in un governo dell&#8217;inciucio, be&#8217; in questo caso, sperano male, perché per il PDL questo è un piano destinato a fallire ed è soprattutto profondamente antidemocratico. Non è ammissibile infatti che a governare il paese ci siano soggetti non scelti dagli elettori. Altrimenti si torna davvero indietro, alla prima repubblica, dove il voto era un optional e non il primo momento di democrazia del paese.<br />
Ma si sa, a sinistra e nella nuova &#8220;destra&#8221;, gli elettori contano poco. Contano di più i giochini di palazzo e le logiche spartitorie giustificate dai formalismi costituzionali. Grazie alla sponda finiana, il vecchio andazzo pare riprendere vigore nel nostro paese, dove tutto è discussione e dove non esiste la decisione. Qui in Italia si discute anche sulle virgole da mettere nelle missive, figuriamoci se non si può o si deve discutere del resto. Così, mentre qui si ciancia, ecco che nel resto d&#8217;Europa e nel Mondo si va avanti e si risolvono i problemi&#8230; Bell&#8217;affare davvero vivere in questo paese di chiacchieroni inconcludenti!<br />
Dicevamo comunque che la sinistra è muta (il che andrebbe persino contro la regoletta delle chiacchiere). Forse perché sta a guardare, o forse perché alla fine non ha nulla da dire, ammesso che abbia mai avuto qualcosa da dire, salvo esprimere i decotti sproloqui antiberlusconiani, come quello solito di ribadire che Berlusconi non rispetta la Costituzione che attribuisce al Capo dello Stato la decisione se sciogliere le Camere o meno. E&#8217; vero: come spesso ho detto, formalmente è così, ma è indubbio che la nostra Costituzione formale ormai sia ben lontana dalla Costituzione materiale che ha introdotto nel nostro sistema il principio bipolare. In verità, al di là del fumo, credo che la sinistra oggi sia semplicemente attendista. Aspetta che il centrodestra si suicidi da sé, come sta facendo in questo momento. In un certo senso, sono certo che stia persino godendo: mal comune mezzo gaudio, verrebbe da dire. Bersani, se non può esultare per la sua sbiadita leadership bocciofila, non può però non compiacersi del fatto che comunque dall&#8217;altra parte dell&#8217;emisfero politico le cose non vanno meglio e che anzi si sta consumando una lotta senza quartiere&#8230; grazie a Fini. Il quale ancora non si decide a dare un&#8217;esauriente spiegazione per la casa di Montecarlo.<br />
Ma come spesso ho detto, non è questo il punto. Il punto è che i finiani da una parte tendono la mano e dall&#8217;altra fanno di tutto per colpire il PDL. Questo si chiama tentativo di &#8220;logoramento&#8221;; l&#8217;obiettivo è evidente: logorare il partito e Berlusconi (l&#8217;ultima in ordine è l&#8217;assurda proposta dei finiani di formare un nuovo governo senza la Lega, ma con l&#8217;UDC, Rutelli e pezzi del PD). Una mossa che io reputo stupida, perché non ne trarrà vantaggio nessuno. Non ne trarrà certo vantaggio il pseudo-movimento finiano che con la destra ha praticamente chiuso: se anche riuscisse in un futuro prossimo a racimolare il 5% dei consensi, la stragrande maggioranza di essi non arriverà da destra, ma dai delusi del centrosinistra. Il che porrà il partito finiano in una situazione di grande disagio e di evidente disorientamento identitario. Ma del resto, è Fini che lo ha voluto, distanziandosi dai valori propri della destra italiana, che certo non coincidono con i suoi valori, benché lui sia convinto del contrario. Perché &#8211; se ancora non si è capito &#8211; Fini pare davvero sicuro che lui e la destra siano interscambiabili. Pia illusione&#8230; Fini non rappresenta che se stesso, e non certo la destra che rimane tutta interna la PDL.<br />
Settembre, qualunque sia l&#8217;opinione, sarà il periodo degli esami di recupero. Vedremo se davvero FLI (Futuro e Libertà per l&#8217;Italia) sia stato solo un acquazzone estivo, oppure un vero presagio di tempesta. Quello che è certo è che &#8211; secondo i commentatori più attenti &#8211; Fini e Berlusconi ormai sono distanti&#8230; troppo perché FLI venga riassorbito dal PDL. Eppure, se i finiani manterranno la promessa di sostenere incondizionatamente il governo, e dunque manterranno fede al patto con gli elettori, questa distanza non ostacolerà la prosecuzione della legislatura. Altrimenti, il voto sarà inevitabile, e Berlusconi pare averlo capito: meglio il voto subito che il logoramento dei finiani che vogliono solo prendere tempo per preparare le loro truppe. Una strategia questa che non è igienica per un grande partito come il Popolo delle Libertà.  Ma non lo è soprattutto per la nostra democrazia che non ha bisogno di governi dei ribaltoni, ma di governi sostenuti dal consenso popolare.</p>
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		<title>Quando il cattocomunismo ci prende per babbei</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 07:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Jester</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi è mai capitato di avere a che fare con un negoziante petulante e insistente? Uno di quelli che quando entrate nel negozio tenta in ogni modo di indirizzarvi su un prodotto diverso da quello che intendete acquistare? E per farlo inizia a decantarvi le virtù del prodotto, omettendo che costa molto di più e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/06/palazzo_governo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6878" title="palazzo_governo" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/06/palazzo_governo.jpg" alt="" width="204" height="202" /></a>Vi è mai capitato di avere a che fare con un negoziante petulante e insistente? Uno di quelli che quando entrate nel negozio tenta in ogni modo di indirizzarvi su un prodotto diverso da quello che intendete acquistare? E per farlo inizia a decantarvi le virtù del prodotto, omettendo che costa molto di più e che magari è pure di scarsa qualità (ma siccome il profitto è maggiore&#8230;). E quando voi gli obiettate che non vi interessa e che volete quello che avete già scelto, lui vi guarda con aria di compatimento, per continuare a insistere, dandovi sottilmente dell&#8217;ignorante e del babbeo. Be&#8217;, diciamo che la politica dei cattocomunisti italiani (non ancora del tutto estinti) è pressapoco quella del negoziante in questione: voi avete scelto un presidente del consiglio e una parte politica per governare l&#8217;Italia, e loro prima stanno lì a massacrarvi l&#8217;esistenza, tentando di convincervi che siete dei babbei perché avete scelto l&#8217;uno e l&#8217;altro della parte sbagliata (il centrodestra <em>of course</em>), e poi, davanti al primo accenno di crisi istituzionale, non è che diano atto che la palla deve ritornare a voi, elettori.  No! Insistono, cercando di convincervi che è meglio l&#8217;ammucchiata istituzionale prima di andare al voto, perché conviene di più, perché è per il vostro&#8230; nostro bene. Perché è la regola delle istituzioni ed è così che devono andare le cose. E perché, ancora una volta, è il formalismo che deve trionfare sulla sostanza. E&#8217; la burocrazia istituzionale che deve prevaricare la volontà popolare, o meglio il diritto del popolo di scegliersi i suoi rappresentanti.<br />
Veniamo trattati davvero da babbei. Mentre chiediamo con insistenza quello che è nei nostri diritti &#8211; sceglierci chi deve governarci &#8211; il negoziante cattocomunista ci convince del contrario. Tenta di persuaderci che è meglio che decida lui al nostro posto. E del resto, perché rivendicare il diritto di scegliere, quando c&#8217;è lui pronto, sotto forma di partito bonario e buonista (magari di sinistra e anche un po&#8217; centrista), ad agire per noi? Un partito che stabilisce quel che è giusto o sbagliato in nostra vece dalla culla alla bara.  E allora perché perdere tempo a votare, quando c&#8217;è lui che sa tutto e vede tutto, e che soprattutto vuole proteggerci da noi stessi e dalla nostra dabbenaggine? Governo, Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Giudici Costituzionali, CSM&#8230; Sceglie tutto lui. Noi dobbiamo solo stare a guardare senza diritto di parola.<br />
Naturalmente, ogni tanto il contentino c&#8217;è. Come per l&#8217;adolescente al quale il papà fa provare l&#8217;auto nel vicolo: giusto l&#8217;innesto della prima marcia, poi stop&#8230;  Un contentino di cui non si può fare a meno. Nel caso del negoziante  dell&#8217;esempio, trattasi della promozione prendi tre e paghi due. E se il negoziante è quello cattocomunista: trattasi di voti dati e non rispettati. &#8220;<em>E&#8217; la promozione istituzionale</em>&#8221; ci viene bonariamente e paternalisticamente spiegato, magari con la pacca sulle spalle e con l&#8217;aria di sufficienza che sembra dire &#8220;<em>siete proprio dei babbei</em>&#8220;. Si vota una volta ogni tanto, ma come popolo avremo la possibilità di avere più governi. Bella storia vero?  Qualunque cosa accada fino alla prossima scadenza elettorale, è lui il negoziante-papà-cattocomunista a decidere per noi quale prodotto elettorale confezionarci, indipendentemente dalle nostre scelte. Dunque possiamo anche scegliere il Governo A, che poi gli uomini della partitocrazia ci propinano il Governo B. E come in ogni promozione che si rispetti, il prodotto offerto è sempre di scarsa qualità, rispetto a quello prescelto che risulta ormai &#8220;esaurito&#8221;.<br />
Ma del resto questa è l&#8217;Italia della politica-discount, dove l&#8217;elettore-consumatore non ha grande voce in capitolo. Le regole (costituzionali-istituzionali) che ci hanno imposto sono infatti confezionate <em>ad hoc </em>per evitare che questa voce si levi troppo alta. Nel 1948 i signori del cattocomunismo l&#8217;avevano pensata davvero bene. Perché dare al popolo la possibilità di esprimere un Governo? Lasciamo che siano i partiti a intrallazzare e scegliere. Lasciamo che siano le segreterie che esprimono i più svariati interessi economico-politici a governare il nostro paese. Il popolo sfugge alle logiche del Palazzo, e il Palazzo deve rispondere a tanti di quegli interessi oligarchici che non può permettersi che sia il popolo a decidere. Per cui, niente possibilità per la gente di scegliersi direttamente il Governo che più gli aggrada: si accontenti di votare deputati e senatori, che poi ci penseranno loro &#8211; i negozianti bonari e cattocomunisti (come estensione di partiti e interessi vari) &#8211; a stabilire quando un Governo deve vivere o morire, quando una maggioranza deve governare o cadere. E quando il popolo deve votare oppure no.<br />
Questo rito ormai si ripete da sessantadue anni. Possono arrivare mille Berlusconi, nascere centomila centrodestra&#8230; Possono cadere diecimila repubbliche e possono scomparire mille PCI e DC, ma l&#8217;andazzo è sempre lo stesso. Lassù, nei Palazzi, sono loro i burocrati istituzionali che decidono per noi. Sono loro che scelgono al nostro posto. Ci considerano solo un principio formale (la sovranità appartiene al popolo&#8230;) in una Carta dove l&#8217;unico soggetto istituzionale che conta è la segreteria di partito (&#8230; che la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla legge). E non esistono leggi elettorali che tengano. Possiamo farne diverse e delle più fantasiose, ma sono sempre loro &#8211; i partiti &#8211; che decideranno per noi. Possiamo metterci pure il nome del candidato Premier nella scheda elettorale, che non servirà se non come contentino formale. Perché poi alla prima crisi governativa, la maggioranza e il Premier prescelti finiranno diritto nel cestino dei rifiuti, sostituiti prontamente da una maggioranza e da un Premier che nessun popolo ha scelto, perché scelti dalle segreterie che rispondono non già alla gente&#8230; a noi, ma a loro stessi quando gli va bene, o ai poteri oligarcici, quando gli va meno bene&#8230;<br />
&#8220;<em>Venghino, babbei, venghino! Maggioranze e governi a prezzi scontati! Venghino, voi scegliete l&#8217;abito istituzionale e noi scegliamo chi lo deve vestire!</em>&#8220;</p>
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		<title>Sondaggio Notapolitica.it: in picchiata FLI. Cresce il PDL</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 07:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Jester</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/08/sondaggio_2010-08-12.jpg"><img class="size-full wp-image-7488 alignleft" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="sondaggio_2010-08-12" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/08/sondaggio_2010-08-12.jpg" alt="" width="201" height="451" /></a>In questo periodo su ogni piattaforma web che parla di politica, in ogni  giornale e nei telegiornali le domande sono sempre le stesse: Futuro e  Libertà di Fini sarà capace di insidiare il PDL in una ipotetica  elezione? Di quanto consenso gode Gianfranco Fini? Qual è la sua forza  elettorale? Domande che difficilmente potranno trovare risposte certe  ora, perché solo il responso concreto dell&#8217;urna potrebbe dare le  certezze legate a una risposta incontrovertibile. Però è chiaro che,  seppur in termini orientativi e minimi, il sondaggio può sicuramente  aiutare a capire cosa pensano gli italiani della bagarre estiva,  dell&#8217;affaire Montecarlo, della diaspora PDL-Fini e della fine che ha  fatto il centrosinistra in questo scorcio d&#8217;estate.<br />
<a href="http://www.notapolitica.it/">Notapolitica.it</a>,  la nota piattaforma di informazione politica italiana, ha commissionato  qualche giorno fa un sondaggio a Spin Con (del quale vedete qui a  fianco l&#8217;immagine con i risultati elettorali) sulla forza elettorale  delle formazioni in campo, compresa Futuro e Libertà, alla luce della  recente cronaca politica e della decisione di Fini di staccarsi dal PDL  per fondare un proprio partito. E i risultati sono pressoché  sorprendenti. Diciamo ben al di sotto delle aspettative del Presidente  della Camera. Se si andasse ora a votare, FLI rischierebbe di non  superare la soglia del 3% se i risultati qui esposti fossero  sovrastimati. E se non lo fossero, be&#8217; allora l&#8217;insidia di Fini sul PDL  equivarrebbe comunque a quella di un cespuglio.<br />
Ma vediamo  nel dettaglio i risultati elettorali del 12 agosto, rapportati al  precedente sondaggio del 5 agosto. Partiamo dal PDL. Il sondaggio  precedente di Spin Con – quello del 5 agosto – dava il PDL al 30,1% con  FLI praticamente che volava al 6,6%. La Lega – nel risultato precedente –  si fermava al 11,3%; nel risultato del 12 agosto ha guadagnato uno  0,2%, passando al 11,5% (nell&#8217;immagine c&#8217;è un errore). Dicevamo di  Futuro e Libertà. Ebbene, la formazione di Fini – si è detto – il 5  agosto schizzava al 6,6%, ma il risultato non è rimasto tale per molto.  Il 12 agosto, infatti, FLI perde ben 2,4 punti percentuali, assestandosi  oggi al 4,2%. Un risultato ben al di sotto delle aspettative per un  partito che mira a raggiungere il 10% dei consensi (pura fantascienza!).  Tiene invece l&#8217;UDC, che nel giro di una settimana perde appena lo 0,1%  dei consensi, passando dal 5,3% al 5,2%.<br />
Sul lato  sinistro, il Partito Democratico guadagna qualche punto. Nel sondaggio  del 5 agosto viaggiava al 25,4%; nel risultato successivo si assesta al  25,8%. Cresce – anche se di poco – pure l&#8217;IDV che passa dal 6,6% al  6,7%. Questo a dimostrare che se si sceglie il giustizialismo, si  preferisce nettamente l&#8217;originale (Di Pietro) e non la sua fotocopia  (Fini). Per quanto riguarda i cespugli sinistri, pressapoco i dati  statistici rimangono sostanzialmente invariati (Comunisti italiani), con  la formazione del comico Grillo che passa dal 0,9% al 1,4%. Anche i  radicali rosicchiano qualche puntolino: appena lo 0,2%, assestandosi al  1,6%. Nulla se si pensa allo sbarramento del 3% per entrare in  Parlamento.<br />
Prima di chiudere facciamo una riflessione  sull&#8217;ipotetico terzo polo (UDC+FLI+APL). Se esistesse e davvero si  coalizzasse per promuoversi a guida del nostro paese, a malapena  riuscirebbe oggi a raggiungere il 10%, contro il 44,6% di PDL-Lega-La  Destra e il 32,5% di PD-IDV. Insomma, con questo sistema elettorale (che  guarda caso qualcuno vorrebbe cambiare), nulla da fare per il terzo  polo. Si andasse a elezioni adesso, probabilmente il centrodestra la  spunterebbe ancora, nonostante Fini e nonostante la massacrante campagna  mediatica antiberlusconiana di questi ultimi due anni. Ma chiaramente  questa è un&#8217;eventualità assai remota, visto che Napolitano pare  orientato – se dovesse cadere il Governo – a tentare la strada del  governo tecnico. Una manna per gli attendisti e per chi deve prendere  tempo per prepararsi alla competizione elettorale, passando magari per  le stanze di Palazzo Chigi&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;economia della Cina supera quella del Sol Levante</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 15:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Jester</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iljester.it/wp-content/2010/08/cina_-_lavoratori.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7475" style="margin-top: 4px; margin-bottom: 4px;" title="cina_-_lavoratori" src="http://www.iljester.it/wp-content/2010/08/cina_-_lavoratori.gif" alt="" width="200" height="161" /></a>Solo di qualche miliardo di dollari. Per essere precisi, nel secondo trimestre, 1.336,9 miliardi di dollari cinesi contro 1.288,3 miliardi di dollari giapponesi. Il Giappone è ancora in testa per quanto riguarda il dato annuo, ma è solo questione di tempo e la Cina comunista nell&#8217;anima ma supercapitalista nel portafoglio decreterà la sua vittoria sul liberale Giappone e inizierà a tallonare gli USA, ancora sono al primo posto per PIL prodotto.<br />
Un risultato impressionante che parte all&#8217;incirca dieci anni fa, quando l&#8217;economia cinese iniziò a crescere a ritmi vorticosi e la produzione del comunismo più grande del mondo cominciò a &#8220;inquinare&#8221; le economie di mezzo mondo con beni di scarsa qualità, ma dal prezzo incredibilmente accessibile, prodotti chissà dove e chissà come, e chissà a quale prezzo umano; prodotti capaci di fare una feroce concorrenza ai beni nostrani, uccidendo peraltro il tessuto economico di molte economie più deboli, compresa quella italiana: il mondo della produzione terzista nel nostro paese è ormai praticamente scomparso grazie soprattutto ai cinesi. Perché è bene dire che per la Cina non importa la qualità, importa la quantità, e i cinesi sono bravi nel produrre ingenti quantità di beni di consumo, copiandoli e rivendendoli nei mercati esteri attraverso i canali della grande distribuzione e dei negozi a mandorla che ormai infestano &#8211; almeno qui in Italia &#8211; ogni paese e città. Per non parlare dei semilavorati per le produzioni. Le aziende di mezzo mondo oggigiorno si servono dei prodotti cinesi per confezionare i loro  e mandano al diavolo aziende storiche che solitamente si occupavano dell&#8217;incombente, decretandone il fallimento e creando di fatto sacche di disoccupazione allarmanti.<br />
Lascia perplessi e fa paura questa incredibile crescita cinese. Non è sicuramente una crescita normale. Un paese che fino a ieri era tendenzialmente agricolo e rurale, povero e arretrato, e che oggi, improvvisamente, diventa una potenza economica che insidia persino il primato USA, è un paese che fa paura. La sua crescita non rispetta i tempi (troppo veloci) e non rispetta il contesto sociale nel quale un&#8217;economia di mercato si sviluppa in modo sano e coerente: quello di una democrazia liberale. La Cina è &#8211; sappiamo &#8211; una dittatura comunista fra le più illiberali del mondo. E questo stride in modo allarmante rispetto alla sua economia rampante di stampo capitalistico. Il che lascia molti dubbi sulla onestà del capitalismo cinese, che per certi versi assomiglia moltissimo al capitalismo europeo e americano dell&#8217;ottocento: feroce, selvaggio, scarsamente etico e scarsamente rispettoso dei diritti umani. Con una variante fondamentale e determinante. Il capitalismo cinese è controllato da un regime che ha sposato la parte peggiore del marxismo-leninismo: il controllo dei mezzi di informazione, il controllo di molti mezzi di produzione strategici, la repressione dei diritti umani, la repressione di qualsiasi dissenso, e un disegno politico, dietro il rampantismo economico, che non mira semplicemente a conquistare la leadership economica del pianeta, ma anche quella politica.<br />
E&#8217; noto che dietro ogni potenza economica si cela una potenza politica. Se poi questa potenza politica è un regime comunista che non ha riguardo per la libertà delle persone, per i loro diritti fondamentali e per la democrazia, be&#8217; allora non è in pericolo solo il popolo cinese, già oppresso quotidianamente da un regime feroce, ma l&#8217;intera popolazione mondiale, la quale, attraverso i propri governi soggiogati e piegati dalla potenza economica cinese, potrebbero derogare o sorvolare su alcuni aspetti democratici propri o interni alla Cina. Pensiamo per un attimo a un creditore al quale il debitore deve dei soldi. Pensiamo all&#8217;ipotesi in cui il debitore anzidetto non sia sufficientemente ricco da restituire in una sola volta il debito contratto, perché il suo lavoro non basta per soddisfare il credito e contemporaneamente sfamare se stesso e la sua famiglia. E&#8217; chiaro che in questa situazione, il debitore si troverà soggiogato e condizionato dal creditore, il quale potrà fare il bello, il brutto e il cattivo tempo&#8230; persino lo strozzino, se lo vuole. Se poi il creditore è uno Stato comunista e i debitori sono gli stati democratici e liberali, possiamo ben immaginare quale sia il pericolo per questi Stati e per i popoli che rappresentano, noi compresi.<br />
Non possiamo ignorare questa terribile eventualità. Non possiamo diventare debitori eternamente insolventi di un regime illiberale. Come ho anticipato prima, a un attento osservatore non sfugge l&#8217;impressione secondo la quale la Cina non solo ha scalato l&#8217;economia mondiale per giungere in vetta e piazzare la propria bandierina in cima, ma attraverso i propri fondi sovrani (fondi sovvenzionati dallo Stato cinese), stia tentando di scalare il debito pubblico e privato di molte economie importanti, tra cui quella italiana, e soprattutto quella statunitense, per dettare poi la propria legge. Poiché tale operazione fa di queste economie i primi e più importanti debitori della Cina, la quale, a questo punto, potrà decidere in casa d&#8217;altri non solo in materia economica, ma  su ogni materia che tocca più o meno da vicino gli interessi cinesi nel mondo, compresa la questione tibetana e il rispetto dei diritti umani, la proliferazione nucleare, il clima e in generale la strategia politica mondiale. Arriverà il giorno in cui il Presidente USA dovrà chiedere il permesso ai cinesi prima di fare qualsiasi mossa politica o semplicemente per accendere il fuoco di un barbecue nel prato della Casa Bianca. E questo sicuramente non è una prospettiva allettante.<br />
Ecco perché il mondo occidentale e quello americano dovrebbero rivedere profondamente il loro rapporti economico-politici con la Cina. Dovrebbero soprattutto attuare tutte quelle misure atte a impedire che il capitalismo selvaggio di un regime comunista, che opera senza alcun supporto democratico e nella costante violazione delle libertà fondamentali dell&#8217;uomo, possa davvero condizionare la politica e l&#8217;economia di mezzo mondo. Altrimenti, le nostre costituzioni, i nostri diritti conquistati con il sangue e con le guerre, con i sacrifici e con il duro lavoro, saranno solo involucri formali, epitaffi a futura memoria, poiché, volenti o nolenti, i nostri destini si decideranno altrove&#8230; lontano, e precisamente nelle stanze di un oscuro politburò comunista pechinese&#8230;</p>
<p><em>Avviso al lettore: ricorda, questo articolo che hai appena letto, in Cina verrebbe censurato.</em></p>
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