La controffensiva è già iniziata, e del resto, come si suol dire, chi la fa l’aspetti. E Repubblica e i suoi amici rossi e rossicci del “libero” giornalismo nostrano ne hanno fatto tante in questi mesi, alimentando casi e scandali ad arte contro il premier e il governo, e propinandoci poi a iosa indigesti predicozzi moralizzatori. E nel farlo, peraltro, hanno persino chiesto aiuto alla Chiesa, massima autorità morale in Italia e nel mondo. E ciò – perdonatemi – appare davvero strano e paradossale, poiché i cosidetti difensori del laicismo e della non ingerenza delle autorità ecclesiastiche nelle vicende italiane, alias i sinistrati, oggi gridano a gran voce una richiesta di condanna ecclesiastica contro il cavaliere e le sue – ancora presunte – compagnie femminili. In tal caso, la sinistra giornalistica e politica, ha evidentemente voluto fare un’eccezione alla regola del rigore laicista del nostro Stato. Forse perché le fa comodo, come le ha sempre fatto comodo strumentalizzare la Costituzione, la nostra carta fondamentale, per i propri fini: così un giorno la carta costituzionale è fondamentale e deve essere osservata rigorosamente (vedi art. 70 e ss. Cost.), un altro giorno non ha alcun valore (vedi art. 27 Cost.).
Ha ragione l’Osservatore Romano quando dice che “c’è chi vorrebbe una Chiesa sempre pronta alle pubbliche condanne, invece che alla cura individuale delle coscienze. Almeno in alcuni casi particolari, perchè in genere le prese di posizione pubbliche della Chiesa sui comportamenti sessuali sono criticate con forza, in quanto considerate indebite ingerenze alla Chiesa. In altre parole, si chiede proprio il contrario di quello che è un comportamento morale: la condanna del peccatore, ma non del peccato. Questo sì sarebbe una prova di nichilismo e di coinvolgimento partigiano in vicende politiche contingenti: proprio quello che invece Benedetto XVI e il cardinale Bertone cercano di evitare” (fonte: Il Giornale).
Ed è vero. In Italia la politica di sinistra ha sempre protestato e denigrato le “indebite” ingerenze della Chiesa nella vita politica del nostro paese, salvo il caso in cui queste ingerenze possano tornare utili alla causa: promuovere un’immagine morale e moralizzante dei vari Franceschini & C., contro i difetti della destra e del centrodestra. Così ecco che dinanzi ai peccati berlusconiani, la Chiesa deve… ha il dovere morale di intervenire, mentre non ha il diritto di farlo quando la “santa” sinistra non lo ritiene oppotuno (es. bioetica), o quando i peccati riguardano i suoi esponenti. Da qui lo scandalo per l’iniziativa de Il Giornale, il quale ha semplicemente reso vero il detto cristiano “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. E si sa, in Italia chi crede di essere senza peccato è solo la sinistra (politica o giornalistica che sia), tanto che ella non si è mai fatta problemi nello scagliare pietre a destra e a manca (in verità più a destra!) pur di raggiungere il suo risultato, quello solito di sempre: la presa del potere attraverso la sistematica demolizione personale dell’avversario politico.
Passando a Berlusconi e alle famose dieci domande di Repubblica, il premier querela il quotidiano, adducendo il fatto che le domande, così come pubblicate ripetutamente, ogni giorno, sul quotidiano fondato da Scalfari, già di per sé inducano il lettore a ritenere che il premier non voglia rispondere e che dunque abbia effettivamente qualcosa da nascondere. E d’altro canto, mi sono sempre chiesto a che servono simili domande. Leggendole, peraltro, si ha l’impressione che si voglia comunque dare per certo un fatto che in realtà dovrebbe essere ancora accertato. E a mio parere, Berlusconi ha fatto bene a non rispondere: a certe domande si deve dare risposta in altra sede, e non certo in una (o a una) redazione simpatizzante per l’opposizione.
E a proposito di opposizione, oggi Franceschini, in vista della sua corsa alla segreteria del PD, è tornato alla carica e ha stigmatizzato la decisione del premier di querelare Repubblica, ironizzando sul fatto che ora Berlusconi dovrebbe denunciare tutti. Secondo il segretario del PD addirittura la condotta di Berlusconi è intimidatoria contro la libera stampa. E io giustamente mi chiedo quale sia questa libera stampa. Forse quella di Repubblica? Peraltro, cosa significa libera stampa? Montare casi contro una parte politica? Proporre domande che già contengono le risposte? E’ evidente che la sinistra italiana ha una strana concezione della libera stampa: è libera la stampa che si omologa alla sinistra, che la supporta e la sostiene. Il resto probabilmente non è stampa. Così, solo la stampa di sinistra può permettersi di creare gossip, aprire inchieste scandalistiche, additare il capo del governo come un personaggio amorale, ottenendo o pretendendo di ottenere per questo elogi e patenti di libera stampa per i suoi giornalisti; mentre chi la pensa diversamente non può fare nulla di tutto ciò, e se lo fa, rischia di essere additato come esponente di una stampa condizionata dal premier, e dunque stampa di serie B.
Intanto sul caso Boffo – il direttore di Avvenire accusato da Il Giornale di fare la morale al premier senza averne i requisiti (che peraltro ha dato il via alla polemica che coinvolge triangolarmente Berlusconi, la chiesa e la stampa italiana antiberlusconiana) – è intervenuta pure la CEI. Il cardinale Bagnasco ha duramente criticato l’articolo di Vittorio Feltri, ritenendolo un attacco vergognoso. Be’ che dire? E’ ovvio che la Chiesa in questo contesto si senta estremamente imbarazzata e la difesa del giornalista di Avvenire fosse d’obbligo. Perciò, quali saranno le ripercussioni della vicenda sulla posizione di Boffo al quotidiano della CEI lo si saprà solo più avanti, fra qualche mese, quando le acque si saranno calmate e i vescovi potranno valutare con maggiore attenzione la compatibilità della carica di direttore affidata a Boffo con la vicenda raccontata dal quotidiano di Milano. Non è pertanto da escludere un rimpasto nella redazione del giornale dei vescovi italiani.
Dal suo canto, Feltri pure oggi replica, sostenendo le ragioni della sua azione giornalistica e respingendo le accuse del direttore di Avvenire che l’ha definito un killer giornalistico. Peraltro, pare non intenda fare marcia indietro e anzi promette ai suoi lettori che continuerà a divulgare notizie sulla moralità di coloro che per mestiere o vocazione si sono assunti l’onere di pontificare su quella altrui (nello specifico, quella del presidente Berlusconi). Oggi è toccato a Boffo, domani chissà. Intanto, Libero, il giornale diretto da Maurizio Belpietro, svela alcuni retroscena sull’acquisto di un superattico da parte di Ezio Mauro, attuale direttore di Repubblica.
Ognuno per la sua strada dunque: la guerra moralista e moralizzante è stata dichiarata. Da una parte abbiamo i “paladini” della sinistra, i quali sostengono a loro modo le ragioni di una condotta morale che fino a ieri ritenevano appartenere a un conservatorismo bigotto e reazionario, salvo poi scoprire che questa poteva e può essere usata come arma contro Berlusconi; dall’altra coloro che non ritengono le azioni del premier così scandalose da indurre l’uomo di Arcore a dimettersi e farsi da parte nella politica italiana, come invece vorrebbero i sinistrati di ogni risma. Nel mezzo noi lettori e spettatori di un brutto, bruttissimo spettacolo, dove il rispetto per la privacy delle persone viene meno in nome di una moralità che giorno dopo giorno si sta rivelando sempre più ipocrita e più falsa di un soldo di cioccolato.
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mirko
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Davide
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