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Castro: il comunismo non funziona più… neanche a Cuba

13 10 settembre 2010 | Politica | Permalink

Dopo cinquant’anni, e in ritardo di venti dalla caduta del muro di Berlino, l’ottuagenario Fidel Castro, il duro e puro del socialismo reale, l’ultimo vero dittatore comunista nel mondo (gli altri sono solo dei pallidi imitatori, a esclusione dei cinesi che però concepiscono il comunismo in un modo tutto loro), dichiara laconicamente in un’intervista alla rivista The Atlantic che il comunismo non funziona più neanche a Cuba.
Una curiosa affermazione quella del lìder maximo, che però non lascia affatto stupiti: sarà la vecchiaia, sarà che in questi quattro anni di assenza dalle scene, il rivoluzionario per eccellenza ha realizzato che Marx e Lenin non imunizzano dalla morte e la malattia, sarà che il popolo cubano muore di fame e manda le ragazzine a prostituirsi nelle strade… Insomma sarà tutto questo e magari anche internet che aggira la censura, Castro ha finalmente preso in considerazione che il socialismo reale non ha senso essendo ormai acclarato come la più grande e grave truffa della storia dell’uomo.
Certo, il vecchio Fidel non vuole bere l’amaro calice fino in fondo: afferma sì che il socialismo cubano non è più l’unica alternativa alla morte (“O socialismo o muerte“, urlavano i rivoluzionari cubani), ma comunque chiarifica che la pianificazione statale rimarrà, che la proprietà privata non sarà riconosciuta. Afferma semplicemente che la riforma portata avanti dal fratello Raul affiderà in gestione piccoli negozi ai loro dipendenti, ma “rimarrà la pianificazione centralizzata: la proprietà non sarà consegnata ai dipendenti“. In altre parole, lo stato cubano continuerà a controllare l’economia e non verrà istituita la proprietà privata.
Un piccolo spiraglio sicuramente, per dare maggiore ossigeno al rottame cubano, che presagisce future riforme in senso liberista, le quali – a mio parere – saranno davvero attuabili una volta che il dittatore dipartirà da questa valle di lacrime. Del resto, Raul Castro, pare molto più accomodante rispetto al fratello, e sono convinto che anche il rapporto con gli USA siano notevolmente migliorati da quando è lui a muovere le leve del potere.
Tuttavia, nonostante queste “aperture”, il problema maggiore rimane sempre la totale carenza di democrazia. Il rischio per Cuba è che si trasformi in un paese, ispirato al modello cinese, ma senza l’operosità dei cinesi. Sappiamo bene infatti che la Cina tuttora è retto su un modello di governo comunista, nonostante abbia ormai aperto le porte al capitalismo. Questo ha creato un sistema ibrido dove impera il capitale, senza il contrappeso delle garanzie democratiche. Il lavoratore cinese in questo caso è quasi privo di tutela, e non mancano gli abusi.
Ecco, Cuba rischia di diventare come o peggio della Cina. Il più grave pericolo è che una (futura) apertura nei confronti del liberismo senza una profonda riforma dello Stato in senso democratico, aumenti ancor di più lo sfacelo, creando una società profondamente diseguale, dove convivono pochi ultra ricchi e moltissimi ultrapoveri. Oggi a Cuba ci sono solo ultrapoveri e i burocrati di Fidel Castro, che vivono nel privilegio di appartenere alla casta del capo assoluto.
Per ora, comunque, prendiamo atto del fulmine che ha colpito il lìder maximo sulla via per Damasco. Non sarà stata una gran rivelazione, perché bastava leggersi un sussidiario di storia per capire che Cuba non sarebbe andata molto lontano con le panzane marxiste-leniniste, ma – come si suol dire – meglio tardi che mai…

Autore: Il Jester » Articoli 1411 | Commenti: 2325

Il Jester è un blog di politica, attualità, cultura e diritto online dal 2007.

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  • Mario Giacobbo

    Gentile “Jester” qui nessuno sostiene che Cuba e Cina siano paradisi in terra. Io, se lei permette, vorrei parlare seriamente di un argomento. Parlare di FATTI, non di idee che io e lei ci siamo fatti leggiucchiando qualche articolo di quotidiano.
    Per fare ciò però dobbiamo circoscrivere il discorso. Lei parla di generiche repressioni. Poi insinua citando nell’ordine “Tienamen, i Loagai, le esecuzioni di massa, i prigionieri politici cubani e cinesi, i dissidenti, il Tibet, la feroce censura, le centinaia di migliaia di morti, le scomparse di cittadini ecc. ecc. “, dimostrando di non avere la ben che minima idea di quello che è la Cina REALE ma soprattutto di essersi creato questa idea lugubre e sinistra in maniera veramente superficiale.

    La riforma elettorale che Chavez proponeva semplicemente cancellava il limite alla rieleggibilità, che in molti “paesi democratici” non esiste: francamente nulla di scandaloso.

    e poi, quale radio avrebbe fatto chiudere?

    • Il Jester

      Parlare di fatti! Finora io ho solo letto ideologia… opinione. Ha davvero un’alta cosiderazione delle sue idee da considerarle addirittura dei fatti. I fatti sono ben altri che parole scritte in un commento. Almeno io ammetto che il mio è un blog di opinione, non di fatti. Ma lei… Suvvia. Fatti!!! I fatti sono migliaia di testimonianze di dissidenti, fotografie, video, documenti, atti, azioni. Questi sono fatti, non le parole di un signor Mario Rossi qualsiasi. Si ridimensioni, e il confronto sarà più interessante.
      Chavez ha fatto una riforma che qui in Italia sarebbe stata considerata “fascista”. Per molto meno, Berlusconi è considerato fascista. Dunque non prenda in giro gli altri e se stesso. Sulle radio, legga qui: http://www.agendacomunicazione.it/?id=4158&tsd=1. Guardi che belle leggi contro la libertà di stampa e di opinione ha tirato fuori il signor Chavez… al confronto la legge sulle intercettazioni è una pacca sulle spalle!!!

  • Mario Giacobbo

    lei evidentemente ha i paraocchi. parliamo di fatti e parliamo dall’unica cosa concreta che ha scritto: il link che ha postato che rimanda a un articolo che a sua volta rimanda a una fonte, per lei autorevole: Reporters sans Frontier.
    ora parliamo di FATTI. RSF è la stessa organizzazione che sostiene che a Cuba sia vietato per i cubani connettersi a internet. ora immagino che lei conosca la blogghera Yoani Sanchez, cubana, residente a Cuba, che regolarmente e liberamente pubblica, scrivendo da Cuba su un sito leggibile da Cuba contro il governo di Cuba: RSF dice una cosa, questa cosa è smentita da un FATTO e da questo ne possiamo ricavare un altro fatto: RSF mente. Che RSF menta, almeno in quell’occasione è un FATTO, non c’entra nulla l’ideologia.

    “I fatti sono migliaia di testimonianze di dissidenti, fotografie, video, documenti, atti, azioni. ”

    quali? di che parla? vediamo di circoscrivere il discorso : solo così possiamo verificare se queste testimonianze, fotografie, video esistono veramente e cosa provano, se provano qualcosa.

    • Il Jester

      Mi spiace ma una rondine non fa primavera. Una presunta blogger libera non smentisce nulla. Anzi, per certi versi potrebbe persino confermare la regola; potrebbe essere semplicemente una forma di propaganda di regime, per dimostrare una libertà che non esiste nel concreto. Non prendiamoci in giro. Lei non fornisce fatti. Fornisce opinioni (di un altro blogger peraltro) e dal forte sapore ideologico: non accetta l’idea che Cuba sia un regime illiberale, che ha creato danni e povertà e che tiene la popolazione in uno stato di costante indigenza, prostrazione e umiliazione. Non accetta l’idea che a Cuba i diritti umani vengono violati ogni giorno e in mille modi diversi, e che esprimere un’opinione contro il regime è un reato e viene punito con il carcere.
      Sul resto, è lei che deve fornire fatti; finora ho visto solo parole. Io faccio solo opinione. Il Jester non è un organo di informazione. E’ un blog.

  • Mario Giacobbo

    mi rallegro poi del suo paragone con l’Italia: mi fornisce un eccellente “assist”.
    in Venezuela non si è fatto nulla di diverso in Italia, dalla fine degli anni 60 fino agli anni 90: chiudere radio e televisioni che trasmettevano senza licenza statale (tra queste molte “antigovernative” come Radio Aut: anche questo è un FATTO, è storia. Se questo è antidemocratico lo è per il Venezuela come per l’Italia, se per questo il Venezuela non è uno stato democratico, per questo l’Italia non è uno stato democratico.
    a maggior ragione poi per quel che riguarda l’abolizione del divieto di rielezione. Berlusconi non avrebbe potuto abolire nulla visto che in Italia non esiste nessun divieto di rielezione nè per il ruolo di Presidente delle Repubblica nè per quello di Presidente del Consiglio. Questo forse è poco democratico?
    di cosa accusa Chavez?

    • Il Jester

      Un solo appunto: da noi non esistono questi limiti, perché la nostra non è una repubblica presidenziale, e il Governo è solo un’appendice del Parlamento dal quale deve ottenere la fiducia e mantenere la fiducia della propria maggioranza. Un meccanismo che limiti la rielezione del Presidente del Consiglio nel nostro pastrocchio costituzionale sarebbe stato come sparare sulla croce rossa: ridicolo. Il Presidente del Consiglio è solo un “primus inter pares”. Non ha reali poteri di governo: il governo da noi è collegiale e deve essere – come ho detto – adeguatamente supportato dal Parlamento. Altrimenti cade. Discorso quasi identico per il Presidente della Repubblica, privo di sostanziali poteri, è solo una figura di rappresentanza. Il paragone che ho fatto poco prima era di banale equivalenza.
      Sulle radio e le TV non paragoni il regime illiberale che è stato instaurato in Venezuela con una repubblica democratica come l’Italia. Una cosa è chiudere una radio o una TV che viola la legge sulle concessioni delle licenze e con una procedura che tiene conto dei diritti degli interessati che possono fare ricorso, visto che viviamo – se lei non se ne è accorto – in uno Stato di diritto (mica in Iran, a Cuba, in Cina, Birmania, Corea del Nord o appunto in Venezuela!). Altra è chiudere brutalmente (oscurare) una emittente, perché sgradita al regime, con la scusa di presunte irregolarità. L’articolo parla chiaro, ma lei evidentemente non l’ha letto. Il primo è il caso italiano; il secondo quello venezuelano.

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